Mariano Tomatis, 21 settembre 2014   

L’ascesa al monte Musinè: un laboratorio di meraviglia

Domenica 21 settembre 2014 ho guidato, per la manifestazione Torino Spiritualità, una camminata spirituale “sulle orme della meraviglia” verso la vetta del monte Musinè. Lo scopo era quello di “incrociare strade e sentieri, riallacciare memorie e pensieri, ritrovare la meraviglia insita nella Natura e lasciarsi sorprendere dall’incanto e dal mistero delle montagne.” Qui di seguito, un racconto della giornata.

Il bus ci attende a Torino su un lato di piazza Vittorio Veneto. La comitiva è composta da 11 partecipanti. Completiamo il gruppo io e lo storico dell’alpinismo Enrico Camanni.

La meta della camminata – il monte Musinè – si staglia solitaria all’imbocco della Val di Susa e ci attira a sé attraverso i vetri della navetta. La lieve foschia non impedisce di scorgerne la croce sulla cima, ora delle stesse dimensioni di un moscerino sul parabrezza. Tra poche ore la incontreremo nella sua rutilante imponenza.

Il monte Musinè (1150 m.) visto dallo svincolo di Pianezza.

A Caselette incontriamo la guida escursionistica Valentina Salerno. Più tardi scopriremo che sulle spalle porta lo zaino di Mary Poppins: tra libri naturalistici, kit di pronto soccorso e viveri ha il necessario per provvedere a qualunque cosa potremmo aver dimenticato a casa; ce ne accorgeremo quando, a un certo punto, ci offrirà un paio di bastoncini supplementari per la discesa. Conosce strade e insidie, regola il passo sui nostri ritmi, ha già in mente i (pochi) punti in piano dove fermarci per le letture.

Partiamo dal campo sportivo del paese, la cui strada è costeggiata da murales volgari e razzisti. Scherziamo sulla loro rilevanza archeologica: oggi conosciamo gli uomini preistorici attraverso i segni che lasciavano sui muri; quelle testimonianze lasciate ai pronipoti del 5000 d.C. evidenziano gli aspetti peggiori dell’odierna civiltà umana.

A me è affidata l’introduzione alla giornata. Citando L’arte di stupire, racconto che i fan del wrestling si dividono in due categorie:

i Mark e gli Smart. I primi prendono per vero tutto quello che accade dentro e fuori il ring: le botte, gli insulti, le rivalità tra gli atleti, i siparietti dietro le quinte. Per loro, il wrestling è uno sport che premia il perfetto mix tra muscoli, agilità e astuzia. Gli Smart sono più avveduti: lo considerano uno spettacolo messo in scena dai wrestler, attori/stuntmen che recitano una parte in una trama messa a punto da un team di autori. Secondo loro il wrestling è una forma di intrattenimento senza alcuna vera competitività. (1) 

Ritroviamo gli stessi atteggiamenti davanti a qualunque finzione, ed è un errore pensare di dover scegliere una volta per tutte tra l’uno o l’altro; un sano equilibrio tra i due è, al contrario, l’unico approccio pienamente compatibile con la realtà liquida in cui ci muoviamo. I fan del wrestling in grado di esercitare questo atteggiamento si chiamano Smark.

Il monte Musinè è così carico di storie insolite da essere (anche) una palestra per esercitare una credulità distaccata – la stessa capacità che esercitiamo quando ci commuoviamo di fronte a un film senza dimenticare che si tratta di una finzione messa in scena da un attore.

Edicola votiva dedicata alla Madonna della Consolata.

La prima parte del percorso è agevole: il sentiero di ciottolato attraversa un bosco ombreggiato; sui lati della stradicciola ci accompagna la Via Crucis fatta installare tra il 1854 e il 1857 dal conte Carlo Cays.

Se in origine il percorso serviva a ricordare i patimenti del Cristo, qualcuno ha avuto la bella idea di rinnovarne il messaggio: duemila anni dopo, a portare la croce saremo noi – suggeriscono alcuni volantini dedicati all’EXPO2015 e al suo devastante (e tentacolare) impatto sociale, economico ed ecologico.

Valentina e Enrico fanno capolino dietro la Stazione XI della via Crucis. In lontananza,
Sofia rileva l’assenza di licheni da un’incisione, denunciandone così l’origine moderna.

Il sole è piacevolissimo ed è ora di liberarci dalle giacche. Durante una pausa ci chiediamo se qualcuno abbia mai effettuato la salita con un contatore Geiger, per rilevarne la leggendaria radioattività. Sofia, del CICAP Piemonte, ci racconta di averlo fatto. Risultato: il Musinè sembra addirittura averne meno rispetto alle montagne circostanti. Il sospiro di sollievo dura poco: è piuttosto l’asbesto a essere in concentrazioni più elevate della media. Una settimana fa Sofia ha tenuto una conferenza sulle montagne misteriose in Piemonte; scopriamo che il Musinè ha un gemello misterioso vicino a Cuneo: la Bisalta.

Sosta a Sant’Abaco. A destra, Eleonora.

Una sosta presso la chiesetta di Sant’Abaco è l’occasione per raccontare la storia di quattro immigrati torturati e decapitati a Roma; in tempi di ISIS, è interessante riportare a galla i giorni in cui eravamo noi a tagliare le teste. Vittime della barbarie: Abaco, suo fratello Audiface e i genitori.

Prima dell’avvento dell’aeronautica, “decollati” voleva dire una e una cosa sola.
Laurentius Surius, De probatis sanctorum historiis, Vol. 1, Gerwin Calenius & Johann Erben Quentel, 1576, p. 1013.

Dalla cappella in avanti, la strada si fa più sconnessa e ripida. Valentina ha scelto per noi il percorso più panoramico. La vista abbraccia un orizzonte via via più vasto e la foschia, sempre più fitta, confonde il confine tra terra e cielo.

Salendo il gruppo resta compatto, ci regoliamo su una velocità media e tutti sembrano affrontare il ripido sentiero con una certa tranquillità. L’occhio vigile di Valentina mette sicurezza. Il percorso è l’occasione per raccontarsi vicendevolmente.

C’è Piera che fa l’educatrice in un asilo nido. Condividiamo una certa curiosità per la spontanea meraviglia che si scorge negli occhi dei bambini. Una mia amica porta spesso il figlio di 3 anni in stazione, a vedere i treni partire. La stessa attività non è più così eccitante per me, quasi quarantenne. Per meravigliarsi davanti a una locomotiva, cosa sa quel bambino che io non so più? O viceversa, sono io ad aver imparato qualcosa che dovrei riuscire a dimenticare?

C’è Maria, arrivata ieri con il treno da Capua (CE): veterana delle camminate spirituali, fa trekking nel casertano ma le piace mescolare la passione per montagna e quella per la letteratura. Ama creare performance sonore, intrecciando parole e musica in reading che poi condivide su YouTube. Ci troviamo a discorrere di patafisica e ridiamo della vecchia predicatrice di Kerouac, che sputava per terra nei giardini di San Francisco a Chinatown. Sogna di visitare la West Coast prima che ci lasci anche Ferlinghetti.

C’è Eleonora, avvocato e attrice di Torino, che da qualche tempo ha trovato una brillante sintesi tra le due discipline: il suo spettacolo “Per questo!” è un one woman show che racconta la storia di Giovanni Falcone e del pool anti-mafia. La prossima replica torinese è la numero 94.

A metà percorso sostiamo su un ampio poggio panoramico.

Siamo più vicini al cielo e anche i soggetti delle storie diventano più eterei. Era il 1960 quando il primo disco volante fu avvistato sul Musinè da una famiglia di Mathi (ma secondo Luigi manca una “t”). Nomino Paolo Fiorino: è lui l’uomo da ringraziare per l’impressionante mole di documenti sul Musinè che ha voluto condividere con noi. La sua collezione personale è un tesoro inestimabile per chi va a caccia di storie insolite. Il primo reperto è un disegno realizzato dal testimone dell’avvistamento del 1960:

Ricostruzione del primo avvistamento UFO sul Musinè (Archivi Paolo Fiorino, 13 luglio 1960).

Come me, Luigi è un giapster torinese. Ci siamo conosciuti il giorno prima, durante la presentazione de L’armata dei sonnambuli con Wu Ming 1 alla libreria “Il ponte sulla Dora”. A lungo impiegato nell’IT, oggi si occupa di traduzioni e ha la passione per la scrittura. Con lui, la passeggiata si configura come un’escursione di Alpinismo Molotov.

C’è anche Alessandro, che a Torino gestisce un grande loft in cui ospita performance artistiche, danza e teatro: gli piace unire il piacere della camminata alla ricerca di nuove e originali forme espressive per i suoi spazi.

Beatrice è la mascotte del gruppo: salta da una roccia all’altra come un cerbiatto, sotto l’occhio vigile dei genitori. Non un filo di sudore fa capolino dai suoi capelli ricci. Il segreto è nella mela che ha addendato durante l’ultima sosta: non c’è spazio per merendine confezionate nel suo zainetto.

Ci fermiamo per un’ultima volta prima dello strappo finale. In assenza di spazi larghi, ci si sistema come può.

Le vicende rievocate si fanno via via più surreali. Votiamo Absu Ismaily Swandy come il personaggio più improbabile che abbia mai gravitato intorno al monte. Un alieno di 256 anni non si vede tutti i giorni.

Corriere d’informazione, 6.12.1973.

Segue la parte di sentiero più impegnativa: nei giorni scorsi ha piovuto molto, il fitto bosco ha impedito al sole di asciugare il fango e il fondo è scivoloso. La catena installata a pochi metri dalla sommità torna utile per aggrapparsi. E in pochi minuti siamo in cima. A valle, i campanili non hanno ancora battuto il mezzogiorno.

Ad attenderci, l’orribile Grande Opera di Don Francesco Pautasso:

Una volta realizzata l’imponente croce in cemento di 15 metri, incapace di mettere d’accordo i quattro comuni a valle, il sacerdote dovette accollarsi metà della spesa di circa 30 mila euro. Proviamo a immaginarne 600 mila, una accanto all’altra. Tanto ci costeranno i lavori per la linea ad Alta Velocità Torino-Lione. Ma questa volta non ci sarà don Pautasso a pagarla per noi.

Il racconto di don Pautasso letto sulla cima del Musinè.

Sulla sommità del monte incontriamo Davide, un altro giapster. L’escursione Molotov è seguita anche da lungi: Mr Mill invoca su Twitter un passaggio extraterrestre per raggiungerci.

Altri si vogliono vedere dall’alto e chiedono una foto:

Sulla placca che individua la sommità del monte firmiamo un libro di vetta personalizzato.

Raggiungiamo la palina militare su cui ignoti hanno applicato una strana placca dal contenuto esoterico. Definisce il Musinè “un punto elettrodinamico” (!) e fa riferimento ad “astrali entità” tra cui figurano Gesù Cristo, Buddha e Gandhi.

QUI È L’UNA ANTENNA DEI 7 PUNTI ELETTRODINAMICI CHE DAL PROPRIO NUCLEO INCANDESCENTE VIVO LA TERRA TUTTA RESPIRA EMETTE VITA. QUI OPERANO LE ASTRALI ENTITÀ CHE FURONO: HATSHEPTUT, ECHNATON, GESŁ IL CRISTO, MAOMETTO, CONFUCIO, ABRAMO, IL BUDDHA, GANDHI, MARTIN LUTHER KING, FRANCESCO D’ASSISI E ANCHE TU SE VUOI ALLA FRATELLANZA COSTRUTTIVA TRA TUTTI I POPOLI. PENSACI INTENSAMENTE, 3 MINUTI PENSIERO È COSTRUZIONE.

Vanni svela di essere un illusionista. Noto per le sue “meraviglie multiple” e attento nella cura delle narrative dietro ogni gioco di prestigio, lavora come prestigiatore presso il parco divertimenti Movieland e ha preso ferie per esibirsi con noi in quota. È bello poter dire «Io c’ero» nel giorno del primo incontro tra escursionismo e mentalismo. Oggi è anche l’equinozio: la magica coincidenza non può essere casuale.

Ispirandosi alla strana “antenna elettrodinamica”, Vanni ha con sé un bullone, che fissa a un filo per improvvisare un pendolo. Coinvolge Maria, le chiede di pensare a un’entità astrale “positiva” e di scriverne il nome su un biglietto da visita. Per produrre un certo contrasto, invita altri sei a scrivere su altrettanti biglietti delle cose “negative” (qualcuno nomina l’EXPO2015, la TAV e l’omofobia). I sette biglietti vengono mescolati e appoggiati a una pietra, con le scritte rivolte verso il basso. Piera avvicina il pendolo a ciascuno, invitata a cercare il magnetismo “positivo” in mezzo ai biglietti carichi negativamente.

Mentre il bullone sembra muoversi per proprio conto, protoni Mark ed elettroni Smart fanno scintille. Con un processo di selezione, Piera isola tre biglietti da visita, poi uno. Si capovolgono gli altri: ognuno riporta “cose” negative. Il più eversivo mostra la parola “soldi”. L’unico biglietto ancora da svelare riporta l’entità astrale pensata da Maria. Piera è riuscita a individuarla con il suo pendolo, ma a indovinarne l’identità è Vanni. Sembra intuirlo dal movimento degli occhi di Maria e lo annuncia con sicurezza: si tratta del Buddha. La ragazza conferma tra gli applausi.

Ci si sposta ai piedi della croce per un rilassato pic-nic.

Al termine del pranzo è il turno del secondo mentalista in quota. Ho conosciuto Emanuele qualche mese fa, restando incantato dalle sue doti sceniche e dalla solidità delle storie che mette in scena. Anche il suo numero è stato creato intorno alle storie del Musinè. Si riparte da don Pautasso, e quattro spettatori diventano i rappresentanti dei quattro comuni in lotta. Caselette, Almese, Rivera e Valdellatorre si schierano accanto a lui e scelgono liberamente una carta ESP.

A sinistra: Beatrice e la mamma osservano il papà che interpreta
il rappresentante di Almese. Con lui: Piera, Sofia e Alessandro.

Sono quattro carte diverse: un cerchio, delle onde, un quadrato e una stella. I simboli rappresentano i pareri discordanti. Chiusi in una busta, vengono fissati al collo di ciascuno. I partecipanti vengono poi bendati e invitati a immergersi in un sogno lucido.

Ci chiediamo intanto cosa pensino di un rituale tanto bizzarro gli attoniti passanti. Quali voci giungeranno alle orecchie degli organizzatori di Torino Spiritualità? Osserva questa foto e prova a immaginarla fuori contesto. La magia spiazza, sempre. Anche quando è “solo” (?) illusionismo.

Sono seduti intorno a un tavolo, nella canonica di Caselette. Nel sogno, il conflitto si scioglie: si trova un accordo e ci si decide per l’erezione di una croce.

Una volta sbendati, i quattro aprono la propria busta. I simboli si sono trasformati in una croce, e dall’alto della sua imponenza, una placca di bronzo sul monumento di don Pautasso annuncia il finale dell’effetto magico: le parole “In Hoc Signo Vinces” si riferiscono al simbolo della croce – ma nel clima post-onirico in cui Emanuele ci ha proiettati, non è chiaro se a quella di cemento o a quella sulla carta.

In Hoc Signo Vinces, “con questo simbolo [la croce] vincerai”.

Primi mentalisti a esibirsi in quota, Emanuele e Vanni lasciano la loro firma sul libro di vetta. Da recensore, plaudo alla perfetta costruzione dei numeri messi in scena, plasmati direttamente sugli oggetti e sulle storie che abbiamo incontrato sulla cima del Musinè: un’attenzione rarissima, in genere riservata a clienti danarosi che impongono di coinvolgere un prodotto nella routine magica, facendone occasione di marketing. Qui in quota, tra punti elettrodinamici e sacerdoti poveri in canna, due effetti magici del genere profumano di rivoluzione; commentando l’escursione, Wu Ming 1 individuerà in questo approccio alla montagna

fortissimi tratti di originalità: chi mai aveva messo insieme escursionismo, debunking ufologico, lotta di classe e mentalismo?!

Prima di iniziare la discesa, e per coronare i numeri di illusionismo, leggiamo le vicende di due burle dall’enorme effetto mediatico. Alle orme di giganti realizzate nel 1973 sulla neve da Mario Bariona Stampa Sera di Torino dedica sei colonne:

“Strane orme in Val Susa”, Stampa Sera, 5 dicembre 1973.

Il menhir farlocco su cui compare un disco volante, svelato come burla nel 1988, è ancora sulla copertina dell’edizione 2013 del libro Musinè di Giuditta “Mark” Dembech.

Affrontiamo la discesa lungo un percorso più ombreggiato e ripido, che attraversa il bosco di Ramà e concede un certo sollievo alle caviglie nei pressi di un piccolo pianoro. Ci fermiamo per consultare i misteriosi piani dei sotterranei della montagna: c’è chi ha individuato (forse in sogno) un gigantesco complesso che si estenderebbe per chilometri, sotto la roccia.

Sezione della base sotterranea extraterrestre (Archivi Paolo Fiorino.)

A farci sognare è un pozzo dalla base squadrata. Si inoltra nel ventre della montagna, conducendo chissà dove. Tronchi di legno lo recintano con premura. Al mio annuncio che lì vivono degli gnomi, Beatrice si avvicina per sbirciare guardinga.

La discesa è piacevole, il sole si è nascosto dietro le nuvole e non si suda troppo. Una seconda sosta ci consente di rievocare Peter Kolosimo, il “guerriero dell’Immaginario” che sul Musinè scattò la fotografia che finì sulla copertina del suo Italia mistero cosmico. Il posto migliore dove collocare la sua foto con il pugno chiuso è a sinistra di una coppella.

Peter Kolosimo a sinistra di una coppella sulla cima del Musinè.

Affrontiamo gli ultimi tornanti con un anticipo di nostalgia: Enrico ha migliaia di passeggiate alle spalle, ma ci confessa che questa è stata tra le più divertenti e scanzonate. Ci fermiamo a Caselette per sorseggiare un caffè e gustarci una bibita fredda. Distribuisco ai partecipanti una copia di Camminata spirituale sul monte Musinè, l’antologia che raccoglie le storie che hanno accompagnato l’escursione. Wu Ming 1 l’ha definita

una guida al Musinè inaudita ed eversiva, diversa sia da quelle escursionistiche sia da quelle paranormal-mysteriche da giacobbini (con due b!)

In tutti è chiara la sensazione che stiamo sperimentando forme di alpinismo completamente inedite. Senza urlarlo in modo esplicito, la copertina del libro dichiara la potente influenza di Wu Ming 1 su questa sperimentazione: lui avrebbe dovuto guidare l’escursione, ma un infortunio al ginocchio gliel’ha impedito. Al suo libro Point Lenana (leggi qui la mia recensione), scritto con Roberto Santachiara, devo uno sguardo sulla montagna come

costruzione culturale e storica potenzialmente oggetto di critica e demisticazione, come luogo dove si trovano specifiche contraddizioni, come terreno di conflitto tra usi del territorio diversi e incompatibili e come deposito di storie e segni di passate rivolte, resistenze, repressioni. (2) 

Point Lenana (Einaudi 2013) prende l’avvio da un altro libro di alpinismo insolito e spiazzante: No picnic on mount Kenya (1954) di Felice Benuzzi. Alla sua copertina mi sono ispirato per Camminata spirituale sul monte Musinè:

Sul retro di copertina della mia antologia lascio la parola a Benuzzi, che pur sedotto dal pensiero di stendere un velo esoterico su ciò che ha incontrato sulla montagna, sceglie la via della divulgazione e della condivisione.

«Ssss», fischiò il vento, e come nelle fiabe aggiunse, sussurrando: «Quello che avete appreso quassù dei meravigliosi segreti del Monte, conservatelo per voi. Non raccontate nulla ad anima viva». Io, invece, testardo, ne ho scritto un libro. (3) 

Se fosse stato vivo oggi, non ne avrebbe solo scritto: probabilmente ne avrebbe reso disponibile il PDF su Internet. Scelgo di seguirlo e ne carico la versione elettronica in archive.org.

Se qualcuno vorrà vivere la salita al Musinè facendosi accompagnare dalle storie raccontate quest’oggi, gli basterà portarsene in quota una copia scaricata da qui e farsi guidare dalla scansione temporale suggerita.

Una coltre di nuvole incombe sul Musinè quando ripartiamo con il bus da Caselette.

Anche il cielo, scoprendo e ricoprendo la luce del sole, ha giocato sull’equilibrio tra Mark e Smart. Quella strana luce? Un UFO. O forse no.

Smark is the way.

Note

1. Mariano Tomatis e Ferdinando Buscema, L’arte di stupire, Sperling & Kupfer, Milano 2014.
2. Wu Ming 1, “#AlpinismoMolotov. No Picnic on Rocciamelone”, Giap, 3.8.2014.
3. Felice Benuzzi, No picnic on Mount Kenya, Readers Union, 1953.

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