29 settembre 1840. I più grandi scienziati italiani si trovano a congresso nella città magica di Torino. Durante l’adunanza dei medici scoppia una polemica: i fenomeni paranormali dovuti al magnetismo animale sono realtà o frutto di inganno? Il dottor De Rolandis è incredulo: racconta che, qualche anno prima, una donna di Torino aveva usato dei volgari trucchi per simulare doti soprannaturali; “scoperto l’inganno, fu catturata”. Quelli che hanno prestato fede alle sue frottole sono “ciurmatori o zotici o creduli”. Il dottor Bonacossa reagisce irritato: non si può fare di tutta l’erba un fascio! Ha magnetizzato lui stesso quella donna, vedendola compiere prodigi. E nessuno l’ha mai imprigionata, essendo ella ospite del manicomio cittadino.

Ad assistere allo scontro c’è Jacopo Sanvitale (1785-1867), un uomo che brucia di curiosità per ciò che è insolito e meraviglioso, vivendo diviso tra l’amore per la letteratura e la passione per le scienze.

Il nome di Jacopo Sanvitale tra gli scienziati a congresso a Torino (Atti..., 1861, p. xliv.)

Nato a Parma, Jacopo è un ribelle dalla vita rocambolesca. Nel 1812 scrive un sonetto contro Napoleone. Leggendolo irritato, l’Imperatore ordina: «Imprigionate l’autore nel Forte di Fenestrelle e tenetelo in cella per un numero di mesi pari ai versi del sonetto.» (1) 

Travestito da donna, Jacopo riesce a fuggire dal carcere piemontese per prendere parte alla lotta per l’indipendenza dagli Austriaci. Arrestato e scarcerato più volte per attività eversive, trova il tempo per scrivere poesie, studiare agronomia e partecipare al congresso scientifico torinese. Tornerà nel parmense solo nel 1856; ospite della Rocca di famiglia a Fontanellato, vi morirà nel 1867.

Jacopo appare tra i settantaquattro avi esposti presso la spettacolare “Galleria degli antenati” della Rocca Sanvitale.

Jacopo Sanvitale ritratto da Gaetano Signorini.
Galleria degli antenati presso la Rocca Sanvitale, Fontanellato (PR)

Firmato da Gaetano Signorini (1806-1872), il suo ritratto è pensato per stupire: due cardini sul lato destro consentono di girare il quadro, svelando a sorpresa un sonetto firmato da Jacopo di suo pugno; una poesia in cui descrive se stesso, raccontando a parole quello che l’immagine comunica in modo silenzioso. (2) 

Il lato nascosto del ritratto di Jacopo Sanvitale.

È ormai anziano quando scrive, ma due pensieri continuano ad attraversarlo. Il primo è l’odio per l’oppressione contro cui lotta da una vita: un sentimento bruciante, che a tratti gli arrossisce il viso (“La guancia or mi si tinge, or si fa smorta”).

Il sonetto nascosto dietro il quadro e la sua trascrizione del 1916.

L’altro è il motivo per cui mantiene uno sguardo trasognante. La sua mente va allo stupore, da sempre coltivato attraverso gli studi; una carriera che lo ha fatto entrare in contatto con i lati più bizzarri della realtà, che nella poesia celebra con un’espressione memorabile: Jacopo Sansevero ha “pupilla” e “mente assorta” al pensiero “d’un incredibil vero”. (3) 

“...d’un incredibil vero”

Una piccola caccia al tesoro, aspettando il Festival “Stupire!”

Jacopo Sanvitale ti aspetta a Stupire! Il festival delle meraviglie. Dal 19 al 21 maggio 2017 vieni a incontrarlo presso la Rocca Sanvitale: riuscirai a trovarlo tra i 74 ritratti esposti presso la “Galleria degli antenati”? Un indizio: il suo è l’unico ritratto che non è fissato a un chiodo ma a due cardini!

Il cardine in alto a destra sul ritratto di Jacopo Sanvitale.


Note

1. Il sonetto incriminato e la sentenza napoleonica sono riportati in The Foreign Quarterly Review, vol. XXVIII, Chapman and Hall, Londra 1842, p. 391 (nota).

2. Il sonetto è trascritto in Camillo Pariset, “Autoritratti in versi” in Giornale Storico della Letteratura Italiana, Torino 1916, vol. 68, p. 268.

3. Grazie a Francesca Maffini e Angela Mezzadri per la consulenza storico-artistica.