Elémire Zolla

Un saggio dell’abilità di Rol

Figlio di un pittore e di un’inglese, a sei anni Zolla scrive una poesia sulla storia di Buddha, a sette scopre il Tao Teching nell’edizione di Sansoni con testo cinese in appendice, a quattordici legge Mahabharata e il Ramayana, in francese, e i Classici universali Sonzogno, dai romanzi russi ai cinesi. All’università però studia giurisprudenza. Nel ’48 contrae la tubercolosi, che lo costringe a letto per quattro anni, finché un parente gli porta la streptomicina dall’America. Nel ’56 vince lo Strega per l’opera prima con Minuetto all’inferno e alla premiazione incontra Nicola Chiaromonte, che lo invita a Roma a lavorare alla sua rivista, «Tempo presente». Zolla accetta. Odia Torino e i torinesi, trova noioso il loro côté pragmatico e improbabile il côté fantastico; il mito di Torino città dell’esoterismo e della magia non lo convince; conosce Rol, il sensitivo che affascinerà Fellini e Romiti, ma non ne resta impressionato:

Sui cultori dell’occulto non mi ero fatto illusioni. C’erano circoli antroposofici riuniti attorno a personaggi improbabili e insolenti, proletari che avevano il culto delle vecchiette in trance, giovani ipnotizzati da Rol, che raccontava in modo lesto e poteva colpire chi non si fermava ad analizzarne le parole. Un giorno si presentò a casa mia. Si aprì la porta, e c’era il vuoto: quell’ometto calvo era già in salotto. Un piccolo saggio della sua abilità. Poi prese a parlare in modo fitto, variando rapidamente parole e argomenti, e disse di possedere un quadro che mio padre aveva dato in gioventù a una ragazza, dopo una notte d’amore. Portai Rol da papà, che ne fu seccato. Lui continuava a raccontare le storie più varie, diceva di essere il confessore della Lollobrigida e delle altre grandi attrici del momento. Poi tirò fuori il quadro, e chiese a mio padre di apporre la firma, che mancava. Papà lo guardò e rispose: «Ma lei pensa davvero che io abbia potuto dipingere una tela così brutta?»

çAldo Cazzullo, I torinesi da Cavour a oggi, Laterza, Roma 2004, pp. 222-3.

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