Mariano Tomatis, Ferdinando Buscema

La magia di un taxi

ei così bella che stento a tenere gli occhi sul tassametro. (Woody Allen)

Il tassista caricò Anthony all’incrocio tra la Quattordicesima Strada e Union Square. Alle sette di sera di quel giorno di luglio il traffico di New York non era eccessivo. Durante il tragitto il giovane tradiva un certo nervosismo, e pensò di confidarsi con il guidatore. «È una giornata tremenda. Avevo un appuntamento con una ragazza, ma ho perso il suo numero e il nome del ristorante.»

Il tassista scosse la testa distratto, rispondendo con un forte accento africano: «È terribile. Proprio terribile».

Anthony aveva bisogno di sfogarsi, e raccontò della sera precedente: «La notte scorsa abbiamo parlato al bar per più di due ore. Tra di noi è scattato qualcosa. Me ne sono innamorato all’istante». Poi gliela descrisse: era alta, scura di capelli, bella. Insomma, perfetta. Questo, però, rendeva ancora più grave la distrazione: «Sono così stupido! Voglio dire, mi ha scritto su un maledettissimo fazzoletto il suo numero e dove avrebbe voluto cenare con me stasera… e io l’ho perso!»

Via via che emergevano nuovi dettagli, il tassista sembrava prendere più a cuore la storia di Anthony. «Avresti dovuto salvare il numero sul telefonino! Non hai neppure una vaga idea di dove sia questo ristorante?»

Il taxi era diretto verso il Peter McManus Café. «Mi ha detto che è un posto che frequenta spesso, quindi andrò là e la aspetterò tutta la notte, magari si farà viva. Non posso credere di essere stato così stupido! Insomma, ci siamo veramente piaciuti ieri sera. Ha tutto quello che cerco in una donna. È intelligente, divertente… ha una risata meravigliosa… alta, mora. Semplicemente bellissima. Non ho provato niente di così forte per nessuna donna in tutta la mia vita.»

Il tassista sembrava sinceramente coinvolto nella vicenda, e gli disse: «Ti auguro davvero di trovarla». Giunti a destinazione, l’autista salutò Anthony ripetendogli: «Buona fortuna per questa notte». Il giovane salì sul marciapiede e si avvicinò al bar, preparandosi a una lunga attesa. Il taxi si allontanò silenzioso.

Mezz’ora più tardi, il tassista dall’accento africano aveva scaricato un cliente all’angolo tra la Sedicesima e la Quinta, quando Kate gli fece un cenno con la mano. La ragazza si accomodò sul sedile posteriore e chiese di essere portata in un ristorante sulla Ventesima. «Sa, ho un appuntamento lì con un ragazzo che ho conosciuto ieri sera.»

Il guidatore le chiese dove si fossero incontrati, e la ragazza indicò un punto vago. «Da queste parti…» Il tassista si voltò di colpo, chiedendo concitato: «Quando? Quando? Quando?» «Ieri sera, in un bar.» «Ieri? L’ho appena scaricato! Sei alta?» Kate rispose un po’ confusa: «Alta? Beh… 1 metro e 75. Lui ha i capelli scuri…»

Ma l’uomo non stava più ascoltando. Era troppo eccitato, e il tono della voce saliva a ogni domanda. «Dove l’hai incontrato?» «L’ho incontrato in un bar tra la Diciannovesima e…» «La Settima!» Il tassista riusciva ad anticipare le risposte di Kate, convincendosi di vivere quella che?–?in una città con sette milioni di abitanti?–?era una coincidenza incredibile. «Il ragazzo era lì! Ti abbiamo cercata in lungo e in largo senza trovarti. Non sapeva in quale ristorante incontrarti.» «Ma gliel’ho scritto su un fazzoletto.» «Esatto! Ma l’ha perso!»

Quando Kate pronunciò il nome del McManus Café, ogni dubbio si dileguò. Il tassista fece inversione di marcia, rassicurando la giovane: «So dov’è. Ti porterò io da lui!» La guida si fece nervosa e impaziente. «…beh, gli piaci davvero! Me l’ha confidato. Era un bel ragazzo e anche molto gentile. Posso capire che ti abbia colpito.»

Quando arrivarono di fronte al bar, Anthony stava camminando avanti e indietro con il cellulare all’orecchio. Il tassista suonò il clacson e fece lampeggiare i fari verso il giovane. Poi abbassò il finestrino e iniziò a urlare: «L’ho trovata! L’ho trovata! L’ho trovata!» Kate fece appena in tempo a scendere dal taxi che Anthony già la abbracciava incredulo. All’interno della vettura, il tassista aveva un sorriso che andava da un orecchio all’altro. Acconsentì a farsi fotografare con i due giovani innamorati, e si allontanò con una storia incredibile da raccontare a parenti e amici.

In quella notte di mezza estate, il destino lo aveva trasformato in Cupido, facendo di lui l’eroe di una classica commedia romantica newyorchese.

Un solo particolare gli sfuggiva. Il destino c’entrava fino a un certo punto. Dietro le quinte, infatti, era in azione un’intera squadra. Impegnata in una sofisticata attività chiamata magic experience design.

  Fonte Mariano Tomatis e Ferdinando Buscema, L’arte di stupire, Sperling & Kupfer, Milano 2014.

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