home • mariano tomatis • libri • foto • conferenze • ambigrammi • video • contatti

Come creare un cerchio nel grano di proporzioni alchemiche

Domenica 1 agosto 2010 by Mariano Tomatis


La matematica dei cerchi nel grano presenta un aspetto totalmente magico. Semplicissimi compiti svolti ripetutamente possono dare vita a formazioni che incorporano rapporti matematici straordinariamente complessi ed affascinanti. Proviamo a tracciare insieme una formazione, seguendo stupidamente una serie di regole senza porci troppe domande sul risultato finale. Alla fine, osservando il risultato, ci stupiremo nello scoprire quante "cose" sono emerse nel nostro disegno.

Se non è la stagione del grano, o semplicemente non troviamo un contadino che ci autorizzi a piegare parte del suo raccolto, possiamo provarci in un cortile con della ghiaia, su una spiaggia oppure - più modestamente - su un foglio di carta. L'esperimento funziona allo stesso modo se lo proviamo su un bloc-notes o se, come fece il Team Satan, tracciamo un cerchio di quasi 90 metri di diametro su un campo di grano. Ecco le semplici operazioni da eseguire con un compasso e un righello (oppure con una corda e uno stomper).

Prima fase

1) Tracciate un cerchio qualsiasi. Chiameremo C il suo centro (figura a sinistra).

2) Aprite il compasso in modo che una punta tocchi il punto più basso dell'ultimo cerchio tracciato, l'altra il punto più a destra (figura al centro). Con la stessa apertura, tracciate un altro cerchio (più grande del primo) intorno al centro C (figura a destra).

3) Ripetete il punto 2 più volte, e fermatevi soltanto quando siete stufi.


Irving, Lundberg e Dickinson erano partiti da un cerchio di 7 metri abbondanti, e dopo aver ripetuto il punto 2 per cinque volte, avevano superato i 40 metri. Voi potete fermarvi quando volete: come regola generale, cercate di non uscire dai bordi della pagina (o di non uscire dai confini del campo). Supponiamo che vi fermiate dopo aver tracciato cinque cerchi:


Di fronte a voi ci sono una serie di cerchi concentrici. Immaginate che si tratti di una torta da dividere tra 16 persone: cercate di tagliarla a spicchi tutti uguali. Se lavorerete su un campo di grano, la cosa sarà appena più difficile: il Teorema del Coseno(1) potrà tornarvi molto utile, oppure potrete fare una serie di fare bisezioni ripetute come fareste con riga e compasso. Su un foglio di carta, sarà facile come affettare una pizza. Colorate quindi il cerchio più interno (o, se siete su un campo, abbattete tutto il grano che circonda).


Siete pronti per la seconda e ultima fase.

Seconda fase

1) Scegliere uno spicchio qualsiasi. Partendo dal cerchio più esterno, muovetevi a zig-zag all'interno dello stesso spicchio per raggiungere il cerchio successivo, poi il successivo, fino ad arrivare a quello centrale. Ripetete due volte la procedura, intrecciando il primo percorso con un secondo speculare.


2) Ripetete il punto 1 per tutti i sedici spicchi.

La figura cui arriviamo è qui illustrata:


Senza accorgercene, abbiamo creato un'immagine densa di simbolismo esoterico.


La prima fase di costruzione faceva in modo che ogni cerchio più grande avesse un raggio pari al lato del quadrato inscritto nel cerchio più piccolo. Questa procedura, eseguita da noi meccanicamente, senza eccessive preoccupazioni simboliche, assume per i "credenti" nel fenomeno dei cerchi nel grano dei profondi significati alchemici. Ecco come la descrive Bert Janssen, uno studioso di simbologia dei crop circles:

Molte formazioni hanno mostrato connessioni più o meno nascoste con l'Alchimia e in particolare con l'interazione tra lo Spirito e la Materia. [...] Cominciamo da un quadrato inscritto in un cerchio. Lo Spirito (la sfera) che circonda la Materia (il cubo). Un nuovo quadrato circonderà il cerchio e un secondo cerchio circonderà il secondo quadrato. Possiamo ripetere questa procedura più volte, generando una serie di cerchi e quadrati. Strati alternati di Spirito e Materia.

Sapevate di realizzare qualcosa di così altamente simbolico? Probabilmente no: pensavate probabilmente a tutt'altro durante i passi ripetuti della prima fase di costruzione. Eppure, il frutto del vostro lavoro incarna l'essenza stessa della magia; come scrive Janssen:

La formazione mostra l'annidamento di cerchi e quadrati a partire da un grande cerchio all'interno del quale si ripetono cerchi sempre più piccoli. Ciò che è nel grande è come ciò che è nel piccolo. Ciò che è in alto è come ciò che è in basso.

Ma passiamo alla seconda fase, a vostra insaputa ancora più fertile di significati magici. I vari percorsi a zig-zag, realizzati pedestremente seguendo sempre la stessa regola, hanno prodotto una serie di spirali molto particolari, che si intrecciano in senso orario e antiorario e che i matematici chiamano "spirali logaritmiche di Fibonacci". Si tratta di figure molto affascinanti non solo dal punto di vista estetico: hanno infatti molte proprietà matematiche particolari, talmente complesse che sembra impossibili poterle realizzare di notte al buio in un campo di grano o su un foglio di carta senza far uso di calcoli complessi. Per accorgerci di quanto l'immagine appaia complicata, dobbiamo mostrarla a qualcuno che non ha seguito la procedura di costruzione: difficilmente costui si accorgerà che non è che la stupida ripetizione di tante righe a zig-zag, che collegano punti ottenuti tracciando un cerchio dentro l'altro. Potrebbe quindi ricordarvi che simili spirali orarie e antiorarie si intrecciano al centro dell'infiorescenza dei girasoli, e il rapporto tra il numero di tali spirali tende al numero phi (che i matematici chiamano anche "sezione aurea"), trattandosi del rapporto tra due numeri di Fibonacci sempre più grandi a seconda delle dimensioni del fiore. Qualche ricercatore della fazione dei "credenti" arriva a riconoscervi addirittura un messaggio per l'evoluzione dell'intera umanità. Meditate con attenzione le terribili parole di Adriano Forgione che descrivono il vostro cerchio:

Se l'uomo è destinato a tornare al cosmo, come avverrà tutto ciò? I crops sembrano ancora una volta contenere la risposta ed è ancora la spirale a indicarci la strada. […] Infatti la spirale aurea è basata sul valore di 1,615 che è un numero ricorrente in natura, riscontrato nel fiore di girasole così come nella spirale delle galassie. È inoltre presente nella doppia elica del DNA. La sequenza numerica di Fibonacci, così concepita, basilare per la geometria sacra delle civiltà antiche, è la chiave per capire come la natura disegni le sue creature (alberi, fiori, ecc.). È inoltre uno dei fondamenti della fisica convenzionale. È quanto stiamo scoprendo oggi, accettando il fatto che l'Universo abbia più dimensioni o passaggi intercomunicanti nei quali i nostri visitatori viaggiano senza problemi, utilizzando delle feritoie in una griglia interdimensionale che si dischiude esattamente come una spirale.

Supponiamo che vi troviate in tribunale e veniate accusati di aver realizzato il vostro cerchio con l'intento di nascondervi riferimenti allo Spirito e alla Materia, all'elica del DNA, ai passaggi galattici interdimensionali e alla sequenza di Fibonacci. Al giudice potreste rispondere: «Mi creda, io ho seguito poche stupide regole che ho trovato su un libro: non avevo idea di che cosa stavo facendo, né intendevo minimamente realizzare quello che mi accusate di aver creato.» Occultamento colposo di simboli esoterici? L'unica vostra speranza è che il giudice si fidi delle vostre originali intenzioni, perché se dovesse giudicarvi per il risultato, sareste costretti ad ammettere che da poche e semplici regole è emerso magicamente qualcosa di complesso ed evocativo. Si tratta di un fenomeno ben noto in ambito matematico, in particolare nella teoria del caos, ed è qualcosa che i circlemaker sono abilissimi a sfruttare per semplificare al massimo il loro lavoro pur realizzando opere che vengono ritenute troppo complicate per avere un'origine umana.

Quello della "complessità emergente" è il trucco meglio custodito di questa branca dell'illusionismo. Rob Irving e John Lundberg descrivono così l'opera che abbiamo appena completato:

L'ispirazione ci venne dai dipinti di illusioni ottiche note come Op Art, create da artisti come Bridget Riley e Victor Varsley. Questi artisti utilizzavano le illusioni ottiche per realizzare dipinti in grado di far vibrare la retina e sfidare il cervello ad interpretare le immagini mentre queste sembravano muoversi e modificarsi in modi strani e apparentemente impossibili. Queste forme sono l'ideale per i circlemaker che vogliano ottenere effetti che sembrino impossibili da realizzare, spingendo più in là i limiti di ciò che è considerato umanamente possibile in questo ambito. […] La chiave di un cerchio nel grano di successo è una certa complessità visuale basata su semplici e ripetitivi elementi geometrici. […] Le curve [delle spirali] sono composte da piccoli segmenti tutti uguali, che si intrecciano all'interno di ognuno degli spicchi della formazione. Seppure appaiano particolarmente complesse, in realtà sono molto semplici da costruire, e poiché gli elementi all'interno di ogni settore sono tutti identici, la costruzione può avvenire molto velocemente.

Se la matematica ci mette lo zampino, facendo saltar fuori la sezione aurea senza che l'avessimo preventivata, il resto ce lo mette l'immaginazione umana: basta rileggere i testi di Janssen e di Forgione per accorgersi di quante delle interpretazioni suggerite abbiano a che fare con la loro fantasia piuttosto che con un messaggio che ci arriva dallo spazio.

Bibliografia

Questo articolo è tratto dal mio libro La magia dei numeri, Milano, Kowalski, 2010.

Il più grande studioso di crop circle del mondo è italiano: si chiama Francesco Grassi, ha pubblicato un articolo scientifico sul Journal of Scientific Exploration (Vol. 19, n.2, pp. 159-170, 2005) e cura un fantastico blog sull'argomento.

_________________

(1) Il Teorema del Coseno è descritto anche nel libro da cui è tratto questo articolo.

Posted in blog

La mia Photographie Insolite a Rennes-les-Bains

Sabato 31 luglio 2010 by Mariano Tomatis

L'espace d'art di Rennes-les-Bains, nell'Aude francese, ospita dal 30 luglio all'8 agosto 2010 la mostra fotografica collettiva "La Photographie Insolite".

Curata da Marcus Williamson, coinvolge 40 artisti provenienti da tutta l'Europa.

Io partecipo con questa fotografia intitolata I want to believe.


Posted in blog

Il giorno in cui Gesù si fece autografare Il Codice Da Vinci

Domenica 25 luglio 2010 by Mariano Tomatis

Posted in blog

"La magia dei numeri" su Velvet

Venerdì 16 luglio 2010 by Mariano Tomatis


Giovanni Medioli ha dedicato alcune righe al mio libro La magia dei numeri nel suo articolo "Diamo i numeri!" pubblicato su Velvet di agosto 2010.

Scrive l'autore:

Ma i numeri, in se stessi, spiegano veramente le cose? C'è chi lo sostiene, come Mariano Tomatis, laureato in informatica, divulgatore scientifico e prestigiatore (se trovate che queste attività cozzino fra di loro, pensate che, come tutti i trentenni italiani, per campare si deve arrabattare) autore del libri La magia dei numeri (Kowalski). Dice che "i numeri non mentono ma coi numeri si può mentire" e stila un vero e proprio manuale di sopravvivenza utile per decrittare i giochi delle tre carte dei politici in tivù, forse un po' meno per capire l'estratto conto della vostra banca. Ma per 13 euro e 50 non si può avere proprio tutto...

Per leggere l'articolo, clicca qui.

Posted in blog

Hai paura del 2012? Un misuratore di stress

Venerdì 9 luglio 2010 by Mariano Tomatis

Quanto ti lasci influenzare dalle voci sui grandi cambiamenti che avverranno nel 2012?

Ti annoveri tra gli scettici di ferro, o il ferro lo tocchi nella speranza che il Grande Cambiamento non ti colga impreparato?

Per scoprirlo, ho realizzato un test interattivo, pubblicato nelle prime pagine del mio libro 2012 È in gioco la fine del mondo (Roma: Iacobelli 2010) - un saggio divulgativo che usa il gioco come strumento di conoscenza.


Per accedere al test interattivo, clicca qui.

Posted in blog

Costruirsi un calendario maya con le carte da gioco

Giovedì 1 luglio 2010 by Mariano Tomatis


Il capitolo che segue è tratto dal mio 2012: è in gioco la fine del mondo (Roma: Iacobelli 2010). Si tratta di un saggio divulgativo che usa il gioco come strumento di conoscenza.

Lo stesso libro può essere usato come antidoto contro il terrore millenaristico oppure come scherzo crudele: i capitoli dispari, infatti, sono folli vaneggiamenti che propongono esperimenti interattivi e coinvolgono carte da gioco, dadi, cracker, foglietti di carta... Ogni esperimento è un piccolo "rituale esoterico" attraverso cui determinare quando finirà il mondo. "Somministrati" ai vostri amici più creduli, li faranno saltare sulla sedia perché ogni rito confermerà il peggiore degli scenari: il mondo finirà il 21 dicembre 2012!

L'idea di "contaminare" i capitoli più seri con molteplici esperimenti interattivi, che fanno la parodia dei libri catastrofisti, mi è venuta leggendo Trucchi crudeli per gli amici più cari, scritto da Penn & Teller, tra i più geniali e irriverenti prestigiatori d'America.

La grande staffetta degli dèi

Per i Maya, il tempo era oggetto di un interesse smisurato. Tutti i monoliti e gli altari riportavano dettagliatissime informazioni sul giorno in cui erano stati eretti, e molti di essi segnavano in modo simbolico la fine di un periodo. Per imitare le loro usanze, oggi dovremmo innalzare ogni dieci anni un obelisco con le scritte 31 dicembre 2000, 31 dicembre 2010 e così via.

Come i nostri giorni della settimana, anche i loro erano dedicati ad alcune divinità. Noi abbiamo dedicato alla Luna il lunedì, a Marte il martedì, a Mercurio il mercoledì e così via; allo stesso modo i Maya utilizzavano i nomi degli dèi per battezzare i loro giorni: Ahau era il dio del Sole, Ymix la dea della Terra, Kan il dio del granoturco, Cimi il dio della morte...

Nelle rappresentazioni pittoriche, lo scorrere dei giorni era simboleggiato da una schiera di divinità che portava sulle proprie spalle le frazioni del tempo. L'esempio in chiave moderna suggerito da John E. Sidney Thompson (1898-1975) è particolarmente chiaro:

La data del 31 dicembre 1952 esigerebbe cinque portatori: il dio del numero 31 porta dicembre in spalla; il dio del numero 1 porta il millennio; il dio del 9 porta i secoli; il dio del numero 5 porta i decenni, quello del numero 2 porta gli anni. Alla fine della giornata c'è una pausa momentanea, poi la processione riparte; il dio del numero 31 con dicembre in spalla è sostituito dal dio del numero 1 che porta in spalla gennaio; il dio del numero 3 prende il posto e il carico del numero 21.(1)

Lo scorrere del tempo era dunque una continua e ciclica staffetta, cui partecipavano contemporaneamente diverse divinità; alcune si alternavano giorno dopo giorno, altre percorrevano dei tratti più lunghi, ed erano innumerevoli i diversi incroci possibili tra gli staffettisti. In particolare, il calendario intorno al quale si organizzava la vita religiosa si chiamava Tzolkin, ed era composto da 260 giorni.

Il calendario Tzolkin

Se vuoi costruirti un calendario rituale da tavolo, da usare anche come calcolatrice con cui decifrare alcune pagine del codice di Dresda (vedi il prossimo capitolo), procurati cinque mazzi di carte francesi, composti ognuno da 52 carte. È importante che i dorsi dei mazzi siano tutti diversi l'uno dall'altro: utilizzeremo quindi carte di dorso giallo, rosso, verde, blu e nero. Le carte francesi sono composte da quattro semi (cuori, quadri, fiori e picche) ma poiché a noi servono venti semi, distingueremo le carte anche dal colore del dorso. Dunque un sette di cuori con il dorso blu si chiamerà "7 di cuori-blu", mentre un tre di fiori con il dorso giallo sarà il "3 di fiori-gialli". Alle figure assegneremo un valore numerico: i fanti corrisponderanno al numero 11, le regine al 12 e i re al 13; l'asso varrà 1.

Disponi le 260 carte nell'ordine indicato qui sotto verticalmente, a partire dalla freccia:


Partendo dalla prima colonna e incrociando ogni valore con il seme della sua riga, metti come prima carta l'asso di cuori con il dorso giallo (1 di cuori-gialli), seguito dal 2 di cuori con il dorso rosso (2 di cuori-rossi) e prosegui così lungo tutta la colonna. Poi spostati sulla seconda colonna e ricomincia dall'8 di cuori-gialli, ecc. Le ultime due carte del mazzo saranno quelle che sulla tabella compaiono in basso a destra: il 12 di picche-blu seguito dal 13 di picche-nere. Al termine del lavoro, avrai utilizzato tutte le carte dei cinque mazzi, e il grande mazzo ottenuto alternerà ciclicamente, uno dopo l'altro, tutti i valori dall'1 al 13, ma anche tutti i semi dal primo al ventesimo.


Quello che hai in mano è un calendario Tzolkin. Ognuna delle 260 carte corrisponde a un giorno del ciclo, e i Maya chiamavano i venti semi con altrettanti nomi di divinità:


La carta del 7 di fiori-rossi corrisponde al 7 Eb dei Maya: ogni giorno, infatti, era identificato da un numero e da una divinità. Per conoscere il nome del giorno seguente è sufficiente cercare nel mazzo-calendario la carta successiva: si tratta dell'8 di fiori-verdi, corrispondente all'8 Ben. Non è molto diverso da come contiamo noi i giorni: dopo lunedì 7 abbiamo martedì 8. I nostri numeri vanno da 1 a 30 (con qualche variazione in più o in meno dovuta al mese) mentre i loro vanno da 1 a 13; i nomi dei nostri giorni sono 7 (dal lunedì alla domenica) mentre i loro sono 20 (dall'Ymix all'Ahau).


L'asso di cuori a dorso giallo corrisponde all'1 Ymix

Puoi usare il mazzo di carte come calendario da tavolo: ogni giorno, allo scoccare della mezzanotte, prendi la carta in cima al mazzo e portala in fondo; così facendo, la prima carta del mazzo indicherà sempre il giorno esatto secondo il computo Tzolkin.

Lo stesso mazzo può funzionare come semplice calcolatrice: se oggi è il 6 di picche-nere (6 Ahau), che giorno cadrà tra una settimana? Se si dispone il mazzo in modo che la prima carta sia il 6 di picche-nere, sarà sufficiente sollevare un mazzetto di sette carte e portarlo in fondo: la nuova carta in cima sarà il 13 di quadri-rossi (13 Manik), corrispondente al giorno cercato.


Paolo Attivissimo ha in mano il 13 Manik, giorno dedicato dai Maya al dio delle bufale.

_________________

(1) John Eric Sidney Thompson, The Rise and Fall of Maya Civilisation, University of Oklahoma Press, 1954 (trad.it. La civiltà maya, Torino, Einaudi, 1994 [I ed. 1970], pp. 173-174).

Posted in blog

L'uomo della Sindone sul Kit Kat

Mercoledì 30 giugno 2010 by Mariano Tomatis

Ragazzi! Sarà anche pareidolia, ma qui siamo a livelli... divini!


Posted in blog

Il "geographic profiling" tra serial killer e bar all'angolo

Lunedì 21 giugno 2010 by Mariano Tomatis

Il "geographic profiling" è una sofisticata tecnica matematica utilizzata in criminologia che serve a definire quali aree urbane siano con più probabilità la sede di un killer seriale.


A partire dai luoghi in cui sono stati commessi dei crimini, una funzione matematica elaborata da Kim Rossmo consente di costruire mappe che segnalano i "luoghi caldi" dove potrebbe risiedere il furfante. E se la mettessi alla prova con i locali che frequento in pausa pranzo, ritroverei il luogo dove lavoro?


A mezzogiorno il centro di Torino offre diverse opportunità culinarie: dal semplice bar alla pizzeria sofisticata, dalla piadineria alla kebabberia... Quasi ogni giorno mi piace cambiare locale, e sono almeno dieci le mie mete preferite.

Bar e ristoranti hanno poco in comune con i luoghi dove sono stati commessi dei crimini, ma i due presupposti fissati da Rossmo funzionano comunque bene:

1) Esiste intorno alla residenza di un criminale seriale una zona franca (buffer zone) dove tende a non colpire;
2) All'aumentare della distanza dalla residenza aumentano gli obiettivi, ma diminuisce la conoscenza della zona e quindi si riduce la probabilità di commettere reati.

Nel caso dei locali dove trascorrere la pausa pranzo:

1) Esiste intorno al luogo di lavoro una zona franca (buffer zone) dalla quale ci si vuole allontanare per cambiare aria;
2) All'aumentare della distanza dal luogo di lavoro aumentano i locali, ma la necessità di rientrare entro un certo orario impedisce di allontanarsi troppo.

Poiché il modello matematico di Rossmo si basa essenzialmente su questi due presupposti, ho provato ad applicarli ai 10 locali che frequento maggiormente. E' possibile individuare la zona in cui lavoro a partire dai posti dove mangio?


Visualizzazione ingrandita della mappa

La formula di Kim Rossmo funziona perfettamente con i dati che le ho fornito: il mio abituale posto di lavoro cade perfettamente al centro della zona calda, rappresentata in giallo al centro della mappa!

All'equazione di Rossmo è dedicata la prima puntata della serie televisiva NUMB3RS, "Punto d'origine":


Posted in blog

Epidemiologia della scoreggia

Martedì 15 giugno 2010 by Mariano Tomatis

In un curioso articolo dedicato alle flatulenze, Brenna Lorenz risponde a una serie di scottanti domande, tra cui:

Perché le flatulenze puzzolenti sono generalmente più silenziose rispetto a quelle "regolari"?

Secondo Lorenz, si tratterebbe di una domanda che gli rivolgono in molti, e la risposta è complessa e accurata, e include riflessioni di carattere biochimico. Tale interrogativo, però, parte da un assunto indimostrato: che le cosiddette "flatulenze SBD" (come le chiama Lorenz: Silent-But-Deadly, ovvero "silenziose ma devastanti") siano statisticamente più frequenti rispetto alle "silenziose e inodori". È davvero così?

L'epidemiologo che è in me non può non tener conto di un possibile errore di rilevamento dei dati.

Supponiamo al contrario che tra odore e suono non ci sia alcuna correlazione; in via del tutto teorica 100 flatulenze si distribuirebbero in questo modo:


Se però fossimo dei ricercatori intenti a rilevare in una stanza le stesse 100 flatulenze, riusciremmo facilmente a rilevare le 25 a sfondo giallo (perché sono rumorose e puzzano), le 25 a sfondo rosso (puzzano nonostante il silenzio: sono le famose SBD!) e le 25 a sfondo verde (per il rumore che fanno, nonostante non puzzino).

Non riusciremmo invece a rilevare le 25 silenziose e inodori, proprio perché non si sentono e non puzzano! Dunque commetteremmo l'errore di sottostimare la cella in basso a destra, e otterremmo questa distribuzione (sbagliata):


A questo punto, analizzando la prima colonna potremmo concludere:

Solo metà delle flatulenze rumorose puzzano (25 contro 25)

Dall'osservazione della seconda colonna, invece, potremmo concludere:

Tutte le flatulenze silenziose puzzano! (25 contro 0)

Trattasi in gergo di "errore di rilevazione".

Posted in blog

E' nato il sito della rivista QUERY

Venerdì 11 giugno 2010 by Mariano Tomatis

Il CICAP ha rinnovato il volto della sua rivista: Scienza&Paranormale lascia spazio alla nuovissima QUERY. Continuerò a occuparmi delle sue copertine, come già facevo per la rivista precedente.

QUERY ha aperto oggi una pagina web all'indirizzo www.queryonline.it, cui si può contribuire con articoli, commenti, fotografie e vignette.

Quando penso agli imbecilli, e citando Bakunin, sono convinto che solo una risata li seppellirà. Comincio quindi io, con un contributo per la serie "Anch'io leggo QUERY".


Posted in blog

Ho vinto il Prix Bérenger Saunière 2010

Lunedì 7 giugno 2010 by Mariano Tomatis

Sabato 5 giugno 2010 a Rennes-le-Château sono stato premiato con il Prix Bérenger Saunière 2010 per il lavoro storico documentario realizzato per il museo del villaggio. La giuria dell'ARTBS (Associazione Ricerche Tematiche su Bérenger Saunière) ha ritenuto all'unanimità di assegnarmi il premio per la migliore opera dell'anno, dedicata alle ricerche tematiche su Bérenger Saunière. Per la prima volta nella storia del premio, il riconoscimento viene attribuito dalla associazione parigina a un ricercatore italiano.


A sinistra: Yves Lignon, presidente dell'ARTBS. A destra: il sindaco di Rennes-le-Château, Alexandre Painco.

Il premio mi è stato consegnato dal sindaco di Rennes-le-Château, Alexandre Painco, secondo cui la realizzazione dei pannelli del nuovo museo del paese non è solo un buon lavoro: «Oserei dire che si tratta di un'opera eccezionale.» Il presidente dell'ARTBS Yves Lignon ha affermato: «L'opera di Mariano Tomatis fa onore al premio Bérenger Saunière.» e ha ricordato anche il contributo di Christian Doumergue e Antoine Captier. Il segretario dell'ARTBS Philippe Marlin, ha annunciato la notizia ufficialmente sul suo blog:

Le prix Bérenger Saunière 2010 a été remis le 5 juin à Mariano Tomatis par le Maire de Rennes-le-Château, pour le travail effectué lors de la rénovation documentaire du musée du Village.
Ce prix est décerné chaque année lors du Colloque de l'ARTBS (Association pour les Recherches Thématiques sur Bérenger Saunière).

Ha inoltre ricordato che l'intero percorso storico dei 32 pannelli del museo è disponibile in un catalogo in vendita in esclusiva presso la boutique del museo, oppure su Internet a questo indirizzo.

Il trofeo consiste in una riproduzione in marmo bianco dell'acquasantiera che compare presso la chiesa di Santa Maddalena di Rennes-le-Château.


Il Prix Bérenger Saunière 2010.

Al congresso, il quotidiano locale La Dépêche du Midi di lunedì 7 giugno 2010 ha dedicato un articolo, che riporta una mia fotografia ma la didascalia sbagliata!


La Dépêche du Midi, 7.1.2010.

Nelle edizioni precedenti, il premio era stato vinto - tra gli altri - da Paul Saussez (nel 2007) e Laurent Buchholtzer "Octonovo" (nel 2009).


A sinistra: Paul Saussez. A destra: Laurent Buchholtzer "Octonovo".

Le novità a Rennes-le-Château

• Nel corso del convegno nell'ambito del quale il premio è stato consegnato, l'italiana Anna Maria Mandelli ha tenuto una relazione sui conti di Chambord; la Mandelli è anche la prima italiana a tenere una conferenza estiva presso l'Hôtel Eveché di Alet les Bains: il 26 agosto Anna Maria parlerà di "Rennes-le-Château e l'Italia".


A sinistra: Yves Lignon. A destra: Anna Maria Mandelli.

• Il sindaco ha annunciato l'imminente uscita (prevista per il 10 luglio) di un DVD "ufficiale" del comune di Rennes-le-Château, che sarà messo in vendita presso la boutique del museo. Il trailer, già disponibile su YouTube, dà l'idea di un lavoro eccezionale, cui hanno contribuito - tra gli altri - Claire Corbu, Henry Lincoln, Antoine Captier,Thierry Tombeur e Germain Blanc-Delmas:

E' possibile ordinare anticipatamente il DVD utilizzando questo modulo. Il regista del documentario è David Galley.

• Christian Doumergue e Daniel Duges hanno pubblicato per le edizioni Pégase il miglior libro fotografico mai realizzato sulla chiesa di Rennes-le-Château: L'Eglise de Rennes-le-Château (Villeneuve de la Raho, Pégase, 2010). Le fotografie a colori sono quasi tutte di qualità eccezionale, e il gran formato dell'opera (21×30 cm.) rende giustizia di una miriade di piccoli particolari che hanno saputo evidenziare con grande cura. Completano l'opera le controverse riflessioni di Duges, secondo cui la chiesa conterrebbe una miriade di dettagli ispirati alla massoneria; trattandosi di una corrente culturale cui Bérenger Saunière si è sempre opposto con convinzione, gli elementi portati a sostegno di questa teoria non sono del tutto convincenti. Il libro è indispensabile nella biblioteca di qualsiasi appassionato dell'enigma storico di Rennes-le-Château. A questo indirizzo, un approfondimento e alcune anteprime.


Christian Doumergue e Daniel Duges, L'Eglise de Rennes-le-Château, Villeneuve de la Raho, Pégase, 2010.

• Germain Blanc-Delmas, figlio del vecchio sindaco di Rennes-le-Château, ha recentemente pubblicato Le crâne percé d'un trou de Sainte-Madeleine de Rennes-le-Château, un documentato libro inchiesta nel quale ricostruisce la storia di un teschio ritrovato nel 1956 sotto il pavimento della chiesa di Santa Maddalena.

Portato alla luce da René Descadeillas e dal dottor Malacan, il teschio riportava un foro sul capo e Pierre Plantard lo collegò alla sepoltura del fantomatico Sigeberto IV, il rampollo dei Merovingi sopravvissuto all'assassinio del padre Dagoberto II. Oggi si trova a Chalabre tra le mani di Julien Saddier, nipote di Malacan.


Germain Blanc-Delmas.

Il sindaco di Rennes-le-Château, Alexandre Painco, ha contattato Saddier per invitarlo a restituire il teschio, patrimonio del comune: l'intenzione è quella di effettuare una datazione al Carbonio 14 e di esporlo presso il museo Bérenger Saunière. All'argomento ha dedicato alcuni articoli La Dépêche du Midi (19 maggio 2010 | 4 giugno 2010). Anche L'Indépendant ha parlato del caso (31 maggio 2010).

• La Tour Magdala è stata notevolmente rinforzata da alcuni inserti metallici: uno fissa la torretta al corpo principale e due tiranti tengono insieme la struttura quadrata, chiudendosi sui due lati con delle belle lettere "esse":


I due rinforzi della Tour Magdala.

Il piano superiore è stato interamente ripavimentato e la sostituzione delle pietre sui merli ha riportato la torre ai colori più contrastati originali.

Posted in blog

La leggenda del re pescatore

Domenica 6 giugno 2010 by Mariano Tomatis

Domani trasmettono in TV La leggenda del re pescatore (USA 1991), la splendida parabola moderna interpretata da Robin Williams e Jeff Bridges. Qui di seguito, un brano tratto dal film.


La storia del Re Pescatore comincia con il Re da ragazzo, che doveva passare la notte nella foresta per dimostrare il suo coraggio e diventare Re. E mentre passa la notte da solo, è visitato da una visione sacra. Nel fuoco del bivacco, gli appare il Santo Graal, simbolo della Grazia Divina. E una voce dice al ragazzo: «Tu custodirai il Graal onde possa guarire i cuori degli uomini». Ma il ragazzo, accecato dalla visione di una vita piena di potere, di gloria, di bellezza, in uno stato di completo stupore, si sentì per un attimo non un ragazzo, ma onnipotente... come Dio. Allungò la mano per prendere il Graal, e il Graal svanì, lasciandogli la mano tremendamente ustionata dal fuoco. E mentre il ragazzo cresceva, la ferita si approfondiva, finché un giorno la vita per lui non ebbe più scopo. Non aveva più fede in nessuno, neanche in se stesso. Non poteva amare... né sentirsi amato... Era ammalato di troppa esperienza, e cominciò a morire.
Un giorno, un giullare entrò al castello e trovò il Re da solo. Essendo un semplice di spirito egli non vide il Re; vide soltanto un uomo solo... e sofferente. E chiese al Re: «Che ti addolora, amico?». E il Re rispose: «Ho sete, e vorrei un po' d'acqua per rinfrescarmi la gola». Allora il giullare prese una tazza che era accanto al letto, la riempì d'acqua e la porse al Re, ed il Re, cominciando a bere, si rese conto che la piaga si era rimarginata. Si guardò le mani, e vide che c'era il Santo Graal, quello che aveva cercato tutta la vita. Si volse al giullare e chiese stupito: «Come hai potuto tu trovare ciò che i miei valorosi cavalieri mai hanno trovato?»
E il giullare rispose: «Io non lo so. Sapevo soltanto che avevi sete».

Posted in blog

« Post precedenti