Mariano Tomatis, 26 maggio 2013

Donne a metà

Parigi 1896

Lâinventore del cinema à anche un mago. Rispetto ai suoi colleghi, perÃ, Georges MÃliÃs (1861-1938) ha unâarma in piÃ. Tagliando la pellicola qua e là puà compiere prodigi che a teatro sarebbero impossibili. La storia che racconta nel suo film Escamotage dâune dame au thÃâtre Robert Houdin ha un impatto gigantesco sullâimmaginario collettivo.

Coinvolge un uomo, che per dar prova dei suoi poteri, usa come strumento il corpo di una donna. Dapprima copre unâassistente con un drappo; quando lo toglie, lei à sparita. Poi riappare, ma à diventata uno scheletro. La scena verrà rielaborata dieci, cento, mille volte.

Questa à la storia dello strano potere che si esplica con la sottomissione di una donna.

New York 1900

Edwin Porter (1870-1941) ricostruisce la scena usando unâaltalena. In The Mystic Swing gli uomini sono due. Uno fa sparire una donna. Lâaltro ne fa riapparire lo scheletro.

Il salto della pellicola consente spettacoli ben pià truculenti. A farne le spese à ancora una donna. Nel film The Execution of Mary Queen of Scots (1895), Alfred Clark mette in scena la decapitazione di Maria Stuarda. Al momento giusto lâattrice à sostituita da un fantoccio, ma il risultato à molto realistico. Alcuni si convincono che una donna si sia immolata per il film.

Col tempo, le storie si arricchiscono di particolari. In Illusions funambulesques (1903) â“ un dramma di amore e morte per uomini soli â“ MÃliÃs costruisce una bambola un pezzo alla volta. Poi inizia a baciarla e le chiede qualcosa. Lei risponde di sÃ, ma à lui a muoverne la testa. Il fantoccio prende vita e lui puà usarlo per il proprio piacere. Lâuomo spoglia la donna e la coinvolge in uno sfrenato balletto dalle chiare allusioni sessuali. Poi la riveste e se ne allontana. Dopo qualche istante la assale alle spalle come farebbe un brigante. Prima la chiude in un sacco, poi la fa letteralmente a pezzi.

La storia deve avere qualcosa di irresistibile. Sembra impossibile metterne in discussione dinamiche e personaggi. Neppure Alice Guy Blache (1873-1968), la prima regista donna, si azzarda a invertire i generi. Nel suo film Scene dâescamotage (1898) Ã ancora un uomo a far sparire lâassistente, non prima di averla trasformata in uno scimmione.

Sono gli anni del Grand Guignol, il teatro che mette in scena violenze e torture sempre pià audaci. Nato a Parigi, tocca il suo apice a Londra negli anni Venti. Ed à qui che nel 1921 Percy Selbit (1881â”1938) presenta per la prima volta una delle performance pià scioccanti di tutti i tempi. Lâillusionista immobilizza una donna, legandola con delle corde. La chiude in una bara, che sega in due da parte a parte. Quando la cassa à riaperta, la donna ne esce incolume. (1) 

La âdonna tagliata in dueâ consolida, anche nel nome, lo stereotipo sessista, e ispira centinaia di trucide varianti. Ma perchà nessuno confonda i ruoli, sui cataloghi per i prestigiatori la vittima designata à sempre e chiaramente una donna. (2) 

à una donna quella che sparisce. (3)  à la donna a essere fucilata… (4)  …a essere impalata. (5)  …trafitta dalle spade. (6) 

Siamo allâinizio del XX secolo. Lo stereotipo fotografa una società patriarcale, dove il suffragio femminile à stato appena concesso. In quegli anni le sostenitrici del voto alle donne vengono trattate come pericolose terroriste. Come provocazione, Selbit offre 20 sterline alla loro leader Sylvia Pankhurst perchà si faccia tagliare in due. (7) 

The Magician Monthly, N. 2, Vol. XVII, gennaio 1921.

La donna rifiuta sdegnata, ma i giornali non perdono lâoccasione per fare dellâironia:

§Che occasione sarebbe per Selbit poter dire di aver segato in due la formidabile Sylvia, non una ma molte volte! (8) 

Per Selbit e il suo pubblico, segare in due una donna à un messaggio politico. Infierire su di lei significa tenere a bada una figura che pretenderebbe gli stessi diritti di un uomo.

Cosâà cambiato, a un secolo di distanza? Pressochà nulla. Quarantâanni fa la signora Pankhurst si augurava che il 1973 sarebbe stato lâanno della liberazione delle donne che lavorano nella magia. (9)  Oggi le donne continuano a essere trafitte, impalate, seppellite coi i topi e schiacciate tra gli applausi. Come se il tempo non fosse trascorso.

Oggi, perÃ, uno sguardo innocente su torture del genere non à pià possibile. Non parlare di corda in casa dellâimpiccato, diceva un vecchio proverbio. Oggi il telegiornale mi porta in casa la storia di Hanà Gjelaj, ammazzata a coltellate dal marito. Di Ilaria Leone, stuprata e uccisa a 19 anni. Di Antonia Bianco, trucidata dallâex compagno con un punteruolo nel cuore.

Hanà Gjelaj, Ilaria Leone e Antonia Bianco.

E quando cambio canale, non riesco a non pensarci mentre osservo un illusionista infierire sulla sua assistente. Non riesco a non provare imbarazzo per una virilità espressa in queste forme. Che cosa rivela lâostensione del potere, attraverso lo scempio simbolico di una donna? Quali remote insicurezze porta alla luce? Quale rapporto col femminile mettono in scena questi tableau?

Che cosa ci racconta uno qualsiasi tra i tanti illusionisti in cui ci si puà imbattere? Câà un uomo di mezza età che si accompagna a una giovane donna. Il fondale à quello di una scena domestica. Sembra un crudele rimando al luogo dove pià spesso si consumano le violenze. I due non si scambiano una parola, ma lei mostra di saper bene cosa deve succedere. Vi si presta sedendosi e aggiustandosi imbarazzata il vestito. Ha gli occhi del pubblico addosso, mentre lui le chiude la testa in una scatola. Difficile non solidarizzare con lei, incappucciata come un condannato al patibolo. Poi lui estrae un coltello, e con nonchalance glielo infila nella testa.

Non câà un prima e non câà un dopo. à la rappresentazione gratuita e insensata di un femminicidio.

Senza punti di riferimento, ci chiediamo se la scena incarni lâinfame massima maschilista: âQuando torni a casa, picchia tua moglie; tu non sai perchÃ, ma lei sÃ.â Ma qui la violenza à portata allâeccesso. Non una, ma due, tre, tante coltellate. La scena à ancora pià alienante per la mancanza di resistenza. La spontanea reazione di una donna di fronte alle minacce di un uomo à isterica, di terrore puro. Qui tutto grida lâassoluta, grigia normalitÃ. Poco dopo compaiono in scena dei ceppi, altro strumento di tortura cui la malcapitata si presta con altrettanta docilitÃ. Ha lo sguardo costretto a terra, e noi spettatori non abbiamo alcun indizio sulla colpa che sta scontando. Una spada ne trafigge il collo, poi le braccia. La ragazza ne uscirà indenne, ma siamo sicuri che la lama non lasci ferite? Mi torna in mente Lorella Zanardo e il suo documentario Il corpo delle donne (2009):

§Ci si puà far infilare sotto un tavolo di plexiglas, si puà assumere la funzione di gambe del tavolo, passare molto tempo là sotto accucciata, mantenendo la leggerezza di un gioco? Senza che da qualche parte recondita del nostro corpo non si produca una ferita? E cosa sentiamo noi, di qua dallo schermo? …Là alla tv câà una donna che un uomo sta mettendo al posto delle gambe di un tavolo. (10) 

Neanche Lucy Fischer crede che si tratti di un gioco. In un articolo sul ruolo della donna nella magia si chiede:

§Se lâuomo avesse voluto solo giocare con la donna, perchà ha concepito una tale camera degli orrori? (11) 

Al termine della rappresentazione, la giovane sa che gli applausi sono per lâuomo. Lei à solo un oggetto di scena. Un corpo da profanare per il divertimento di chi applaude. Lo strumento che conferma il potere di un uomo.

Scene come questa si ripetono tutti i giorni, sui palchi di tutto il mondo. La dinamica à entrata cosà profondamente nellâimmaginario da non sollevare alcuna obiezione. Non uno spettatore che si alzi a gridare quanto siano becere e fuori dal tempo le dinamiche rappresentate.

Che cosa ci intrappola dentro storie cosà violente e volgari? Il punto non à proibire la messa in scena del femminicidio. Forse, perÃ, abbiamo bisogno di parole che offrano storie pià raffinate.

Educare alla complessitÃ

Edgar Allan Poe (1809-1849) scriveva che

§la morte di una bella donna à senza dubbio lâargomento pià poetico del mondo. (12) 

Il corvo della sua pià nota poesia tormenta il suo protagonista. Sospettiamo che lâuomo abbia ucciso la compagna, e lâanimale ne incarna la voce della coscienza. Câà una donna, câà un assassino, ma câà anche una voce interiore, unâangoscia che non dà pace al carnefice. Câà una storia che ci educa alla complessitÃ.

Giocare con gli stereotipi

Non ci à preclusa neppure lâopportunità di giocare con questi temi, ma la ricerca del giusto equilibrio à difficile. Loredana Lipperini scrive che

§giocare con i simboli, e con gli stereotipi, presuppone una consapevolezza […] potente e […] granitica del gioco medesimo. (13) 

Gli esempi sono pochi. Ne La nave della morte (1944) Orson Welles (1915-1985) e Marlene Dietrich (1901-1992) mettono in scena una rappresentazione ricca di raffinate e ironiche sfumature.

La donna acconsente a farsi segare in due, mantenendo un innaturale sguardo sornione. Lâuomo delega due marinai a svolgere per lui il lavoro di fatica. Welles à ritratto in secondo piano, mentre mima un prestigiatore compulsivo: non riesce a smettere di fare magie, in unâinfantile ricerca di conferme dei suoi poteri. Completato il taglio, la Dietrich scoppia a ridere: la lama le ha appena fatto il solletico. Le gambe se ne vanno per conto loro, e il numero si conclude. Nella scena successiva, la situazione si capovolge, ed à la Dietrich ad avere la meglio. Welles cerca di ipnotizzarla, ma à lui a finire in catalessi.

Lo shock come denuncia

Poi câà chi ha scelto lo shock per denunciare la crudeltà dietro questi spettacoli. Gli illusionisti di Las Vegas Penn & Teller hanno portato nella magia quello che Quentin Tarantino ha portato al cinema: una violenza cosà eccessiva da diventare parodia di se stessa. Quando i due mettono in scena la morte di qualcuno, questa à irreversibile, come la morte vera.

In una recente esibizione segano in due una donna e non si sognano neanche di ricongiungerla. (14)  Come nella pornografia, la scena à iperreale, e lo spettacolo talmente truculento da essere vissuto come un pugno nello stomaco. Come fa notare Francesca Coppa (15) , Penn & Teller costringono gli spettatori a fare i conti con lâinsensata crudeltà del numero, ma ancor pià con la crudeltà che contraddistingue il pubblico stesso. «Ti rendi conto di quello che applaudi?», sembrano chiedergli con le loro performance.

Raccontare storie diverse

Oggi non ci à pià concesso uno sguardo ingenuo. Dobbiamo interrogarci a fondo sulle storie che raccontiamo, e provare a raccontare storie diverse. Come scrive Iaia Caputo:

§Siamo, in fondo, animali narranti. Ignari delle nostre storie, smemorati di racconti, ci condanniamo ad assistere atterriti al dispiegarsi di una violenza che, se non viene educata o sublimata, ha il volto dellâordinaria barbarie quotidiana del nostro tempo. (16) 

à ora, per noi uomini, di resistere a tale barbarie, e strapparci dalla carne il richiamo della violenza e il gusto della sopraffazione. Sarebbe lâunico potere di cui andare fieri. (17) 

Per condividere il cortometraggio usa questo link: http://tinyurl.com/donneameta

Note

1. La storia della donna tagliata in due à analizzata estesamente in Jim Steinmeyer, âAbove and Beneath the Sawâ in Art & Artifice and Other Essays on Illusion, Carroll & Graf Publishers, New York 2006, pp. 77-106.
2. Joseph Dunninger, Complete Encyclopedia of Magic, The Hamlyn Group Ltd., New York 1967, p. 68.
3. Joseph Dunninger, op. cit., p. 223.
4. Joseph Dunninger, op. cit., p. 102.
5. Joseph Dunninger, op. cit., p. 271.
6. Joseph Dunninger, op. cit., p. 279.
7. The Magician Monthly, N. 2, Vol. XVII, gennaio 1921.
8. Ibidem.
9. Abracadabra, Vol. 54, dicembre 1972, p. 498.
10. Lorella Zanardo, Il corpo delle donne, Feltrinelli, Milano 2011, p. 197.
11. Lucy Fischer, âThe Lady Vanishesâ in Film Before Griffith, University of California Press, Los Angeles 1983, p. 345.
12. Edgar Allan Poe, âThe Philosophy of Compositionâ in Grahamâs American Monthly Magazine of Literature and Art, Philadelphia, aprile 1846.
13. Loredana Lipperini, Ancora dalla parte delle bambine, Feltrinelli, Milano 2010 cit. in Lorella Zanardo, op. cit., p. 197.
14. Fu Richiardi Jr. â“ al secolo Aldo Izquierdo (1923-1985) â“ il primo a concludere il numero della donna segata in due senza ricomporre le due metÃ. Lâartista fu molto criticato per il livello di realismo e violenza dei suoi spettacoli di illusionismo.
15. Francesca Coppa, âThe Body Immaterial: Magicianâs Assistants and the Performance of Laborâ in Francesca Coppa, Lawrence Hass e James Peck, Performing Magic on the Western Stage, Palgrave MacMillan, New York 2008, p. 100.
16. Iaia Caputo, Il silenzio degli uomini, Feltrinelli, Milano 2012, p. 189.
17. La donna di picche che chiude il documentario à un riferimento a questo.

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