Come fanno le organizzazioni criminali a controllare i risultati elettorali? Con un trucco da prestigiatore. È una delle rivelazioni di Roberto Saviano a “La Repubblica delle Idee”. Il sistema ha anche un nome. Nel gergo criminale, si tratta della “scheda ballerina” (1) .

Come spiega su Repubblica Laura Montanari,

La scheda ballerina è una scheda che si perde al seggio elettorale e viene usata per controllare il voto. Basta farne uscire una, tu metti in tasca la scheda già votata e vai al seggio, te ne danno una vergine, vai in cabina e te la metti in tasca e consegni poi quella già votata. (2) 

Il primo riferimento a questo principio, applicato alle carte da gioco, compare in un libro del 1593 a firma di uno scrittore casertano – tal Horatio Galasso d’Arienzo(3) 

Il metodo era offerto al lettore per scopi tutt’altro che criminali, mirando piuttosto a incantare i presenti con una dimostrazione di (apparente) lettura del pensiero (“Il giuoco da indovinare tre carte di sopra a tre montoni”.)

Horatio Galasso d’Arienzo, Giuochi di carte bellissimi di regola e di memoria, Venezia, 1593, p. 21.
Image provided by The Conjuring Arts Research Center, New York City.

Ogni trucco, però, ha il suo lato B – e non possiamo escludere che fosse usato per fini meno leciti. Ce lo suggerisce un libro inglese, pubblicato pochi anni prima, il cui autore scriveva per mettere in guardia il lettore – piuttosto che per addestrarlo all’arte magica. Nel 1584 Reginald Scot, tra le pagine di The Discovery Of Witchcraft, evitava il rischio di fornire strumenti illeciti, dicendo e non dicendo:

In questa sede dovrei anche far menzione di particolari frodi usate per le estrazioni a sorte. Ma ritengo di non doverne dare spiegazione per timore che gente disonesta ne possa fare abuso nei paesi del Regno, dove molte decisioni sono prese con tale metodo, e che si può praticare invece onestamente e lecitamente. (4) 

A segnalarmi il possibile collegamento tra l’affermazione di Scot e il trucco di Galasso è stato Mauro Ballesio, illusionista che ricorda l’uso dello stesso principio quando andava a scuola. Poiché l’insegnante di chimica estraeva a sorte la persona da interrogare, il metodo era utile per prevedere chi sarebbe stato estratto, in modo da minimizzare l’impegno nello studio:

Durante la prima estrazione, non senza una buona dose di rischio e sfacciataggine, lo studente incaricato del sorteggio prendeva segretamente due numeri, trattenendone segretamente uno per sé e consegnando l’altro al Professore. La prima interrogazione era sacrificale. Ma lo studente indicato dal secondo bossolo segreto (conservato preziosamente fino alla settimana successiva) poteva così “programmare” l’interrogazione sapendo per certo che sarebbe stato “magicamente” sorteggiato la volta dopo. Infatti l’estrazione seguente avveniva in modo simile alla prima, ma questa volta il solito incaricato introduceva la mano tenendo nascosto il numero “da forzare”, ne prendeva uno nuovo trattenendolo in segreto e consegnava quello vecchio al Professore, che infine interrogava quello studente che – senza essere sensitivo – già sapeva l’esito del sorteggio. (5) 

Reginald Scot aveva concepito il suo The Discovery of Witchcraft dopo aver assistito, in qualità di Giudice di Pace, a un processo di stregoneria a Rochester. I supplizi cui era stata condannata l’imputata Margaret Simons lo impressionarono al punto da spingerlo a intraprendere una vasta ricerca dei trucchi con cui produrre effetti straordinari, escludendo l’intervento diabolico oggetto delle accuse mosse alla povera strega.

Con la guida di un mago francese, tale Cautares, Scot realizzò quindi una monumentale opera sulla stregoneria che entrerà nella storia come il primo testo in lingua inglese ad occuparsi – indirettamente – di giochi di prestigio. Scritto con l’intento di mettere in guardia da un’applicazione troppo facile dell’aggettivo “diabolico” ai fenomeni magici, il libro subì le stesse conseguenze cui andavano incontro le streghe dell’epoca: re Giacomo VI di Scozia ne fece bruciare tutte le copie in circolazione. Alcuni esemplari si salvarono dai roghi, costituendo oggi un documento di inestimabile valore non soltanto dal punto di vista della magia teatrale: per l’epoca in cui venne pubblicato, si trattò di uno dei più illuminati tentativi di un uso della ragione in ambito giudiziario, ben due secoli prima dello storico Dei delitti e delle pene (1763) di Cesare Beccaria. (6) 


Note

1. Il termine ha dato il nome a un processo che ha coinvolto – tra gli altri – Nicola Cosentino: l’operazione “Il Principe e la scheda ballerina.”

2. Laura Montanari, “Saviano: «Vi racconto l’economia mafiosa dal narcotraffico al voto di scambio»”, repubblica.it, 7.6.2013.

3. Horatio Galasso d’Arienzo, Giuochi di Carte Bellissimi de Regola et Memoria, Venezia, 1593, p. 21.

4. Reginald Scot, The Discovery Of Witchcraft, Libro XIII, Capitolo 33, 1584.

5. Mauro Ballesio, “Mentalismo… di classe!” in Praestigiator.com, 7.11.2012.

6. Mariano Tomatis, La magia della mente, SugarCo, Milano 2008, capitolo 4.