Mariano Tomatis

L’universo è fatto di storie

La magia non è altro che tecnologia in anticipo sui tempi. Lo specchio magico di Biancaneve fu concepito secoli prima dei televisori ultrapiatti. Il tappeto di Aladino volò ben prima dei fratelli Wright. La lampada del genio si attivava strofinandola millenni prima che lo stesso gesto sullo schermo attivasse l’iPhone. Un’ottica interessante da cui osservare i Google Glass: quale antica (e magica) tradizione stanno sostituendo gli ultra tecnologici occhiali californiani?

Quando si indossano i Google Glass, la realtà “aumenta”: osservando un panorama, sulla cima di ogni montagna compare il suo nome, l’altitudine – ma anche il percorso migliore per scalarla e le previsioni del tempo. Un piccolo dispositivo proietta sulla lente informazioni ricavate da Internet che arricchiscono la scena in modo automatico.

Il brillante congegno promette sollievo da un’atavica insoddisfazione: la realtà fisica non ci basta. Osservando in silenzio un cumulo di pietre disposte in modo regolare, la curiosità si attiva spontanea: appartengono a un vecchio muro? chi e quando lo innalzò? cosa proteggevano queste pareti? a chi apparteneva il sudore di chi le eresse e difese? Il più minuscolo dettaglio del mondo fisico cela potenziali epopee, impalpabili ma in grado di “aumentare” drammaticamente l’esperienza del quotidiano.

“Il mondo è una wunderkammer”, scriveva l’editor del blog Boing Boing David Pescovitz – ma per portarne alla luce la meraviglia, la dimensione fisica non è sufficiente: abbiamo bisogno di nomi, storie, vicende che arricchiscano atomi e cellule di una sostanza verso cui nutriamo una sete inesauribile.

I Google Glass semplificano l’accesso a un patrimonio di informazioni che, da alcuni decenni, uomini e donne raccolgono e catalogano su Internet – concentrando in un singolo dispositivo figure in carne e ossa presenti nelle culture di ogni epoca: erano gli sciamani a interpretare i segni del cielo e trarne previsioni; erano i cantastorie a rievocare gli scontri epici avvenuti al di là del fiume; erano i cacciatori a indicare i percorsi migliori per attraversare la foresta incolumi. Ciascuna di queste abilità incorporava risvolti magici, fondandosi su conoscenze in grado di arricchire l’esperienza della comunità e contribuire alla sua crescita – materiale e spirituale. Ben prima che il colosso di Mountain View lanciasse i suoi occhiali, individui di ogni latitudine hanno contribuito ad “aumentare” la realtà percepita dai propri simili raccontando storie, elaborando teorie sul funzionamento del mondo e disegnandone mappe più o meno fedeli.

Riappropriandosi di una dote magica accessibile a chiunque (anche senza costosi gadget), una camminata spirituale può prendere spunto dai versi di Muriel Rukeyser, secondo cui “l’universo è fatto di storie, non di atomi.” Tale disposizione d’animo rende irrilevante la copertura di rete per il cellulare o la carica delle sue batterie: ci si mette in cammino per esplorare un’idea di “realtà aumentata” antica come il mondo, autenticamente wireless, che prescinde dall’elettronica e fa appello all’inesauribile energia della curiosità e della meraviglia. Ma se è vero che ogni pietra potrebbe nascondere universi narrativi, esistono luoghi privilegiati che agiscono da magnete, attirando storie e leggende insolite e sorprendenti. Il monte Musinè è uno di questi: porta di ingresso della perduta città di Rama; carta celeste per l’orientamento dei dischi volanti; prigione senza pareti per re Erode e il suo carro di fuoco; fulcro dell’azione di esilaranti prankster; colossale memorandum di un’equazione che riluce su uno dei suoi fianchi (TAV = MAFIE).

Incamminarsi lungo i suoi sentieri significa esporsi a un turbine psichedelico di vicende, tutte trascendenti rispetto ai dati fisici e oggettivi che una macchina potrebbe rilevare e rivelare. Unendo alla spontanea meraviglia evocata dalle altitudini quella che emerge dalle vicende nascoste dietro i suoi dettagli, queste pagine affrontano la salita al Musinè immuni dalle storie New Age preconfezionate – ma anche dal miope scetticismo: un’occasione per incoraggiare quella “credulità distaccata” così utile per affrontare il quotidiano con una consapevolezza al contempo lucida e incantata. Un laboratorio itinerante sulle orme della meraviglia, per affinare l’arte di stupire (e di stupirsi).

çTratto da Mariano Tomatis, Camminata spirituale sul monte Musinè, Torino 2014.

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