Mariano Tomatis, 13 dicembre 2016   

Il mistero dei numeri etruschi

Nel XIX secolo il glottologo Wilhelm Deecke riconobbe le cifre dall’uno al sei nelle parole incise sulle facce di una coppia di dadi in avorio scavati a Tarquinia. Ma qual era l’ordine con cui contava l’antico ed enigmatico popolo?

Nell’Ottocento chi vuole comprare un reperto etrusco si rivolge ai fratelli Campanari: la famiglia di antiquari si occupa di scavi archeologici tra Vulci, Tarquinia e Tuscania e annovera clienti illustri. Nel 1848 il duca Honoré Luynes acquista due pezzi molto curiosi: una coppia di dadi in avorio che, invece delle cifre da 1 a 6, presentano sulle sei facce altrettante parole – rispettivamente thu, zal, ci, sa, makh e huth. Nel 1862, quando li regala alla Biblioteca Nazionale di Francia (dove sono conservati tutt’ora), egli non immagina che i due reperti forniranno la soluzione di uno dei problemi numerici più intricati e appassionanti dell’etruscologia...

Il mio articolo “Il mistero dei numeri etruschi” dedicato alla matematica degli Etruschi continua su Mate N. 8 (2016), ora in edicola.

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