Ogni magia racconta una storia e l’illusionista non è che uno storyteller con gli effetti speciali. Anche a lui si applica la dichiarazione dei diritti e dei doveri di un narratore proposta dai Wu Ming, in particolare la parte che smonta la sua pretesa superiorità (dove compare la parola “mago”, in origine c’era la parola “narratore”):

Il [mago] ha il dovere di non credersi superiore ai suoi simili. […] In fondo anche gli aspetti più ridicoli e da baraccone del [suo] mestiere […] si basano su una versione degradata del mito dell’artista, che diventa “divo” proprio perché lo si crede in qualche modo superiore ai “comuni mortali” […] Il fatto che [il suo] stereotipo […] susciti più sensazionalismo e abbia più peso della fatica di chi ripulisce fosse biologiche, fa comprendere quanto distorta sia l’attuale scala di valori. Il [mago] ha il dovere di non confondere l’affabulazione, sua missione principale, con un eccesso di autobiografismo ossessivo e di ostentazione narcisistica. La rinuncia a questi atteggiamenti permette di salvare l’autenticità dei momenti, permette al [mago] di avere una vita da vivere anziché un personaggio da interpretare per coazione. (1) 

Fare il mago, insomma, «è un lavoro peculiare, che può comportare vantaggi a chi lo svolge, ma è pur sempre un lavoro, tanto integrato nella vita della comunità quanto lo spegnere incendi, arare i campi, assistere i disabili etc.» (2) 

Una rilettura del genere si oppone a una visione plurimillenaria che ha visto nel mago una figura dallo status privilegiato, che dall’alto dei segreti che custodisce si colloca su un piano superiore – e da qui pretende di attingere lo stupore che elargisce. (3) 

In una recente intervista scrivevo che l’illusionismo, come la letteratura, può avere una dimensione marziale – e che tale forza sia ampiamente da esplorare. Ieri, partecipando al corteo torinese della manifestazione nazionale NoTAV, mi sono chiesto quale contributo specifico un mago avrebbe potuto dare alla lotta.

Come raccontare la sproporzione tra le azioni di sabotaggio da parte del movimento valsusino e le pene inflitte ai suoi componenti? Come puntare il faro sull’abisso tra lo spirito che anima i militanti e il continuo e coordinato massacro mediatico da parte di TV e giornali?

Let the Poker Free è un esempio di magia militante, nata dagli incontri e dalle impressioni raccolte ieri. Un tempo l’avrei condivisa con la comunità intorno al fuoco.

Oggi la mia voce e le mie mani possono raggiungere i compagni di viaggio attraverso YouTube e i social network, ma la responsabilità nei confronti del mio ruolo non è cambiata.

Let the Poker Free

Quella che segue è la parodia di un lezioso videotutorial per maghi. All’apparenza, una breve lezione sui fondamentali della magia. Alla prova dei fatti, tutt’altro. (4) 


Note

1. Wu Ming, “Appunti per una dichiarazione dei diritti (e doveri) dei narratori”, wumingfoundation.com, 1.9.2000.

2. Ibidem.

3. La magia si basa sul segreto: su esso fonda la sorpresa dell’atto magico; altro è il segreto che diventa strumento di autocompiacimento, recinto dietro il quale rifugiarsi per rivendicare la propria appartenenza a una casta sapienziale.

4. L’appello con cui si chiude il tutorial è disponibile qui in versione integrale. Una menzione speciale per il 5 di picche – che intorno al fuoco è il bardo stonato. Per i nerd, il principio su cui si basa la prima parte del gioco è analizzata dal punto di vista matematico nel mio “Laboratorio di magia e matematica”.