Mariano Tomatis

Camminata-racconto alle pendici del Rocciamelone

Dal 27 al 30 luglio 2017 il movimento No Tav ha organizzato a Venaus il festival Alta felicità, quattro giorni di escursioni, musica, performance e dibattiti che si susseguiranno nelle diverse aree naturali raggiungibili a piedi attraverso sentieri tra i boschi, i fiumi e le montagne della Valle di Susa e delle Alpi Cozie.

Domenica 30 luglio 2017 Wu Ming 1 e Mariano Tomatis hanno guidato una «camminata-racconto» alle pendici del Rocciamelone, con destinazione Seghino, la borgata dove il 31 ottobre 2005 si svolse la prima battaglia campale tra movimento No Tav e forze dell’ordine.

Wu Ming 1 ha letto alcune pagine dal suo libro Un viaggio che non promettiamo breve (Einaudi 2016); Mariano ha raccontato storie nascoste e magiche tra Valsusa e Val Cenischia. Durante la camminata, la memoria storica di Alta Felicità ha incontrato il «passo oratorio» di Alpinismo Molotov.

Tutti i racconti sono stati raccolti nell’antologia illustrata Escursione al Seghino (2017).

Fuochi fatui, fiammelle misteriose, luci anomale: le pendici del Rocciamelone ospitano da sempre presenze sinistre e devianti. Illustrazione tratta dall’antologia Escursione al Seghino (2017).

La mappa dei luoghi dove si svolgerà l’escursione, tratta dall’antologia Escursione al Seghino (2017).

Non è paradossale che un prestidigitatore (da presto/digitus, dita veloci) sia contrario all’Alta Velocità? Particolare dall’antologia Escursione al Seghino (2017).

La rievocazione della “battaglia del Seghino” è stata il punto di partenza per riflessioni che hanno intrecciato misteri locali, lotta politica, illusionismo e alpinismo; il comune di Mompantero, su cui si è svolta gran parte dell’escursione, è un luogo ricco di affascinanti suggestioni narrative. Come scriveva Matilde Dell’Oro Hermil,

le stalle [di Mompantero] sono il nido e il nodo dal quale si svolgono le maravigliose storie, le contarole, come dicono a Novalesa; i giovani affettano di non credervi, ma piuttosto si direbbe che ne sono gelosi e l’avidità di sentirle è sempre grande; si raccolgono intorno ai vecchi e li premono di domande e si pascolano volentieri di queste parvenze di grandezza esplicando così l’innata brama di conoscere l’ignoto. Alle streghe, alle anime, ai folletti benigni e maligni si mescolano ricordi di ricchezze favolose, di miniere abbandonate, di tesori nascosti. (1) 

La camminata è stata anche l’occasione di allestire un dialogo a distanza tra Un viaggio che non promettiamo breve (2016) e alcuni libri ottocenteschi sulla Valsusa. Nel 2016 Wu Ming 1 riconosce ai valsusini un notevole «senso della frase», ovvero la capacità di adottare le parole e gli slogan giusti; un buon esempio è

la scelta di coniugare «Tav» al maschile. I media dicevano sempre «la Tav», ma in valle era il Tav. Non solo per una banale questione di concordanza («la Treno ad alta velocità» metteva prurito alle gengive), ma perché lo ritenevano un progetto viriloide, celodurista, tutto foia esibita – il buco! il buco! – e muscoli gonfiati col compressore. (2) 

Facendo eco a questo gioco di generi, nel 1880 Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana scriveva che il Rocciamelone:

per la sua popolarità [è] sopranominata la madre [...] come il Monviso ne è detto il padre(3) 

Forse non è un caso se la Lega Nord sceglie da anni il Monviso per i suoi riti druidici mentre l’Alta Felicità ha scelto di percorrere i sentieri alle pendici del Rocciamelone.

Note

1. Matilde Dell’Oro Hermil, Roc-Maol e Mompantero, Torino 1897 (I ed. 1893), p. 30.
2. Wu Ming 1, Un viaggio che non promettiamo breve, Einaudi, Torino 2016, p. 18.
3. Torino antica. Curiosità sull’inquisizione di Torino e racconti di storia patria per cura di due studiosi, Domenico Cena, Torino 1880, p. 85.

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