Prendete un almanacco Bonelli (“della paura” o “del mystero”) e dategli dignità accademica mantenendo la grafica esplosiva, la pluralità di voci e la festa di box informativi: ecco a voi “L’almanacco dell’orrore popolare” di

Fabio Camilletti e Fabrizio Foni (Odoya Edizioni). Cosa gli manca? Il numero 2021 accanto al titolo, annuncio di una serialità che sarebbe graditissima. Cos’ha in abbondanza? Riferimenti bibliografici precisi, gusto enciclopedico, ma più di tutto, attenzione alle specificità italiche (o in alcuni casi, italiote).

Per vicinanza a chi li ha scritti, segnalo i quattro contributi da cui sono partito:

1) la cornice introduttiva offerta da

Fabio Camilletti, ouverture che – come nell’Opera – condensa l’atmosfera generale e stimola l’acquolina, anticipando i temi che ne costituiranno le sinfonie.

2) Il tuffo medianico tra i “perispiriti” italici di Martina Piperno, disposta a sporcarsi le mani con l’etruscologia metapsichica, nata sulla scia dei filmacci de paura di Armando Crispino.

3) La più accurata ricostruzione storico letteraria della Torino magica (“Augusta Vampyrorum”) mai letta prima, a firma di Franco Pezzini – di gran lunga il più autorevole studioso della tradizione misterica della città sabauda.

4) Le incursioni di Lisa Deiuri tra i romanzi a tema massonico di Charles Nodier, in cerca delle influenze che l’autore di “Infernaliana” ha ricevuto dalla città di Trieste (la bora soffia davvero più forte quando qualcunə si impicca o unə Massonə vende l’anima al diavolo?)

sabato 5 giugno 2021, 5 anni fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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