Luisa Carrada

Un mago e le sue storie

Non capita tutti i giorni di incontrare un mago, anzi a me non era mai capitato, almeno fino a un paio di settimane fa quando ho partecipato come docente a un evento formativo per la direzione risorse umane in una grande banca italiana. Il mago in questione – docente anche lui, anzi magic experience designer – era piuttosto diverso dal mio immaginario: un ragazzo in jeans, simpatico e alla mano. Il suo nome è Ferdinando Buscema e il suo mestiere quello di creare esperienze magiche, cioè stupefacenti, emozionanti, sorprendenti. Lo fa per grandi aziende quali Ferrari, Microsoft, Moleskine e, come avrei presto scoperto, anche nella sua vita quotidiana.

È quindi con grandissima curiosità che ho letto il libro che ha scritto con Mariano Tomatis: L’arte di stupire, un vero museo delle meraviglie contemporaneo, organizzato dall’Anticamera della meraviglia al Gift Shop. Ci trovate magie di tutti i tipi e di tutti i tempi: dalle feste a sorpresa ai racconti di Buzzati, dai giganteschi cerchi nei campi attribuiti agli Ufo alla magia di una sera per conquistare definitivamente una fidanzata, dalle macchine delle meraviglie di Erone di Alessandria di duemila anni fa a un piccolo episodio dell’infanzia di Pablo Neruda decisivo per la sua vocazione letteraria. Ciò che le accomuna è la capacità di stupire e di stupirsi, preziosa sempre ma soprattutto oggi in cui tutto sembra a portata di mano, senza incognite e senza attese:

l tempo risparmiato usando un motore di ricerca ha un prezzo che non ci accorgiamo di pagare: la curiosità che emerge dal “non sapere” è una tensione creativa che tiene svegli, spinge alla ricerca, espone alla sorpresa e stimola percorsi mentali inediti.
Resistere alla tentazione di trovare la scatola giusta e di approdare subito a una risposta, consente di esplorare con più attenzione l’immensa rosa di soluzioni possibili, probabili, assurde o inconcepibili, che possono rivelarsi mattoni preziosi per creare qualcosa di nuovo e originale.

Nel libro, che si legge passando di stanza in stanza, non troverete nemmeno un trucco di magia alla mago Silvan (anche se gli autori sono bravissimi anche in quelli!) ma tante storie e suggerimenti per ritrovare e far ritrovare lo stupore nella vita quotidiana. A clienti, amici, familiari. La storia che mi è piaciuta di più è semplicissima, una magia alla portata di tutti, eppure un’esperienza indimenticabile. Questa:

el gennaio 2007 il nostro amico Tommaso Traiani andò a trovare il nonno con un vecchio album di fotografie di famiglia, e sfogliandolo gli chiese di raccontare i retroscena di ciascuna immagine. Nascosto sotto il bavero, un microfono registrava ogni parola. Il dispositivo elettronico memorizzò oltre tre ore di storie e aneddoti, dall’infanzia negli anni Venti fino ai giorni nostri. L’obiettivo era di salvare dall’oblio il racconto della sua vita, considerato da figli e nipoti un prezioso tesoro di famiglia. Lo stesso lavoro si prestava alla progettazione di un’esperienza magica su misura.
Come in una conversazione informale, il racconto non si era svolto in maniera cronologica. Fu necessario un lungo lavoro di collage per ricavarne una storia lineare: dieci tracce di un’ora complessiva divennero la voce fuori campo di un documentario le cui immagini erano le stesse fotografie commentate.
Completato il montaggio audiovideo, Tommaso lo registrò su un dvd e lo portò a casa del nonno, coinvolgendolo in una non ben definita “proiezione film-evento”. Quando si spensero le luci del salotto e partì il documentario, l’uomo impiegò qualche istante a riconoscere la voce che parlava. La storia che sentiva gli era familiare, e così l’inflessione dialettale di colui che la raccontava. Ancora ignaro di essere stato registrato qualche mese prima, faticò a credere a quello che stava succedendo. Poi si arrese, esclamando sbalordito: “Ehi, ma… sono io” e ammettendo di essere diventato a sua insaputa il protagonista e narratore unico di un film documentario, un privilegio solitamente riservato ai grandi personaggi della storia.

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