Gérard de Sède

Il tesoro maledetto di Rennes-le-Château

Traduzione di Roberto Gramolini
Torino 2019
Edizione a cura di Mariano Tomatis

Alla fine dell’Ottocento, il piccolo villaggio di Rennes-le-Château fu teatro di una delle scoperte più favolose che si possano immaginare? Quale segreto nascondeva Bérenger Saunière, il sacerdote che, tra il 1891 e il 1917, spese più di un miliardo e mezzo di vecchi franchi? Ma soprattutto, per quale motivo chi si avvicina alla verità – oggi come ieri – mette in pericolo la propria vita?

Gérard de Sède prova a rispondere a tutte queste domande in modo preciso e obiettivo. Con tutte le morti violente che lo accompagnano, l’enigma di Rennes-le-Château non è qualcosa che si possa affrontare senza correre qualche rischio. Questo appassionante (e temerario) studio – proposto per la prima volta in Italia in un’edizione curata da Mariano Tomatis – offre ai lettori tutti gli strumenti per approfondire una delle più fantastiche storie di tesori nascosti mai raccontate.

Gérard de Sède, Il tesoro maledetto di Rennes-le-Château, traduzione di Roberto Gramolini, Torino 2019, 176 pp., B/N (11,5×16 cm).

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A mezzo secolo dalla sua pubblicazione, arriva finalmente in Italia la prima (e più suggestiva!) guida all’enigma storico di Rennes-le-Château che sia mai stata scritta: Il tesoro maledetto di Rennes-le-Château (1968).

Incrociando Andrè Breton, Sigmund Freud e Karl Marx, lo scrittore surrealista Gérard de Sède sintetizza un minuscolo, miracoloso elisir di parole e immagini che entra nella tasca esterna dello zaino (appena 11×16 cm!) e proietta lettrici e lettori in un vorticoso Alternate Reality Game tra dipinti in codice, messaggi segreti, manoscritti a chiave, simboli su pietra, tombe enigmatiche, grotte abbandonate e pseudobiblia.

Senza il libro di de Sède non esisterebbero Il pendolo di Foucault (1988) di Umberto Eco né Il codice Da Vinci (2005) di Dan Brown.

Il libro esce nella magnifica traduzione di Roberto Gramolini in un’edizione conforme all’originale per formato, copertina e impaginazione a cura di Mariano Tomatis, già premio Bérenger Saunière per il museo di Rennes-le-Château.

Il tesoro maledetto di Rennes-le-Château è la pietra angolare del mito: il libro che, negli Anni Sessanta del XX secolo, ha fatto conoscere la storia di Saunière in tutto il mondo.

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Per tentare di far luce su quest’angolo di terra dove Bérenger Saunière visse la sua straordinaria avventura, dobbiamo frugare sia nelle leggende che nella storia; queste due direzioni di ricerca, lungi dall’escludersi a vicenda, si completano. Checché ne pensino gli scettici, non ignoreremo le leggende perché esse non sono affatto in contraddizione con i fatti storici ma li riportano in maniera simbolica, proprio come i segnali stradali convenzionali segnalano – all’automobilista che abbia studiato il codice della strada – l’andamento di un percorso prima che lo si incontri direttamente. Non solo le leggende sono spesso originate da fatti storici di cui ci aiutano a ritrovare la traccia, ma sappiamo anche – grazie a Marx e a Freud – che i prodotti dell’immaginazione umana, anche i più fantasiosi, traggono forma e significato dalla società e dagli individui. Di fronte a queste creazioni dell’immaginario, l’approccio dello storico può e deve essere parallelo a quello dello psicanalista. Risalendo dal folklore al sogno, egli deve risalire dal contenuto manifesto al contenuto latente, occulto, e sollevare il velo dei simboli per carpirne i segreti.

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