Domenica 10 maggio 2026, alle 18.30, la Casa del Popolo Estella di Torino ha ospitato la presentazione della zine Aurora Nonumentale. Memorie resistenti, all’interno di Costellazioni Vol. IV.

Hanno dialogato attorno al progetto editoriale Silvia Gabbatore, Spokkio, Mariano Tomatis ed Eugenio La Rosa di Spazio Muffa.

Da sinistra: Mariano Tomatis, Silvia Gabbatore, Spokkio e Eugenio La Rosa

L’incontro ha preso avvio da una riflessione sui monumenti che abitano le città e sulle narrazioni che questi contribuiscono a consolidare. Statue, targhe commemorative e architetture celebrative occupano infatti gli spazi più centrali ed esclusivi del paesaggio urbano, trasformandosi in strumenti attraverso cui il potere costruisce la propria memoria pubblica. Aurora Nonumentale prova a intervenire proprio in questo scenario, immaginando una cartografia alternativa fatta di “nonumenti”: luoghi marginali, episodi dimenticati, tracce resistenti e vicende considerate minori.

Nel corso della conversazione sono emerse le diverse sensibilità che attraversano la zine: il lavoro visivo di Spokkio, la ricerca magico-narrativa di Mariano Tomatis e la pratica cartotecnica e serigrafica di Spazio Muffa hanno contribuito a delineare un progetto che invita a riscrivere le mappe cittadine e a interrogarsi su chi abbia il diritto di essere ricordato nello spazio pubblico.

Da sinistra: Mariano Tomatis, Silvia Gabbatore, Spokkio e Eugenio La Rosa

La serata si è infine aperta a una proposta concreta di “nonumentalizzazione” del quartiere San Donato, che ospitava l’incontro. Silvia Gabbatore e Mariano Tomatis hanno presentato l’idea di un progetto diffuso capace di estendere il concetto di nonumento oltre la pubblicazione stessa, suggerendo la possibilità di accerchiare simbolicamente il centro cittadino attraverso una rete di contronarrazioni militanti radicate nei quartieri periferici. Fra i contributi evocati durante l’incontro sono emersi la controversa figura di Faà di Bruno (1) , il ruolo dei primi collettivi omosessuali attivi nel quartiere alla fine degli Anni Settanta  (2)  e la memoria di un sanatorio in cui prostitute recluse venivano utilizzate come cavie per esperimenti aberranti. (3) 

Nel rievocare le origini del nome del quartiere, Mariano ha riletto in chiave illusionistica il miracolo che coinvolge San Donato d’Arezzo come documentato nella Leggenda Aurea medievale, proponendo uno dei suoi “puzzle impossibili” e fornendo al pubblico il materiale per reimpadronirsi dei mezzi di produzione della Meraviglia: tre zine pensate come strumenti cartacei, giocosi e militanti per iniziare a intervenire sull’immaginario del quartiere San Donato.

Messe a disposizione dei presenti in forma cartacea, le zine invitano a guardare il territorio come un campo di gioco critico, dove monumenti, toponimi, campanili, sacrari e memorie locali possono essere smontati e ricomposti da prospettive impreviste.

La prima, La magia di San Donato, parte dal miracolo del calice ricomposto dal santo e lo trasforma in un gioco di prestigio da ritagliare e colorare: un piccolo dispositivo di meraviglia accessibile a chiunque, costruito con forbici e colla.

La seconda, L’indovinello di Valdo, porta il gioco logico dentro la memoria antifascista del Martinetto. A partire da un enigma raccontato da Valdo Fusi, la zine intreccia felicità partigiana e immaginazione enigmistica, mostrando come anche una storia di prigionia e liberazione possa diventare uno strumento per condividere memoria attiva.

La terza, I segreti del matitone, prende di mira il campanile di Santa Zita, presenza verticale e inconfondibile del quartiere, ribattezzandolo “matitone”. Attraverso quiz e cortocircuiti mentali, la zine invita a interrogare la figura di Francesco Faà di Bruno, matematico, militare, sacerdote e benefattore, mettendo in scena la possibilità di giocare con i simboli monumentali fino a ridimensionarne la posa solenne.

Disponibili gratuitamente archive.org, le tre zine costituiscono il primo nucleo di un possibile archivio nonumentale di San Donato: materiali da leggere, stampare, piegare, usare e far circolare, per cominciare ad accerchiare il centro con contronarrazioni militanti nate dai margini della città.

Silvia Gabbatore. Foto di Marioluca Bariona.

Foto di Marioluca Bariona.

Mariano Tomatis. Foto di Marioluca Bariona.

Mariano Tomatis. Foto di Marioluca Bariona.

Da sinistra: Silvia Gabbatore e Spokkio. Foto di Marioluca Bariona.

Da sinistra: Mariano Tomatis, Silvia Gabbatore, Spokkio e Eugenio La Rosa nella story Instagram di Leonardo Leudo.


Note

1. Una ricerca storica sul prete e militare non può prescindere da un’analisi del suo stemma di famiglia, che rappresenta una creatura fatata e mostruosa (la “fata di Bruno”) del tutto incongrua con la scienza bellica e marziale del religioso.

2. Si vedano per esempio l’articolo “Nel quartiere San Donato è sbocciato un fiore rosso: il collettivo omosessuale” in Lambda, n. 20, 1979, p. 17 e soprattutto il controcapodanno omosessuale organizzato la notte tra il 31 dicembre 1977 e il 1° gennaio 1978 in via Miglietti.

3. Il riferimento è alle pratiche di sifilizzazione del dottor Casimiro Sperino presso l’Ospedale Celtico di San Donato.

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