Mariano Tomatis, 23 settembre 2011
Su Wired di settembre 2011...
Il numero di Wired di settembre 2011 mi ha fatto esclamare «Wow!» in più occasioni.

Per chi ha letto Numeri assassini...
A p.24 Marco Boscolo descrive Moris, un sorprendente sistema matematico per Iphone in uso all’FBI. Il costo? Appena 3000 dollari (!) a installazione.
Fotografie dell’ultima cena
A p.52 le fotografie di Kate McDonald trasmettono orrore nella loro disturbante semplicità. Rachel Zurer ne racconta la storia.
La ragazza della seconda classe
A p.59, nel suo racconto “Prologo”, Edoardo Nesi descrive magnificamente l’istante dell’intuizione definitiva e la sua inafferrabilità.
È come se riuscissi a percepire il pensiero di un genio, o come se la tua mente si fosse trasformata in un’antenna magica che per un attimo riesce a captare il segnale di qualche sublime radio che trasmette nell’etere a frequenze segrete e irraggiungibili. Però ti accorgi subito che è un messaggio per te, che chi l’ha mandato ha voluto mandare proprio a te, e allora ti agiti e cerchi frenetico di fermare l’idea con un appunto...
Quante sono le risposte giuste?
A p.63, in un dossier dedicato all’educazione, Sir Ken Robinson analizza alcuni problemi della didattica moderna. Sottoponendo alcuni bambini a un test sulla capacità di trovare il maggior numero di usi per una graffetta, si è notato un progressivo calo della loro elasticità mentale: dai 3 ai 15 anni, invece di potenziarsi, essa crolla miseramente.
Abbiamo la capacità innata del pensiero divergente [...] ma essa si deteriora col tempo. Sono successe un sacco di cose a questi bambini mentre crescevano. Ma una delle cose più importanti è che nel frattempo hanno ricevuto un’istruzione: sono convinto che il motivo sia questo. Per dieci anni a scuola si sentono dire che c’è solo una risposta giusta, che si trova alla fine del libro, «ma mi raccomando, non sbirciate! E non copiate, che è da imbroglioni!» Anche se fuori da scuola la chiameremmo “collaborazione”...
Abbasso il web 2.0
A p.90 Jaron Lanier riflette sulla capacità di essere ambidestri nell’uso della tecnologia digitale e nel vivere una vita autenticamente analogica. Per illustrare tale equilibrio, usa l’immagine di “una mano sul cuore e l’altra sulla calcolatrice”. Sarebbe un errore cercare di “rappresentare in digitale qualcosa che in realtà non può esserlo”: così facendo, “distruggiamo la magia e rendiamo banali e assurdi alcuni aspetti della condizione umana”. Al contempo dovremmo essere molto cauti nel “vedere il lato romantico di informazioni che invece non dovremmo esitare a dare in pasto a calcoli spietati”.
Secondo Lanier, l’insegnamento contiene qualcosa di “magico” che è molto pericoloso illudersi di poter affidare a un computer:
Gli studenti potrebbero arrivare a vedersi come relè di una struttura digitale trans-personale. Il loro compito sarebbe quello di copiare e trasferire dati, e di essere una fonte di statistiche che dovranno essre elaborate sia dagli esami a scuola sia dagli schemi pubblicitari nella vita di tutti i giorni. Quello che viene veramente perso in questo processo è l’autoinventiva del cervello umano. Se i ragazzi non imparano a pensare, non basteranno tutte le informazioni di questo mondo.
Biophilia
A p.94 ho scoperto di aver fatto molto male a snobbare Bjork.
Rubare ai maestri
A p.97 la filosofia di Renzo Piano riecheggia Picasso. A proposito del suo lavoro scrive:
È un continuo sconfinare. Se uno non sconfina [...] è un pirla. [...] A questi ragazzi noi mica spieghiamo o insegniamo niente: li facciamo stare di fianco. E io li invito, scherzando ma mica troppo, a prendere. Anche perché io ho fatto così. Ero nell’ufficio di Franco Albini, e rubavo a man salda, insomma. Quest’idea di rubare, devo dire: rubare e mandare anche un po’ a quel paese il maestro, perché bisogna anche fare così, ovviamente. E difatti io non mi incazzo mica. Mi mandano a quel paese, ci vado, e buonanotte. È nella natura delle cose.
