Luigi Stefanoni

Vita e miracoli del Professor Pietro D’Amico

Un professore che ha la sfortuna di essere altrettanto incredulo quanto lo siamo noi, l’egregio Moleschott, a proposito del magnetismo ci scriveva queste parole:

A me pare che i difensori del magnetismo hanno l’obbligo di provarne l’esistenza, e, provata che sia, tutti ne prenderanno cognizione. Il Virchow disse una volta, che gli scrittori di medicina si atteggiano quasi che fosse un loro diritto di affermare una cosa qualsiasi, fino a tanto che non sia confutata. Vorrei aggiungere riguardo al magnetismo, che nessuno può esser costretto a confutare asserzioni che gli paion prive di ogni fondamento e perfino di quell’aspetto seduttore, che potrebbe imporre ad uomini seri.

Scrivendoci queste parole, l’egregio fisiologo non s’imaginava al certo che il Libero Pensiero d’allora in poi sarebbe stato trascinato dalla polemica, non solo a fare la critica della pretesa scienza magnetica, ma ancora a sostenere una lotta, diremmo quasi personale, coi sedicenti professori di essa. Certo, se il nostro amor proprio non ebbe a trarre soverchio conforto per le vittorie ottenute sopra cotali poco onorevoli competitori, dovemmo però convincerci che quella lotta non era stata sterile di effetti, e che dal giorno in cui credemmo opportuno di uscire dal nostro orgoglioso riserbo, per sfidare col nostro povero nome gli insulti e le contumelie dei ciarlatani, una grande trasformazione si è operata, se non altro, nei sentimenti della stampa cotidiana. Non era raro invero, che prima d’allora vedessimo non pochi giornali prestarsi con benigna condiscendenza alla propalazione di questo errore, vuoi per la riproduzione delle lettere dei magnetizzatori, vuoi per gli elogi che essi, senza conoscenza di causa ed in piena buona fede, facevano a cotesti dulcamara, pretesi benefattori della umanità. Dopo le polemiche sostenute, e grazie ancora agli insulti lanciati contro di noi dai professori della mesmerica scienza, questo stato di cose si è fortunatamente cambiato. I giornalisti in buona fede furono posti in avviso, e non di rado ci è accaduto di vedere de’ fogli, prima favorevoli al magnetismo, schierarsi dopo apertamente nel nostro partito. Questo ci prova che, o presto o tardi, chi ha ragione colla costanza vince la sua causa.

Mercè questi risultati, la stampa cotidiana non ha chiuse le sue colonne alla pubblicità dei magnetizzatori: essa esercita soltanto questa pubblicità in senso opposto ed a danno del magnetismo. Grazie a questa favorevole condiscendenza dei pubblicisti, la lettera colla quale il Bargoni, ministro della istruzione pubblica, accettava con riconoscenza la nomina di membro onorario della Società magnetica d’Italia, presieduta dal magnetizzatore d’Amico, che fu primamente da noi pubblicata, ha fatto il giro di tutti i giornali d’Italia, i quali stimatizzarono la condotta del ministro con parole ben appropriate alla stranezza del caso.

Sentiamo ora che lo stesso ministro Bargoni è stato insignito della medaglia, che il non mai lodato Professore e Presidente Pietro d’Amico, ha fatto coniare per uso e consumo dei signori membri della società, i quali potranno soddisfare la piccola vanagloria di fregiarsene, mediante il tenue contributo di lire 5.

Con ben altre e più severe parole di quelle usate, noi avremmo censurata la condotta dell’ex ministro, se pur troppo non vedessimo quanta vacuità non predomini nel cervello di certi uomini politici, i quali credono di poter accedere alle massime cariche, non per virtù private o per naturale talento, ma sol perchè il loro nome è communquesiasi, trascinato nella pubblicità in tutti i modi e per tutte le cause. Questa gente crederebbe di compiere un troppo grave sacrificio, se per rispetto alla dignità della scienza e a loro stessi dovessero rinunciare anche una sol volta al supremo diletto di essere fatto l’oggetto di una meschina ovazione, quand’anche questa gli sia fatta da uomini di poco conto, talora in nome di principii contrari a quelli che si professano, e spesso ancora assai poco onesti.

Questo e non altro è il motivo pel quale i Bargoni, i Michelet, i Victor Hugo, e tant’altri uomini così detti seri, facilmente morsero all’amo della pubblicità magnetica che a loro offriva il magnetizzatore spiritista signor D’Amico, e si affrettarono con grande premura e riconoscenza troppo sollecita, ad accettare la nomina loro offerta di membri onorari della Società magnetica d’Italia.

Perchè sappiano a quali principii hanno aderito ed a quale uomo hanno offerto il diritto di usare a discrezione del loro nome, basti sapere che il Prof. D’Amico ha cambiato scuola a più riprese, secondochè il vento spirava favorevole all’una piuttosto che all’altra parte. Nel 1865 egli dirigeva la Gazzetta Magnetico Scientifico-Spiritistica, gli associati della quale

mediante la Gazzetta imparavano a magnetizzare e ad avere comunicazione con gli spiriti.

Le cose amene e strane che si leggono in quel foglio, possono rivaleggiare coi racconti delle mille ed una notte.

Noi dobbiamo essere singolarmente grati al Prof. D’Amico di averci gentilmente fatto dono di una completa raccolta di quel suo preziosissimo giornale, del quale, fra le molte belle cose, imparammo anche quella, nuovissima per noi, di evocare le anime dei morti, entro un bicchier d’acqua. (Veggasi la Gazzetta, anno I, n. 8). Mediante questa lettura fu fin d’allora il nostro giudizio, intorno al valore personale del signor D’Amico, completamente formato. Noi non ci saremmo più altro occupati di lui e della sua chiaroveggente sonnambula Anna, se la lettera del ministro Bargoni non fosse venuta in buon punto per avvertirci, che nella guerra contro il meraviglioso non conviene mai sonnecchiare sulla breccia, nemmeno quando l’impotenza dei nemici che ci stanno di fronte pare un fatto sicuro.

Parve però al professore D’Amico che in questi giorni lo spiritismo avesse fatto il suo tempo, epperó, forse per i consigli di amici, assai opportuni del resto, dato il bando alle cose dell’altro mondo e preso commiato dagli spiriti, accennò a voler insediarsi unicamente nella cattedra di magnetismo, ch’egli stesso si era creata e generosamente conferita.

Ecco adunque il Professore in traccia della vera scienza, della sola scienza. Fattosi dettare uno statuto, egli lo manda per le stampe con una certa sua prolusione, nella quale dichiara di ripudiare egualmente scetticismo e fanatismo, e di non voler altro che la verità, la quale, già s’intende, non può trovarsi in altro luogo che nella mesmerica ed umanitaria scienza. Fra le belle cose proclamate in quello statuto, notiamo questa soltanto: l’art. 49 dice

Il presidente attuale, prof. P. D’Amico, benemerito della scienza magnetica, esimio cultore, ecc. ecc. ecc., è ritenuto come presidente a vita.

Intanto anche la Gazzetta magnetico-spiritica subiva una necessaria e ben intesa modificazione, trasformandosi nella Salute, giornale che solletica in qualche modo le piccole ambizioni del presidente e degli affigliati, dei quali pubblica di quando in quando le onorificenze ottenute da certe microscopiche società, fondate apposta per dare un titolo a chi ne manca. (1) 

Non volsero però sempre prospere le sorti al professore, il quale se pei cartelloni dei suoi consulti, pubblicati nella quarta pagina dei giornali, ebbe lettere non poche e capelli e sintomi di malattie, e vaglia postali ancora, trovò pure alcuno che osò mettere in dubbio i chiari talenti del professore, e la lucida chiaroveggenza della sua sonnambula. Il 27 giugno 1867, da Bologna mandavano all’Affondatore di Ancona la seguente lettera, la quale segna il principio del martirio del nostro protagonista.

A voi che difendete a viso aperto la causa del popolo, e lo educate con sì sapiente sollecitudine, voglio raccontare una graziosa avventura, che varrà a dimostrare anche una volta quanta fiducia meritino certi ciarlatani in abito di celebri professori.
La moglie dell’egregio dottore R. di costì, che, come sapete è gravemente ammalato, vedendo che l’arte aveva adoperato invano tutte le sue risorse, pensò di rivolgersi in Bologna alla sonnambula del prof. Pietro D’Amico per avere schiarimenti e consigli sulla malattia del marito. Mandò i capelli, mandò le tre lire, e timorosa com’era della sorte del suo consorte, aspettò coll’animo titubante la risposta della Sibilla. Un tal L.... amico della famiglia del dottore ed incaricato di sollecitare il consulto riceve poco dopo una lettera del D’Amico così concepita: «La signora soffre malessere generale, ingorghi sanguigni all’utero, convulso isterico uterino, che apporta disturbo allo stomaco ed al capo: poca respirazione che la mantiene nel malessere, poco appetito e spossatezza di forze: di pericolo non v’è nulla: il male è prodotto dall’utero e sistema nervoso.» E qui il professore si fa a stendere il metodo di cura, perchè la signorina (dai lunghi baffi) che soffre il convulso isterico uterino, abbia ad uscir sana e salva dal male, che si fieramente l’affligge. Il signor L... che non è uomo da sopportare in pace le ciarlatanerie, gli rispose subito nel modo seguente: « Chiarissimo Professore, sta tutto bene, sì la malattia che la medicina: solo vi ha differenza in questo, che il malato invece dell’utero, trovasi avere (i lettori hanno già compreso) essendo un povero giovane dottore. Mandatemi subito le tre lire se non volete si dia pubblicità alle vostre trappole.» Credete voi che il professore restasse scornato dalle giuste recriminazioni? Oibù! Tentò di correggere l’errore commesso e rispose al sig. L..., che lo sbaglio era avvenuto per colpa del segretario, il quale invece di scrivere il signore ed uretra, avea scritto: la signora ed utero. Il nuovo artifizio peggiorava la condizione delle cose e metteva al nudo il valore della scienza del professore, onde il signor L... non volle starsene zitto, e gli mandò la lettera seguente, che, il D’Amico, potrà d’ora in poi unire alle tante che si vedono nei giornali di quegli eccelsi personaggi, che, mercè l’opera sua, vennero trattenuti in questo bassissimo mondo, mentre stavano per rendere l’ultimo fiato: «Signore! Il taccone è peggiore del buco; ammettiamo pure il signore invece della signora, e l’uretra invece dell’utero: ma quell’ingorgo di sangue all’uretra come si spiega ?.... ed il convulso isterico uterino?....— capisco, voi difendete le tre lire fino all’ultimo punto... e noi del pari vi contrastiamo la scienza misteriosa, colla quale gabbate il prossimo. Fuori i sessanta soldi!!»
Io non so dirvi se il professore, confuso a tale lettura, sentisse correre il gelo nelle sue vene, e gli si ammollissero i garetti tanto da farsi togliere con la stessa facilità, con cui li aveva carpiti i sessanta soldi; certo si è che la scena si seppe per Bologna e tutti ne risero: è bene per altro, e ciò lo dico a sgravio del professore, ch’egli sostiene essere un errore del segretario. Povero segretario!
La stampa pubblica deve con sdegnose parole combattere queste truffe, ed insistere perché non isfuggano all’occhio vigile della legge. Se vi sono uomini di buona fede che si lasciano ingannare, non è perciò scusabile la sfrontatezza del fraudolento, che si giova della facile credulità per gabbare il prossimo. La scienza è sacra, ma questi profani che la deturpano con tali mariuolerie, devono essere cacciati dal tempio a colpi di scudiscio, non meritando l’onore di adoperarvi la punta dello stivale!

Questa lettera era un tremendo atto d’accusa, e il Prof. D’Amico in tal modo tradotto d’innanzi al tribunale della pubblica opinione, insieme alla chiaroveggente sua sonnambula, era costretto a giustificarsi in qualche modo. Laonde, a sua difesa, egli mandava all’Affondatore la lettera che qui riproduciamo; e quel giornale di rimbalzo gli rispondeva coll’altra che la segue.

Bologna, 3 luglio 1867.
Avrebbe dovuto aggiungere l’autore della corrispondenza pubblicata in codesto giornale che io lo pregavo di una rettifica del consulto, dal quale nacque lo sbaglio per causa come gli dissi del mio segretario, che per il gran numero dei consulti, che vi sono nel mio gabinetto, si cambiarono i capelli e ricetta, e per questo nacque l’equivoco. Lo invitai ad una seduta magnetica, ed egli mi disse che se veniva la Sonnambola avrebbe letto il suo pensiero, e così indovinata la malattia, e perciò ricusava il mio invito; dietro ciò mandai le L. 3 da lui chiestemi ad una consultazione, che dichiarava la vera malattia; metodo di cura, connotati e caratteri personali dell’ammalato signor Dottor R. Gli facevo preghiera di far giungere con sollecitudine la consultazione alla gentil signora che implorava per la salute del consorte, ed egli rispose che non voleva più saperne nulla, e che un zelante medico aveva preso le lettere, onde fare pubblicità dell’accaduto.
Grazie signor corrispondente tanto a lei che al dotto medico: preghi però la degnissima signora che qualora avesse premura del suo consorte, la esorto a volersi dirigere a me direttamente come hanno finora fatto più di 5000 clienti d’Ancona, e il corrispondente potrà bene informarsi da chi ha finora consultato, senza punto d’incredulità, tanto per corrispondenza, che di presenza, dell’esito delle consultazioni.
Salutandola distintamente mi dico,
Devotis. Servo
Pietro D’Amico.

Bologna, 23 luglio [1867]
Sono contento che il signor D’Amico, anzi il chiarissimo Prof. D’Amico, sia tornato alla carica; così i vostri lettori avranno avuto di che ridere alle sue spalle. Non voglio scendere a confutare la sua nuova lettera, perché a spremerla bene si caverebbe tanto quanto mettendo sotto il torchio la testa del suo autore. Due grossi svarioni però, nei quali è caduto nell’impeto della difesa, mi preme di rettificare, perché il pubblico possa con coscienza emettere il suo inappellabile giudizio sulla questione. Il primo si è questo: che cioè il giovane del signor L. che andò pel consulto vide coi suoi occhi la signora Chiaroveggente prendere i capelli, sedersi, addormentarsi, stiracchiarsi, e quindi svegliarsi, e tutto ciò nel brevissimo tempo di cinque minuti, ed in virtù di una effigie miracolosa di nuovo genere... il ritratto del sullodato professore. Lo stesso giovane poi che assistè alla comica seduta, udì ancora il responso dell’oracolo, e vide quel povero segretario, condannato oggi a coprire le magagne del padrone, scriverlo sotto dettatura della sibilla. La seconda rettificazione si è che le tre lire non furono dal signor L. riprese, perché questa restituzione era condizionata alla richiesta delle amenissime lettere che il D’Amico gli avea indirizzate a sua discolpa. Ecco la storia dei fatti, che io vi racconto senza esagerazioni, lasciando a voi l’incarico di rettificare la cifra di 5000 clienti anconitani, che ricorsero alla pietà del professore — cifra che sarebbe un peccato di alterare per la sua bella rotondità! E giacché sono a parlarvi di sonnambule e sonnambulismo non voglio lasciare in dimenticanza un fatto, che viene a comprovare la verità della scienza, che spacciano a sessanta soldi codesti ciarlatani in abito nero! Il signor Luigi Stefanoni, nome caro all’Italia per molte opere scientifiche e letterarie, si è assunto l’ufficio di smascherare questi impostori proponendo cioè al Guidi, degno collega del D’Amico, la seguente prova, che io copio dal Libero Pensiero, periodico dei razionalisti, di cui è direttore lo stesso Stefanoni. Inviare cioè in piego assicurato quattro buste numerizzate contenenti i capelli di quattro diverse persone, segnare nelle buste i nomi delle persone, a cui i capelli appartengono, sugellare le schede e consegnarle, per la fedeltà del deposito, all’ufficio di un pubblico notaio. La sonnambula deve scoprire i nomi dei proprietari, e poiché, come osserva il Du Potet, per una strana fatalità la lucidezza viene a far difetto ne momento che più la si desidera, essa, la sonnambula, potrà tenere presso di sé i capelli per quel periodo di tempo, che stimerà necessario, ben inteso che nel frattempo non debba ripresentare altri fenomeni di lucidità, non essendo presumibile che possa riprodurre in pubblico ciò che ancor non sarebbe giunta ad ottenere in privato. Data che sia, la risposta sarà esaminata e confrontata coi nomi contenuti nelle schede segrete alla presenza di una commissione, della quale potranno far parte le persone, che la sonnambula si compiacerà di indicare. Il processo verbale sarebbe pubblicato. Quest’esperimento, che ha il vantaggio di presentare tutte le garanzie necessarie, per impedire qualsiasi frode, non venne ancora accettato, ed il signor D’Amico, anzi, facendosi interprete dei suoi colleghi, inviò allo Stefanoni una lettera, che contiene un esplicito rifiuto, lettera ricca di spropositi d’ogni genere, che fa molto onore alla scienza che egli professa. Le esperienze di costoro non si fondano uè sopra studi scientifici, nè sopra risultati fisiologici, ma unicamente sulla frode, l’inganno e la collusione. Queste sono parole dello Stefanoni, che io vado lieto di ripetere nella chiusa di questa mia lettera, e che dedico, in attestato di stima, al mio ottimo amico il Prof. D’Amico!

La lettera a cui allude quest’ultima corrispondenza dell’Affondatore merita invero tutta l’attenzione dei pensatori, e noi non possiamo resistere al desiderio di ristamparla. Poche parole basteranno per spiegare il motivo che l’ha provocata. Non contento della bella fama di Professore di magnetismo, il D’Amico nell’anno 1867 par che vagheggiasse quella eziandio di pubblicista, e fors’anche quella di tribuno del popolo. A questo fine pubblicò egli, sebbene per breve tempo, un periodico col titolo l’Eco dell’Operaio, celebre per gli spropositi, ma sopratutto per le contraddizioni. L’epigrafe del periodico era in verità attraente, poiché diceva così: pane, lavoro, libertà, libero pensiero. Come poteva il Libero Pensiero non allarmarsi per una tanto solenne proclamazione di principi? Come poteva lasciarsi senza protesta l’assunzione del titolo di libero pensatore, per parte di un magnetizzatore spiritista? Qual confusione di idee non sarebbe entrata nella testa degli operai, dato che l’Eco dell’Operaio avesse avuto dei lettori? Ecco perché il Libero Pensiero alzò la voce per protestare non solo, ma ancora per offrire al signor D’Amico un mezzo sicuro per provare chiaramente anche agli increduli la chiaroveggenza della sua sonnambula, e la realtà del suo fluido magnetico. E il Prof. D’Amico rispose colla seguente lettera che noi ristampiamo senza togliervi od aggiungervi virgola, e che in ispecial modo dedichiamo all’onorevole Bargoni.

All’Onorevole Direzione del Libero Pensiero.
Onorevolissimo Confratello
Permettete che io vi dica che il non credere al magnetismo animale, non è da vostro pari. Io ho l’abitudine di non voler mai convincere chi non crede in questa vera dottrina la quale è stata quella di farmi credere ad una sola religione che è la coscienza dell’uomo: se amate non di convincervi ma di avere una idea del magnetismo vi faccio calde preghiere di volermi onorare di vostra presenza, e qualora nel mio agire troverete la più minima falsità, lascio a voi dire quanto vi aggrada sul conto mio e della mia consorte sonnambula, e del magnetismo animale; qualora poi non crediate onorarmi della vostra venuta, in allora mi obbligate di venire di presenza da voi.
Aggradite la mia stima e credetemi vostro
Devotis. Servo
Pietro D’Amico.

Non occorre dire che se noi non credemmo necessario di recarci a Bologna per non essersi convinti della verità del magnetismo, come con frase peregrina si esprimeva il valente professore, nè egli trovò comodo di venire da noi per darci una idea della vera scienza. D’altra parte, dopo avere ottenuto il possesso di un autografo tanto prezioso, ogni altra prova per attestare la scienza del professore, ci pareva soverchia. Ma se noi, eravamo pienamente soddisfatti, non pare che tutti lo fossero del pari. Pure a Bologna un tal Prof. Rosati aveva aperto una piccola chiesuola di spiritismo. Ora siccome un de’ doveri di cotesta sorta di gente che lucra sulla pubblica credulità, è quello di denigrarsi vicendevolmente, per amor della concorrenza, così anche il Rosati benignamente chiarì al pubblico come e qualmente il Prof. D’Amico non fosse che un ciarlatano. E il D’Amico con dignitoso sdegno, a tali insinuazioni, faceva rispondere offrendo un premio di diecimila lire a chi fosse stato tanto bravo per poterlo convincere di ciarlatanismo nelle sue magnetiche operazioni. Tale sfida lanciata al pubblico e da nessuno accettata per ragioni che tutti facilmente intendono, fu in questi giorni ancora ripetuta dal sullodato D’Amico nel Monitore di Bologna. Sentiamo ora che un bello spirito, il Dott. Giuseppe Brini ha scritto alla Gazzetta dell’Emilia che egli conosce tal persona disposta a convincerlo di ciarlatanismo, semprechè il signor D’Amico incominci a depositare le dieci mila lire in luogo sicuro, condizione che il sullodato professore si guarderà bene di adempire.

Quand’anche però questa sfida avvenga, non crediamo che essa possa mai giungere ad un serio e decisivo risultato. Invero, crediamo che il signor D’Amico non si lascierà cosi facilmente convincere di ciarlatanismo, nè così facile riescirà il provarlo, se innanzi tutto non viene stabilito sopra quali esperimenti dovrà fondarsi il giudizio. Finché questi esperimenti non usciranno dalla sfera delle crisi nervose del sonnambulismo pare a noi, che nessuno potrà convincere la sonnambula di collusione, almeno fino a tanto che ella stessa, sponteneamente non confessi d’infingersi addormentata. Quindi per questo lato il Prof. D’Amico, se non è del tutto chiaroveggente, può almeno dirsi preveggente, tanto che egli sa meglio di noi che i termini generali coi quali offriva il premio di diecimila lire, gli permettono di riposare tranquillo sulla certezza che nemmeno un soldo di quanto ha guadagnato colla pretesa chiaroveggenza non verrà tocco dai suoi nemici.

Dei resto, lo scioglimento di questa sfida che tutti possono facilmente prevedere, non aggiungerà una sola fronda alla sua corona. Accrescerà invece senza fallo la fama del Professore, il processo che quanto prima sarà trattato innanzi al Tribunale civile e correzionale di Bologna, il quale, per quanto ne dicono i giornali, fu cagionato dai seguenti motivi: in uno degli scorsi mesi una signora di Ravenna, per motivi che non spetta a noi di indagare, aveva qualche dubbio sulla fedeltà del proprio marito. Senza por tempo in mezzo, la signora, tormentata dalla gelosia, si decise d’interpellare la famosa sonnambula Anna D’Amico.

È inutile il dire con quanta ansietà la signora aspettasse la risposta della sibilla... Finalmente la risposta del prof. Pietro arriva, e contiene queste parole: vostro marito è infedele.

Dopo pochi giorni la signora di Ravenna era impazzita. Nessuno sa dirne il motivo. Il marito, che pare le fosse molto affezionato, rimane desolatissimo, e dopo che ella fu trasportata al manicomio, cerca fra i di lei gingilli qualche oggetto per tenerlo come cara memoria... quand’ecco gli si presenta il biglietto del prof. D’Amico.

Questo biglietto è per lui una rivelazione, e corre difilato a depositarlo in mano del Procuratore del Re, accompagnandolo da una querela.

Se, come vi ha motivo di credere, il Tribunale condannerà e il magnetizzatore e la sonnambula (cosa che del resto non sarebbe nuova, essendo, innumerevoli le sentenze pronunciate contro i magnetizzatori per frode e per inganni) anche il D’Amico potrà aspirare alla palma del martirio, e il Bargoni, il Prof. Palagi Direttore dell’Osservatorio dell’Università di Bologna ed altri parecchi appartenenti alla pubblica istruzione, potranno ben gloriarsi di essersi fatti i patrocinatori del magnetismo e dei ciarlatani che lo amministrano. La loro colpa è tanto più grave, in quanto che avendo appunto l’ufficio di illuminare il pubblico e d’instruirlo intorno alle leggi della natura, la adesione di questi uomini a principii in nessuna maniera accertati dimostra non solo la loro imperizia, ma ancora la vanità del loro intelletto che si fa servo di una pubblicità acquistata con mezzi si poco onesti.

Per onore della scienza vogliamo credere che la miglior punizione di costoro sia quella di vedere solidariamente associato il loro nome alla Vita e Miracoli del Prof. D’Amico.

Fonti

Luigi Stefanoni

Vita e miracoli del prof. Piero D'Amico, apostolo e martire del magnetismo (1 di 2)

Il Libero Pensiero. Giornale dei razionalisti, N. 7, Tipografo Editore F. Gareffi, Milano 17 febbraio 1870, pp. 97-102.

Luigi Stefanoni

Vita e miracoli del prof. Piero D'Amico, apostolo e martire del magnetismo (2 di 2)

Il Libero Pensiero. Giornale dei razionalisti, N. 8, Tipografo Editore F. Gareffi, Milano 24 febbraio 1870, pp. 113-118.

Vedi anche

Franco Mistrali, “Una serata di magnetismo” in Le ciarle Bolognesi, Società Tipografica dei Compositori, Bologna 1867, pp. 87-98.

Note

1. Perchè i nostri lettori abbiano qualche idea di questi titolati, citeremo un esempio. Moltissimi dei membri della Società magnetica, furono nominati membri della Associazione dei Salvatori medagliati del mezzogiorno d’Italia. Il titolo è abbastanza pomposo, e lo diviene maggiormente ancora quando si veggono figurare in questa associazione i nomi di tanti principi, duchi, conti, commendatori, deputati, ecc. Fra i principii del programma di questa associazione, vi ha ancora la proclamazione del cristianesimo. Ed è bello poi il sapere che capitò al nostro ufficio un brevetto, il quale nominava il signor Stefanoni Luigi, vice presidente onorario dei salvatori. Fin da ciò si ha un saggio del discernimento impiegato da certe società, nell’eleggere i loro membri.

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