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L'elefante grigio di Bryan Adams

Lunedì 26 aprile 2010 by Mariano Tomatis

Immaginate che qualcuno vi chieda: "Esiste la telepatia?". Ecco una possibile risposta.

Raccontate che da molti anni state facendo esperimenti in questo campo, e che volete fare un tentativo con i presenti. Rivolgetevi ad una persona in particolare, ma invitate tutti a eseguire mentalmente le indicazioni che darete. Cominciate così: "Pensa ad un numero tra 2 e 9. Moltiplicalo per 9. Hai raggiunto un numero composto da due cifre: sommale tra loro." In altre parole, se sono arrivati a 63, dovranno calcolare 6+3 che fa 9. "Sottrai 5 al numero che hai ottenuto. Bene, ora dovrai trovare la lettera dell'alfabeto che corrisponde al numero cui sei arrivato. Se si tratta dell'1, sarà la A; il 2 corrisponde alla B; il 3 sarà la C, eccetera..." Aspettate che tutti abbiano contato fino alla propria lettera, poi aggiungete: "Pensa ora ad una nazione che comincia con quella lettera. Tieni bene a mente questa nazione. Prendi ora la lettera successiva nell'alfabeto: se stavi pensando alla nazione con la C, ora passa alla D. Pensa ad un animale che comincia con quella nuova lettera. Visualizzalo bene nella tua mente, magari concentrandoti anche sul suo colore... Immaginalo nella nazione che hai pensato prima... Ma no! Non ci sono elefanti grigi in Danimarca!"

Se presenterete questo esperimento con i tempi giusti, facendo in modo che i presenti possano effettuare correttamente tutti i calcoli, tutti salteranno sulla sedia e vi chiederanno: "Ma come hai fatto?! Leggi davvero nel pensiero?!" Scoprirete, infatti, che tutti hanno pensato ad un elefante grigio in Danimarca. Com'è possibile?

Pur utilizzando la matematica per funzionare, questo gioco consente di leggere un pensiero che non ha niente a che vedere con i numeri: questo particolare lo rende piuttosto curioso, perché se all'inizio qualcuno può pensare che si tratti del solito giochino aritmetico, alla fine è costretto a chiedersi come abbiate fatto a leggere nel suo pensiero delle immagini così complicate come un animale e addirittura la nazione in cui si trova. La matematica, infatti, serve a "forzare" un particolare pensiero, ma poi si nasconde, lasciando soltanto delle immagini visive che sono le stesse per tutti - e che quindi consentono di presentarlo anche a platee molto numerose. L'ingegnoso principio su cui si basa è un criterio di divisibilità.

Se prendiamo un numero qualsiasi, esiste un modo molto semplice per vedere se è divisibile esattamente per 9: basta sommare le sue cifre più e più volte, fino ad arrivare ad una sola cifra. Se la cifra finale è un 9, allora il numero iniziale era divisibile per 9; in caso contrario, non lo era. Il numero 12345678 è divisibile per 9: sommando le sue cifre una prima volta (1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 + 8 = 36) e poi una seconda volta (3 + 6 = 9) si arriva a 9. Il numero 123456 invece non lo è: infatti 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 = 21 e 2 + 1 = 3.

La bizzarra proprietà che possiedono tutti i numeri divisibili per 9 deve avere illuminato la mente di qualche apprendista stregone del passato, che ha ragionato così: se io faccio pensare un numero qualsiasi, mi sarà difficile indovinarlo; se questo stesso numero lo faccio moltiplicare per 9, sarà altrettanto difficile, ma avrò fatto un passo in avanti, perché il risultato possiederà proprio la curiosa proprietà che possiedono tutti i multipli di 9! Posso quindi sfruttarla facendo sommare tra loro le cifre del numero ottenuto: il risultato non potrà che essere 9.

Proviamo. Pensiamo al numero 3. Moltiplicandolo per 9 otteniamo 27. Sommando le sue cifre 2+7 otteniamo proprio 9. Molto astuto! L'apprendista stregone ci ha fatto partire da un punto qualsiasi ma ci ha condotti dove voleva lui, e ora potrebbe fingere di leggerci il numero 9 nel pensiero.

Il gioco potrebbe concludersi qui: il numero 9 è infatti una sorta di "buco nero" che attira tutti i numeri pensati dai presenti. Non importa se persone diverse hanno iniziato pensando a numeri differenti: dopo aver moltiplicato il proprio numero per 9 e sommato le cifre del risultato, tutti finiranno per pensare al numero 9. Ma "leggere nel pensiero" a questo punto sarebbe banale: dobbiamo dar tempo alla matematica di nascondersi. Facciamo ancora un passo chiedendo di sottrarre 5. Siamo certi che, a questo punto, tutti staranno pensando al 4. Ora passiamo alle lettere: è il momento in cui la matematica sparisce e si entra nel mondo delle parole. La lettera corrispondente al numero 4 è la D, e l'unica nazione che viene in mente è la Danimarca; è davvero improbabile che qualcuno pensi al Darfur! Il primo animale che viene in mente che inizia con la lettera successiva è, ovviamente, l'elefante; è estremamente difficile che venga pensato l'ermellino. Il colore dell'animale va ovviamente da sé.

Non sottovalutate questo esperimento: nel corso del World's Greatest Magic Show del 1995, uno dei più importanti appuntamenti televisivi americani dedicati alla magia, il più grande mentalista vivente, Max Maven, presentò il gioco dell'elefante grigio con enorme successo.

Lo stesso gioco venne incluso in un video musicale di Bryan Adams, che realizzò un vero e proprio filmato interattivo - e l'elefante finì addirittura sulla copertina dell'album! Eccolo qui di seguito. Giocateci tenendo conto che, in inglese, Danimarca si dice "Denmark".

Per testimoniare l'impatto che può avere questo gioco, riporto qui di seguito la lettera che mi ha mandato E.S. dopo avermi sentito presentare il gioco alla radio:

Gentile dottor Tomatis,
ieri, mentre ero in macchina e guidavo, ho sentito e seguito un suo gioco che proponeva di partire da un numero tra 2 e 9 e terminava con un elefante grigio in Danimarca. Via via facevo le operazioni come da lei indicato e mi sono magicamente trovata con l'elefante grigio in Danimarca, quindi, quando lei ha concluso con un "ma non ci sono elefanti grigi in Danimarca!", per poco non tamponavo per la sorpresa e il divertimento! Naturalmente muoio dalla voglia di far bella figura con tutti i miei amici proponendo questo gioco, e soprattutto vorrei tanto capire come funziona. Ho cercato questo geniale indovinello sul suo sito ma non l'ho individuato. Me lo potrebbe scrivere, o dirmi dove posso trovarlo?
La ringrazio moltissimo per l'attenzione!

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Prevedere un disastro aereo con la matematica

Sabato 24 aprile 2010 by Mariano Tomatis

La recente eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajöku ha creato seri problemi all'industria dell'aeronautica: la nube di cenere che si è levata ha paralizzato gli aviotrasporti, e diverse equipe di matematici e meteorologi sono state coinvolte al fine di elaborare modelli previsionali per evitare disastri aerei.

Tali modelli hanno scatenato grandi polemiche. Nel suo articolo "Caos nube, calcoli sbagliati nei pc"(1) Marco Zatterin scriveva su La Stampa:

La responsabilità globale di accertare le conseguenze di un'eruzione è affidata a [...] i centri per la consulenza sulle ceneri vulcaniche. L'Islanda ricade sotto quello di Londra che, come da regolamento, da giovedì ha cominciato elaborare una fotografia della situazione sulla base del modello matematico di dispersione Name [...] un software che unisce fattori come l'intensità dei fumi, le osservazioni satellitari, il meteo. Poi disegna una mappa. La quale, però, non è pienamente attendibile per due motivi: esistono ceneri trasparenti non visibili dallo spazio, dunque la misura e lo spessore sono dubbi; non si sa a che punto esse diventano pericolose per i motori.

Sin dall'agosto 1977, quando avvenne la grande eruzione del vulcano giapponese Usu, il Progetto DHARMA aveva elaborato un preciso modello matematico intrecciato a concetti di meteorologia e di psicologia, che consentiva di prevedere i disastri aerei.

In questo esperimento interattivo, il dottor Pierre Chang vi offre la possibilità di testare le vostre capacità precognitive: riuscirete a prevedere (e prevenire) un disastro aereo? Mettetevi alla prova!

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(1) L'articolo è qui

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Indovinala, grillo!

Giovedì 22 aprile 2010 by Mariano Tomatis

Passeggiando tra le bancarelle di un mercatino delle pulci a Cesena, mi sono imbattuto in una rara copia del 1907 di Indovinala, grillo! - o come recita più compiutamente il suo titolo

Indovinala Grillo cioè le finte sorti. Opera curiosa, onesta e bella di sessanta dimande Alle quali per via d'Aritmetica sono fatte 22 Risposte ciascheduna domanda in versi Poetici, per passare il tempo in Veglie ed onorate Conversazioni


Istruzioni del gioco

Si tratta di un vecchio libro oracolare, pubblicato la prima volta in Toscana nel 1808 da Innocenzo Paribonda: su una tavola sono riportate 70 domande da rivolgere al libro ("Se sarà abbondanza o carestia quest'anno", "Se l'amante è fedele", "Se morirai povero o ricco"...); dopo aver scelto l'interrogativo da porre, si estrae a sorte un numero tra 1 e 22, e attraverso un semplice gioco di somme e differenze, si ottengono due numeri - N e P. Il libro invita dunque a leggere la riga N della pagina P, e qui si trova, espressa in forma poetica, una risposta alla domanda posta all'inizio.

L'edizione da me trovata, pubblicata a Napoli quasi un secolo più tardi in forma anonima(1), è così presentata:

Edizione corretta e accresciuta di una facilissima operazione per sapere il nome e l'età di qualsivoglia persona tanto Uomo che Donna

Rispetto al testo originale, l'ignoto autore ha inserito nelle ultime pagine un semplice gioco di lettura del pensiero: una persona viene invitata a trovare il suo nome nella tabella di sinistra e poi in quella di destra, dicendo a voce alta in quali riquadri si trova. Il mago è così in grado di indovinare il nome.


Le due tabelle per indovinare il nome

Le istruzioni sono scritte malissimo, e purtroppo non c'è alcuna logica matematica dietro questo effetto: a differenza del geniale libretto di Andrea Ghisi Laberinto datato 1616, che era basato sulla logica dei moderni Librogame, nella versione del gioco telepatico pubblicato su Indovinala, grillo! non esiste alcun metodo matematico per risalire al nome pensato; il mago, infatti, deve limitarsi a cercare con l'occhio quale sia il nome ripetuto nei due riquadri segnalati!


Istruzioni del gioco

Le tabelle presentano anche qualche errore di stampa: il nome Alessandro, ad esempio, compare solo nella pagina di sinistra, mentre Vincenzo appare più volte nella pagina di destra.

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(1) Anonimo, Indovinala, grillo!, Gennaro Monte editore, Napoli, 1907.

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La strana Sindone di Canosio

Domenica 11 aprile 2010 by Mariano Tomatis

In questi giorni Torino è invasa dai pellegrini, accorsi per vedere la Sindone:


Prima della macchina fotografica, ci si affidava a qualche scarabocchio e alla propria memoria. Tornati a casa, qualcuno si armava di pennello per lasciare traccia del proprio ricordo sul muro di casa. L'anonimo pittore di Canosio (CN) ricordava vagamente un lungo lenzuolo su cui era impresso, frontalmente e posteriormente, il corpo di Gesù.


Sull'originale, però, i piedi sono all'esterno.(1)

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(1) Purtroppo la strana Sindone di Canosio non compare nell'ottima raccolta di Sisto Giriodi Le altre Sindoni - Guida agli affreschi sindonici in Piemonte, Blu Edizioni, 2010. La fotografia è tratta dal più datato Raffaele Palma e Giuseppe Terzuolo, Sindone - Le due tracce, Edizioni Con...tatto, 1996, p.108.

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Giù le mani da mio figlio

Sabato 10 aprile 2010 by Umberto Eco

Si apre oggi a Torino l'ostensione della Sindone. A margine delle cruente riflessioni proposte in questi giorni, può essere sano riascoltare Always Look On The Bright Side Of Life dei Monty Python e rileggere la recensione che Umberto Eco fece su L'Espresso in occasione dell'uscita del film di Mel Gibson The Passion.


Ebbene sì, paventando una serie di domande, e per risolvere la faccenda una volta per tutte, sono andato a vedere La Passione di Mel Gibson. Addirittura in anticipo, in un paese straniero (dove almeno lo avevano interdetto ai minori), tanto parlano in aramaico e si capiscono al massimo i romani che urlano «I!» per dire «smamma!». Debbo subito dire che questo film, tecnicamente molto ben fatto, non è né espressione di antisemitismo né di fondamentalismo cristiano, ossessionato da una mistica del sacrificio cruento. È uno "splatter", un film che intende guadagnare molto denaro offrendo agli spettatori tanto sangue e tanta violenza da far apparire Pulp Fiction un cartone animato per bambini della scuola materna. Caso mai dei cartoni animati alla Tom & Jerry mette a frutto la lezione di una vicenda in cui i personaggi vengono spiaccicati da rulli compressori e si riducono a un cd, cadono da un grattacielo e si frammentano in mille pezzettini, vengono schiacciati dietro una porta. Con tanto sangue in più, ettolitri di sangue, evidentemente trasportati sul set da dieci autobotti, e raccolti mettendo al lavoro i vampiri di tutta la Transilvania.

Non è un film religioso. Del messaggio di Gesù sottintende con disinvoltura quello che si è imparato per la prima comunione, i suoi rapporti col Padre sono isterici e assolutamente laici, potrebbero essere quelli di Charlie Manson con Satana, ma persino Satana manca di maestà, appare qua e là sghimbescio travestito da frocetto, e di fronte a tanto spargimento di globuli rossi alla fine ci rimane male anche lui. D'altra parte l'immagine meno convincente è quella finale della Resurrezione, più da Notte dei Morti Viventi che da pittura rinascimentale.

Della sublime reticenza dei Vangeli questo film non ha nulla, mette in scena tutto quello che essi tacciono per lasciare i fedeli alla meditazione silenziosa del più grande sacrificio della storia. Là dove i Vangeli si limitano a dire che Gesù è stato flagellato (tre parole in Matteo, Marco e Giovanni, nessuna in Luca), Gibson lo fa prima battere con le canne, poi con cinghie irte di chiodaglia, infine con mazzapicchi, sino a che non lo ha ridotto come il pubblico dei MacDonald's immagina debba essere della carne maciullata sino allo spasimo, e cioè come un hamburger mal cotto.

L'odio di Gibson per il Nazareno deve essere indicibile, chissà quali antiche repressioni egli sfoga sul suo corpo sempre più sanguinolento, e cara grazia che la filologia non glielo permettesse, altrimenti gli avrebbe fatto applicare degli elettrodi ai testicoli, e somministrare un clistere di benzina. Così secondo alcuni si dovrebbe provare un sano brivido di fronte al mistero della Salvezza. Sarà.

Film antisemita? Se si voleva fare uno splatter western (anzi eastern) dovevano essere chiare le parti, buono contro cattivi, e i cattivi dovevano essere così cattivi che più cattivi non si può. Ma se cattivissimi sono i sacerdoti del Tempio ancor più cattivi sono i romani, tipo Pietro Gambadilegno quando sghignazzando avvinghia Topolino sulla sedia della tortura. Certo Gibson doveva pensare che a rappresentare come cattivi i romani (che poi ce lo aveva già detto Asterix) non si rischia un incendio del Campidoglio, mentre con gli ebrei, di questi tempi, occorrerebbe procedere con maggior cautela. Ma non si può chiedere troppo a chi vuole solo servirci uno steak tartare con molto pepe e ketchup. Gibson ha avuto qualche resipiscenza e ha mostrato tre ebrei e tre romani quasi buoni, colti da un dubbio (guardano il pubblico come per dire: «Ma staremo mica esagerando?»), e tuttavia persino la loro perplessità serve ad accentuare l'impressione che tutto in questo film debba essere insostenibile, e si vomiti vedendo quel che sprizza dal costato.

Immaginate se Manzoni, invece di accogliere la lezione dei Vangeli, lasciandoci solo sospettare quel che era accaduto alla Monaca di Monza, con quella sublime reticenza ("La sventurata rispose"), ci avesse mostrato la poveretta mentre faceva lo spogliarello, si dava a ripetute fellazioni, si faceva sodomizzare col sapone (ultimo tango a Lecco) e sottoponeva lo sciagurato Egidio a punizioni sadomaso, indossando stivaletti russi da Venere in pelliccia. Gibson coglie al balzo l'idea che Gesù debba aver sofferto, e così come Poe pensava che la cosa romanticamente più commovente fosse la morte di una bella donna, intuisce che lo 'splatter' più redditizio sia quello in cui si mette il Figlio di Dio in un tritacarne. Ci riesce benissimo e debbo dire che, quando Gesù finalmente è morto e ha finito di farci soffrire (o godere) e si scatena l'uragano, la terra trema e si squarcia il velo del Tempio, si prova una certa emozione perché in quel momento, sia pure in forma metereologica, si intravede un soffio di quella trascendenza che al film fa sciaguratamente difetto. Sì, a quel punto il Padre fa sentire la sua voce. Ma lo spettatore di buon senso (e, spero, il credente) avverte che a quel punto è con Mel Gibson che il Padre si è incazzato.(1)

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(1) Umberto Eco, "Giù le mani da mio figlio" in L'Espresso, 19 aprile 2004.

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Tra la Sindone e John Cage

Sabato 10 aprile 2010 by Mariano Tomatis

In questi giorni Torino è in fermento: sabato 10 aprile si apre la solenne ostensione della Sindone, e per "restare sul pezzo" dobbiamo trovare qualcosa che leghi numeri, Sindone e magia. Ci offre uno spunto irresistibile Giovanni Imbalzano, che ha preso una fotografia del volto della Sindone...


...l'ha convertita in grandi quadretti grigi (pixel)...


...e ad ognuno ha associato un numero, proporzionale alla luminosità di ogni pixel.

Ogni numero è stato quindi trasformato in una nota musicale, e il volto della Sindone è stato... suonato!

Si è prestato alla singolare esecuzione Paolo Tarallo, musicista del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

Cliccando qui è possibile ascoltare o scaricare il file MIDI della zona del mento dell'Uomo della Sindone.

John Cage andrebbe fiero di due discepoli come Imbalzano e Tarallo, che hanno saputo incarnare artisticamente il pitagorismo e l'idea che tutto sia numero. Come scriveva Piergiorgio Odifreddi,

Se Pitagora aveva ragione, l'elettronica non è una smaterializzazione del mondo, ma un ritrovamento della sua vera essenza numerica. Io tendo a condividere questa idea di Pitagora, che l'essenza dell'universo sia di natura numerica. Quanto alla genetica, anche il DNA si basa su un principio molto simile: le istruzioni sono scritte in un linguaggio di quattro lettere, invece che solo di due, ma l'essenza è la stessa. L'essenza della vita è informazione, e l'informazione è riducibile ai numeri.(1)

Paolo Tarallo concorda con la straordinarietà dell'operazione:

La traduzione in musica del volto dell'Uomo della Sindone costituisce indubbiamente, nella storia dell'arte musicale e della sua produzione, un caso singolare e straordinario. [...] Tutta la musica prodotta dall'uomo è sempre stata frutto della sua creatività. Per la prima volta invece ci troviamo di fronte a qualcosa che è musica, ma che l'uomo non ha né pensato né scritto.(2)

Purtroppo Imbalzano non è un artista di avanguardia, non frequenta l'Oulipo né lo si vede spesso ai rave party: si tratta, infatti, di un insegnante di scuola superiore (che incidentalmente presiedeva la commissione esaminatrice durante il mio esame di maturità) che ha scelto come palcoscenico per la sua performance sindonico-musicale... il III Congresso Nazionale di studi sulla Sindone "La Sindone e la Scienza" (sic), organizzato dal paludatissimo Centro Internazionale di Sindonologia. E non come un piacevole intervallo musicale, ma nella forma di un serioso intervento tra l'anatomopatologo forense e il numismatico assiro-babilonese.

Ecco la prima parte dello "spartito", espresso in termini matematici:


L'articolo accademico (?!) che ne è seguito si intitola "Missaggio della Sindone"(3) e contiene chicche di questo tenore:

Un perfezionamento che potrebbe pur sempre apportarsi consiste nella scelta dello strumento, o del timbro musicale, che si può tuttavia restringere in relazione alla accettabilità delle note da riprodurre [...] La mia preferenza [...] è andata per un suono che, dopo un soffio di tromba, si inerpica come un violino e finisce per sostenersi come un organo, con un colorito solitamente efficace. [...] Il risultato musicale dello studio che ho condotto può farci meglio riflettere sulla genuinità del presente reperto (sic) [...] Nel frattempo la Sindone, che come uno specchio non più tanto silenzioso racconta ciò che i due testimoni avevano visto, rappresenta essa stessa una autentica e autonoma testimonianza.

Anche questa è Sindonologia.

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(1) Cit. in http://www.adolgiso.it/enterprise/piergiorgio_odifreddi.asp

(2) Paolo Tarallo, "Problemi di traduzione musicale del volto dell'uomo della Sindone" in Pietro Coero-Borga e Gaetano Intrigillo (a cura di), La Sindone, Edizioni Paoline, 1986.

(3) Giovanni Imbalzano, "Missaggio della Sindone" in Pietro Coero-Borga e Gaetano Intrigillo (a cura di), La Sindone, Edizioni Paoline, 1986.

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Pixels

Venerdì 9 aprile 2010 by Patrick Jean

Scritto e diretto da Patrick Jean. Direttore della fotografia: Matias Boucard.

Prodotto dalla One More Production.

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Always Look On The Bright Side of Life

Giovedì 8 aprile 2010 by Monty Python

Cheer up Brian!
You know what they say?
Some things in life are bad.
They can really make you mad.
Other things just make you swear and curse.
When you're chewing on life's gristle,
don't grumble, give a whistle.
And this'll help things turn out for the best.
And...
Always look on the bright side of life,
always look on the light side of life.

If life seems jolly rotten,
there's something you've forgotten,
and that's to laugh and smile and dance and sing.
When you're feeling in the dumps,
don't be silly chumps.
Just purse your lips and whistle, that's the thing.
And always look on the bright side of life.
Always look on the right side of life.

For life is quite absurd
and death's the final word.
You must always face the curtain with a bow.
Forget about your sin, give the audience a grin.
Enjoy it, it's your last chance anyhow.
So, always look on the bright side of death,
just before you draw your terminal breath.
Life's a piece of shit, when you look at it.
Life's a laugh and death's a joke, it's true.
You'll see it's all a show,
keep 'em laughing as you go.
Just remember the last laugh is on you.
And...
Always look on the bright side of life.
Always look on the right side of life...
(Worse things happen at sea, you know?)
(What have you got to lose? You know, you come from nothing, you're going back to nothing. What have you lost? Nothing!)
(Nothing will come from nothing, you know what they say? Cheer up, you old bugger! Come on! Give us a grin! There you are! See? The end of the film! [...])(1)

 

Allegria Brian!
Sai come si dice?
Nella vita ci son fatti
che ci fanno uscire matti.
Altri ancora fan di tutto
perché alfin tu sia distrutto.
Ma chi affoga nella merda
la pazienza mai non perda
Schiocca le dita, su!
E la vita rosa e fior vedrai che avrai
Guarda sempre il lato positivo della vita
Guarda sempre il lato luminoso della vita

Se la vita ti sta disgustando
c'è qualcosa che stia dimenticando
e cioè ridere e sorridere e ballare e cantare
Quando ti senti abbattuto
sii invece un po' astuto
coimincia a fischiettare
ecco la cosa da fare!
E guarda sempre il lato positivo della vita.
Guarda sempre il lato giusto della vita.

Perché la vita è piena di assurdità
e con la morte finisce già
devi affrontare il sipario con un sorriso.
Dimentica il peccato
Mostra al pubblico quel sogghigno sul tuo viso
Divertiti: è la tua ultima possibilità!
Così guarda sempre il lato positivo della morte
prima che si compia la tua sorte.
La vita è un pezzo di merda
se ci pensi davvero.
La vita è una risata
e la morte uno scherzo, davvero!
Vedrai che è tutto un gioco,
falli ridere mentre te ne vai
Ma ricorda che l'ultima risata sarà per te.
E guarda sempre il lato positivo della vita.
Guarda sempre il lato giusto della vita.
(Al mare succedono cose peggiori!)
(Cos'avete da perdere? Venite dal nulla e tornerete nel nulla. Cos'avrete perso? Nulla!)
(Nulla nasce dal nulla, non dicono così? Su con la vita, vecchi bastardi! Dài! E fate un sorriso! Ecco, così! Vedete? Il film sta finendo! [...])

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(1) "Always Look On The Bright Side of Life" (1979), parole e musica di Eric Idle.

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L'arte di Tobia Ravà

Giovedì 8 aprile 2010 by Mariano Tomatis

Si chiama Tobia Ravà: è un artista italiano di cultura ebraica che ci fa vedere il mondo come solo Neo era in grado di vederlo nella trilogia di Matrix.

Nato a Padova nel 1959, Ravà mescola cabala ebraica, logica matematica e arte contemporanea, nascondendo nei suoi lavori messaggi cifrati che hanno già fatto parlare di "Codice Ravà".


Ho potuto ammirare dal vivo alcune sue opere a Venezia (qui) e mi sono innamorato delle sue Venezie:


Trovo che abbiano un enorme potenziale magico i suoi algoritmi.

Il suo sito è www.tobiarava.com

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Ho staccato la Tour Eiffel

Lunedì 5 aprile 2010 by Mariano Tomatis

Con 3 euro di spesa per una Tour Eiffel alta 15 centimetri, non c'è bisogno di Photoshop per ottenere un effetto fotografico magico.


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