Mariano Tomatis

Meglio un incendio cosmico che il gelo di chi vi abita

Il 12 maggio 1978 al Teatro Erba va in scena “Da che mondo vieni?”: tre atti scritti da Mauro Macario, figlio del noto Erminio, insieme a Peter Kolosimo e Lino Aldani. La Stampa lo definisce

no spettacolo in cui si fondono astronomia, scienza, ufologia, ipnosi, fantamorale e fantapolitica […] [dall’]atmosfera surreale, ottenuta attraverso un commento di musica cosmica e un gioco di luci e proiezioni. […] Il tutto in un’impostazione di medio evo prossimo venturo. Un teatro di parola e di mistero. (1) 

L’atto di Macario è ambientato sul Musinè e si tratta dichiaratamente di una prosecuzione del film Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) di Steven Spielberg.

Stampa Sera, 12 maggio 1978.

L’autore spiega:

ono un ufologo convinto, seguo i fenomeni medianici e parapsicologici. Il mio è un atteggiamento di spiritualità laica, che nasce dalle ceneri di una religione fossilizzata e dalla saturazione del consumismo. La mia generazione, delusa dal rapporto con una realtà che non muta, cerca un’alternativa in questa tensione verso l’ignoto, nell’allontanamento da una concezione realistica della vita. […] La mia è una rivolta contro la concretezza e la realtà, contro ciò di cui tutti parlano con uguale gergo. Ho bisogno di quello che la politica, la chiesa, il consumismo non mi hanno dato. (2) 

“Pic-nic sul Musinè” racconta l’incontro di una coppia di annoiati borghesi con un immigrato extraterrestre (ET). Mentre l’alieno spiega le ragioni del suo viaggio intergalattico, l’unica preoccupazione dell’uomo è di ritrovare la strada verso casa:

ET – Io ero venuto per suggellare un patto d’amicizia interstellare fra le popolazioni dell’universo…
CLAUDIO – Amico, se non mi sai o non mi vuoi indicare la via del ritorno in paese, a me non me ne frega niente.
ET – La corporazione mi ha mandato per unificare questo pianeta a un programma d’armonia e di evoluzione, tu hai interrotto questo progetto.
CLAUDIO – Io? Io ho fatto, cosa?
ET – Il suolo di questa montagna era rovente, io venivo da un lontano gelo, i comandi autonomi del mio velivolo allora non risposero più a una morbida discesa sul vostro pianeta. Tu eri vicino a noi, alle falde della montagna. Per evitare di spegnerti con violenza – infrangendo seppur involontariamente il nostro codice d’amore – scaricai la potenza propulsiva del discoide e nel terrifragio fallimentare salvai te ma perì il mio compagno di missione. Ti chiesi aiuto con il metodo del grido telepatico, tu scappasti terrorizzato, vedendomi fra le braccia il mio compagno agonizzante. Tu scappasti mentre avevo bisogno del tuo aiuto.
CLAUDIO – Io… io… sì… è vero… ora ricordo. Mi ricordo di te; con il tuo compagno fra le braccia e un richiamo che non era un ordine, ma una implorazione, un’implorazione umana… Son corso verso la macchina e mi sono incanalato nelle strade verso la città. E non ne ho parlato con nessuno. Potevano prendermi per pazzo, deridermi…
ET – Finché ci sarà un essere incapace di affrontare la verità, altri moriranno. Morranno per il tuo silenzio, o per il silenzio di altri che ci hanno conosciuto e che si sono comportati come te: fuggendo la comunicazione.

Claudio reagisce rivendicando la supremazia della razza cui appartiene e cercando di convincersi che l’alieno non esiste. Non può esistere.

CLAUDIO – Sugli altri pianeti non c’è nessuno! Nessuno! Noi soli siamo i re dell’universo! Siamo andati sulla Luna: nessuno! I padroni siamo noi, gli esseri dalla suprema intelligenza!
ET – Tu non sai i mondi che esistono al di fuori delle vostre possibilità di conoscenza. Tu non sai che dietro a quelle stelle che non vedete, altri mondi vivono, altra gente palpita.

Il piccolo uomo si appella al catechismo: il suo è un veniale peccato di omissione.

CLAUDIO – La tua concezione di bene si scontra con la mia.
ET – Parche la mia s’allinea con la giustizia mentre ciò che tu intendi per “bontà umana” altro non è che una quieta indifferenza.
CLAUDIO – Tu preferisci un mondo in continua lotta punitiva per il poco amore?
ET – Meglio un incendio cosmico, che il gelo di chi vi abita. Se tu non resti sconvolto da un tipo di amore riduttivo che non sfrutta tutte le sue risorse, io sì, io non l’accetto. Offende me e anche tutta la Corporazione. Addio, allora.

Controllando ipnoticamente la moglie Carla, l’extraterrestre le fa pugnalare a morte il marito. Poi si uccide anch’egli. Buio. A rompere il silenzio è un giornale radio.

uesta mattina sul monte Musinè è stato ritrovato il cadavere di un uomo ucciso dalla propria moglie. Un altro uomo, morto, pare per cause naturali, giaceva accanto alla vittima. Lo sconosciuto è sprovvisto di documenti. La donna, fermata dai carabinieri nega di essere l’autrice del delitto. Il suo stato di confusione mentale ha fatto decidere gli inquirenti per una perizia psichiatrica. Sport: domenica prossima, grande derby, la Juventus s’incontrerà con il Torino.

Approfondimenti

• Copione completo dell’atto unico “Pic-nic sul Musinè” di Mauro Macario (leggi)

• Lo spettacolo ebbe ampia risonanza sulle pagine dei quotidiani torinesi, disponibili on line nell’archivio de La Stampa: Stampa Sera (11.5.1978) | La Stampa (12.5.1978) | Stampa Sera (13.5.1978) | La Stampa (14.5.1978).

Note

1. “Pic-nic con gli Ufo al Teatro Erba”, La Stampa, 12 maggio 1978.
2. “Debutta in teatro la fantascienza”, Stampa Sera, 11 maggio 1978.

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