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Il mago e il cane

Giovedì 13 dicembre 2007 by Mariano Tomatis

Anticipo una delle mie risposte all'intervista concessa a Giacomo de Carlo per un suo libro, di prossima uscita, dedicato alla psicologia dell'illusionismo.

Qual è il ruolo della psicologia nel gioco di prestigio?

Una volta mi capitò di fare un gioco di prestigio ad un cane. Avevo una pallina in mano che tenevo sopra il suo capo. Quando la lasciavo cadere, il cane la seguiva con lo sguardo finché questa non toccava terra. Dopo aver lasciato cadere più volte la pallina per terra, conclusi che l'animale aveva una qualche rudimentale "percezione" della legge di gravità - per cui una pallina lasciata andare a sé stessa non si ferma a mezz'aria ma sceglie sempre la direzione verso il basso. Feci dunque una "falsa presa" e finsi di tenere la pallina nella mano destra chiusa sopra la sua testa (mentre la pallina era ormai nascosta nella sinistra). Quando aprii la mano, la testa del cane seguì la traiettoria che la pallina avrebbe dovuto percorrere e si spostò velocemente verso il basso. Ma quando vide che la pallina non c'era (un uomo avrebbe detto "era sparita"), tornò spaesato a guardare verso l'alto e piegò lo sguardo di lato più volte, mostrando uno stupore "canino" di una natura molto bizzarra, tale da creare una certa ilarità nei presenti.

Ignoravo del tutto le componenti cognitive che in quel momento stavano agendo all'interno del cervello del cane, ma fu un'esperienza profondamente rivelatrice, perché mi rendevo conto di aver "isolato" i pochi elementi fondamentali del "gioco di prestigio" grazie alla possibilità di confrontarmi con un modello di cervello molto semplificato rispetto a quello umano. Chiave dell'esecuzione era stata proprio la comprensione di un tipico meccanismo mentale dell'osservatore - in questo caso la rudimentale tendenza del cane a seguire con la testa la traiettoria verso il basso di un oggetto lasciato cadere da una mano. In qualche modo avevo dovuto fare mio il punto di vista dell'animale - "canizzandomi" per qualche istante e guardando il mondo attraverso i suoi occhi.

Poiché più in generale qualunque gioco di prestigio è una performance che ha un mittente e un destinatario, più è approfondita la conoscenza dei meccanismi psicologici dell'osservatore e maggiore è il numero e la qualità dei "metodi" che consentono di ottenere il risultato che si prefigge il prestigiatore: presentare fenomeni impossibili.

La psicologia ha un secondo ruolo fondamentale: proprio per la capacità che ha l'arte di parlare in modo subliminale all'inconscio di chi osserva - attraverso complesse attivazioni simboliche - conoscere questa dimensione della comunicazione significa conferire alla propria espressione un livello maggiore di profondità; ciò consente di attivare nello spettatore pensieri e sensazioni che trascendono la semplice esperienza estetica, diventando vere e proprie esperienze "spirituali", che affondano le proprie radici al centro stesso della natura delle cose, nel cuore misterioso di tutto ciò che esiste. Come scriveva San Paolo, "in un enigma osservato attraverso uno specchio".

Mariano Tomatis Antoniono, 13 dicembre 2007

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"Lost" e "Terror Island" di Houdini (1920)

Lunedì 3 dicembre 2007 by Mariano Tomatis

Nel giorno in cui in Italia comincia la terza serie di Lost, telefilm culto che racconta la storia di un gruppo di sopravvissuti su un'isola misteriosa, può essere curioso rievocare l'incursione di Harry Houdini nel genere letterario del robinsonade.

La parola "Robinsonade" deriva dal nome del protagonista del romanzo di Daniel Defoe, Robinson Crusoe (1719), e dal 1731 - quando venne utilizzata la prima volta da Johann Gottfried Schnabel nella prefazione del suo Die Insel Felsenburg - definisce il genere delle storie ambientate su un'isola deserta.

L'archetipo del protagonista costretto a sopravvivere in un luogo esotico lontano dai comfort della vita moderna è stato utilizzato in moltissime opere letterarie, cinematografiche e televisive: da L'Île mystérieuse (1874) di Jules Verne a L'isola del giorno prima (1994) di Umberto Eco, dal film con Tom Hanks Cast Away (2000) ai reality show Survivor e L'isola dei famosi.

Nel 1920 l'illusionista Harry Houdini prese parte come protagonista ad un film muto dal titolo Terror Island (L'isola del terrore) nei panni di Harry Harper, filantropo alla ricerca di un tesoro sommerso nei mari del Sud. Come in tutti gli altri suoi film, la trama è un pretesto per mostrare le sue fughe più famose: più volte, infatti, viene catturato dagli indigeni locali e legato nei modi più bizzarri, ed ogni occasione è buona per mostrare in pubblico le evasioni più sorprendenti. Qui una sua fuga "live":

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