Il capitolo che segue è tratto dal mio 2012: è in gioco la fine del mondo (Roma: Iacobelli 2010). Si tratta di un saggio divulgativo che usa il gioco come strumento di conoscenza.

Lo stesso libro può essere usato come antidoto contro il terrore millenaristico oppure come scherzo crudele: i capitoli dispari, infatti, sono folli vaneggiamenti che propongono esperimenti interattivi e coinvolgono carte da gioco, dadi, cracker, foglietti di carta... Ogni esperimento è un piccolo “rituale esoterico” attraverso cui determinare quando finirà il mondo. “Somministrati” ai vostri amici più creduli, li faranno saltare sulla sedia perché ogni rito confermerà il peggiore degli scenari: il mondo finirà il 21 dicembre 2012!

L’idea di “contaminare” i capitoli più seri con molteplici esperimenti interattivi, che fanno la parodia dei libri catastrofisti, mi è venuta leggendo Trucchi crudeli per gli amici più cari, scritto da Penn & Teller, tra i più geniali e irriverenti prestigiatori d’America.

La grande staffetta degli dèi

Per i Maya, il tempo era oggetto di un interesse smisurato. Tutti i monoliti e gli altari riportavano dettagliatissime informazioni sul giorno in cui erano stati eretti, e molti di essi segnavano in modo simbolico la fine di un periodo. Per imitare le loro usanze, oggi dovremmo innalzare ogni dieci anni un obelisco con le scritte 31 dicembre 2000, 31 dicembre 2010 e così via.

Come i nostri giorni della settimana, anche i loro erano dedicati ad alcune divinità. Noi abbiamo dedicato alla Luna il lunedì, a Marte il martedì, a Mercurio il mercoledì e così via; allo stesso modo i Maya utilizzavano i nomi degli dèi per battezzare i loro giorni: Ahau era il dio del Sole, Ymix la dea della Terra, Kan il dio del granoturco, Cimi il dio della morte...

Nelle rappresentazioni pittoriche, lo scorrere dei giorni era simboleggiato da una schiera di divinità che portava sulle proprie spalle le frazioni del tempo. L’esempio in chiave moderna suggerito da John E. Sidney Thompson (1898-1975) è particolarmente chiaro:

La data del 31 dicembre 1952 esigerebbe cinque portatori: il dio del numero 31 porta dicembre in spalla; il dio del numero 1 porta il millennio; il dio del 9 porta i secoli; il dio del numero 5 porta i decenni, quello del numero 2 porta gli anni. Alla fine della giornata c’è una pausa momentanea, poi la processione riparte; il dio del numero 31 con dicembre in spalla è sostituito dal dio del numero 1 che porta in spalla gennaio; il dio del numero 3 prende il posto e il carico del numero 21. (1) 

Lo scorrere del tempo era dunque una continua e ciclica staffetta, cui partecipavano contemporaneamente diverse divinità; alcune si alternavano giorno dopo giorno, altre percorrevano dei tratti più lunghi, ed erano innumerevoli i diversi incroci possibili tra gli staffettisti. In particolare, il calendario intorno al quale si organizzava la vita religiosa si chiamava Tzolkin, ed era composto da 260 giorni.

Il calendario Tzolkin

Se vuoi costruirti un calendario rituale da tavolo, da usare anche come calcolatrice con cui decifrare alcune pagine del codice di Dresda (vedi il prossimo capitolo), procurati cinque mazzi di carte francesi, composti ognuno da 52 carte. È importante che i dorsi dei mazzi siano tutti diversi l’uno dall’altro: utilizzeremo quindi carte di dorso giallo, rosso, verde, blu e nero. Le carte francesi sono composte da quattro semi (cuori, quadri, fiori e picche) ma poiché a noi servono venti semi, distingueremo le carte anche dal colore del dorso. Dunque un sette di cuori con il dorso blu si chiamerà “7 di cuori-blu”, mentre un tre di fiori con il dorso giallo sarà il “3 di fiori-gialli”. Alle figure assegneremo un valore numerico: i fanti corrisponderanno al numero 11, le regine al 12 e i re al 13; l’asso varrà 1.

Disponi le 260 carte nell’ordine indicato qui sotto verticalmente, a partire dalla freccia:

Partendo dalla prima colonna e incrociando ogni valore con il seme della sua riga, metti come prima carta l’asso di cuori con il dorso giallo (1 di cuori-gialli), seguito dal 2 di cuori con il dorso rosso (2 di cuori-rossi) e prosegui così lungo tutta la colonna. Poi spostati sulla seconda colonna e ricomincia dall’8 di cuori-gialli, ecc. Le ultime due carte del mazzo saranno quelle che sulla tabella compaiono in basso a destra: il 12 di picche-blu seguito dal 13 di picche-nere. Al termine del lavoro, avrai utilizzato tutte le carte dei cinque mazzi, e il grande mazzo ottenuto alternerà ciclicamente, uno dopo l’altro, tutti i valori dall’1 al 13, ma anche tutti i semi dal primo al ventesimo.

Quello che hai in mano è un calendario Tzolkin. Ognuna delle 260 carte corrisponde a un giorno del ciclo, e i Maya chiamavano i venti semi con altrettanti nomi di divinità:

La carta del 7 di fiori-rossi corrisponde al 7 Eb dei Maya: ogni giorno, infatti, era identificato da un numero e da una divinità. Per conoscere il nome del giorno seguente è sufficiente cercare nel mazzo-calendario la carta successiva: si tratta dell’8 di fiori-verdi, corrispondente all’8 Ben. Non è molto diverso da come contiamo noi i giorni: dopo lunedì 7 abbiamo martedì 8. I nostri numeri vanno da 1 a 30 (con qualche variazione in più o in meno dovuta al mese) mentre i loro vanno da 1 a 13; i nomi dei nostri giorni sono 7 (dal lunedì alla domenica) mentre i loro sono 20 (dall’Ymix all’Ahau).

L’asso di cuori a dorso giallo corrisponde all’1 Ymix

Puoi usare il mazzo di carte come calendario da tavolo: ogni giorno, allo scoccare della mezzanotte, prendi la carta in cima al mazzo e portala in fondo; così facendo, la prima carta del mazzo indicherà sempre il giorno esatto secondo il computo Tzolkin.

Lo stesso mazzo può funzionare come semplice calcolatrice: se oggi è il 6 di picche-nere (6 Ahau), che giorno cadrà tra una settimana? Se si dispone il mazzo in modo che la prima carta sia il 6 di picche-nere, sarà sufficiente sollevare un mazzetto di sette carte e portarlo in fondo: la nuova carta in cima sarà il 13 di quadri-rossi (13 Manik), corrispondente al giorno cercato.

Paolo Attivissimo ha in mano il 13 Manik, giorno dedicato dai Maya al dio delle bufale.


Note

1. John Eric Sidney Thompson, The Rise and Fall of Maya Civilisation, University of Oklahoma Press, 1954 (trad.it. La civiltà maya, Torino, Einaudi, 1994 [I ed. 1970], pp. 173-174).