“Io credo nelle fate!” sosteneva Peter Pan, l’eterno bambino.

C’erano diversi bambini all’appuntamento “Magic Books”, pronti, come sempre, a stupirsi e a trovare la meraviglia in ogni cosa, ma anche numerosi adulti, evidentemente desiderosi di provare la più infantile e più bella delle emozioni. Nonostante il tempo inclemente che dall’afa è passato in una sola giornata a un autunno piovoso con raffiche di bora, la sala di Spazio Villas era gremita: Mariano Tomatis, illusionista e scrittore, tecnico dello stupore, iniettore di meraviglia come lui stesso si definisce, viene presentato da Roberto Bui, meglio conosciuto come Wu Ming 1, con cui Tomatis ha spesso collaborato (anche per la campagna No Tav) tanto che Loredana Lipperini (autrice, tra gli altri di Questo trenino a molla che si chiama il cuore, presentato a Pordenonelegge nel 2015) li ha definiti “fratelli”.

Tomatis è ospite del Lunatico Festival per parlare del suo ultimo libro, La magia dei libri, una breve ma intensissima e coinvolgente storia dei libri magici:

Prevedono il futuro, leggono nel pensiero, mutano d’aspetto al soffio, eseguono al volo calcoli complicatissimi, invadono la terza dimensione: autentici David Copperfield di cellulosa, ci sono libri che offrono a chi li sfoglia esperienze magiche.

Si tratta di libri manomessi, hacked books, e, contrariamente ai pirati informatici, scopriamo che i pirati di libri risalgono addirittura al 1500: i flick book “mutano d’aspetto al soffio”, e Tomatis prima ce lo dimostra lasciandoci a bocca aperta, poi ci spiega una parte del segreto, continuando a lasciarci stupefatti! Infatti, la meraviglia che questi libri provocano è dovuta principalmente a una manomissione delle pagine, pazientemente tagliate sui bordi. Poi ci sono i flap (aletta) book, che continuano la loro storia non voltando pagina ma aprendo finestrelle, tirando linguette; da qui ai libri che “invadono la terza dimensione” il passo è breve: nel 1525 Albrecht Dürer “aveva inaugurato il filone dei libri pop up, così chiamati perché i vari elementi balzano fuori dalle pagine” (p. 39).

Il libro pop-up che presenta una ghigliottina per le dita.

Un trucco che si usa tantissimo anche oggi, nei libri per i bambini: tanto utilizzato perché riesce sempre ad attirare l’attenzione stupefatta dei bimbi, ma credo anche delle mamme che glieli “leggono”. L’interazione con questi libri non è semplice come con quelli “normali” che devono soltanto essere letti: qui il lettore diventa esploratore attivo della storia e la pagina, non più soltanto scritta, diventa un palcoscenico. Bruno Munari, grande book hacker milanese, rende il libro un vero e proprio spettacolo interattivo, basti pensare al fantasma di Pepper, il trucco con cui veniva fatto apparire un fantasma su un palcoscenico, oppure sulla pagina di un libro.

E che dire dei fortune book? Affidandosi a una volvella (tipo il disco orario delle auto), mettono in discussione la linearità della lettura dando importanza alla casualità, facendo saltare il lettore da una pagina all’altra. “Prevedono il futuro, leggono nel pensiero”: questi libri erano usatissimi per qualunque problema: conoscere l’esito di un amore, il sesso di un bambino ancora nel grembo materno, e chissà cos’altro. Naturalmente le risposte erano vaghe, dovendo sembrare plausibili appunto per un’infinità di domande differenti, ma alcuni di loro ebbero un successo duraturo: da ricordare il dottore Federico Crisogono, oppure il napoletano Innocenzo Paribona con Il libro delle finte sorti: “un indovino tascabile dal funzionamento misterioso” (p. 56). Tutto era dovuto a una grandissima precisione nel coordinare domande e risposte, mescolata poi per confondere chi avesse cercato di trovare il nesso logico, in modo da infondere al responso un che di inconsapevole, misterioso e personale insieme. Uno di questi libri, ad esempio, è l’I ching, utilizzato anche da Wu Ming per scrivere 54; un altro, meno noto, è Il nobile e piacevole gioco intitolato il passatempo di Andrea Ghisi, talmente perfetto da rendere mentalista chiunque possa averlo tra le mani, a detta di Tomatis: il mentalismo è inganno totale, è gioco, è fascino. Curioso il paragone del nostro scrittore illusionista con il mondo contemporaneo dei numeri verdi: saltando da un numero all’altro (prema 1, prema 7…) si utilizza lo stesso procedimento di tanti libri di fortuna. Curioso anche un aneddoto storico: nel 1565 la censura dell’Indice, che naturalmente aveva preso di mira questi eretici volumi, si è lasciato sfuggire Le risposte di Leonora Bianca solo perché scritto da una donna, che quindi, non essendo stato preso in considerazione, è diventato così un raro fortune book sopravvissuto a causa della discriminazione. Generoso di particolari, ci fa sapere anche che l’editore del Passatempo e di Leonora Bianca è lo stesso: il veneziano Francesco Rampazetto.

Siamo quasi alla fine della serata, mancano ancora i flip books: i “libri che schioccano” perché per leggerli bisogna sfogliarli con il pollice. È così che si ottiene l’illusione del movimento, pagina dopo pagina, facendole scorrere veloci, le immagini sembrano muoversi, il treno (Tomatis ci riporta l’esempio di un piccolo flip book in vendita al Museo del Cinema di Torino) avanza verso di noi proprio come nelle prime sequenze cinematografiche dei fratelli Lumiere, circa quindici anni dopo. Non dimentichiamo, infine, i più moderni libri a pettine, ideati nel 1961 da Raymond Queneau: aumentando il numero delle volvelle, aumentano in maniera esponenziale le possibilità, così da ottenere dei veri e propri generatori di storie. A dire la verità, lo stesso principio era già stato utilizzato tre secoli prima da Mozart, che aveva realizzato un gioco musicale combinando circa 200 brevi melodie. Da questa idea nascono libri a capitoli mescolabili, libri multipli e ambigrammi (che possono essere letti in entrambi i versi).

Insomma, un numero altissimo di possibilità per manomettere libri e, di conseguenza, per creare stupore, ma la serata di Tomatis non era soltanto una mera storia dei libri magici e le parole finali del suo libro sono la miglior spiegazione:

Se magico è ciò che si distingue dall’ordinario, si staglia dal fondale del quotidiano e produce meraviglia, come mai è tanto raro vedere la magia associata alla contestazione dell’esistente, al pensiero critico sul mondo, alle prassi che aboliscono lo stato delle cose presenti?” (Wu Ming) A partire dalla definizione enciclopedica di “libro” abbiamo esplorato gli effetti magici che emergono quando si ha il coraggio di violarla: rifilando in modo irregolare le pagine, integrandolo con escrescenze cartacee e metalliche, frantumando il flusso di lettura, rimuovendo la rilegatura, facendone un cinema tascabile ecc. Lungi dal distruggerlo, ogni sabotaggio spalanca prospettive sorprendenti, celebrando simbolicamente la disobbedienza e il rifiuto dello status quo (pp. 95-6).

Entrate nel libriccino di Tomatis, sono solo novantasette pagine ma, vi assicuro, rappresentano uno spazio sterminato, reso ancor più piacevole da un modo di scrivere coinvolgente e a volte davvero divertente. Perdetevi nelle innumerevoli note, lasciatevi disorientare dal suo vastissimo sito www.marianotomatis.it in cui c’è anche abbondante materiale sulla “contestazione dell’esistente”, consultate la Biblioteca Magica del Popolo (direttamente dal suo sito) che lui stesso ha curato condividendo on line quasi duemila documenti e volumi magici, leggete L’arte di stupire scritto con Ferdinando Buscema ed entrate nel mondo del Magic Experience Design: sarete incantati e turbati, piacevolmente sorpresi e riempiti di dubbi sulla realtà che vi circonda.

Questa recensione è uscita su Il ponte rosso, n. 17, ottobre 2016, pp. 27-8. Scaricala da qui in PDF.