Il mio intervento di oggi a Lione nell’ambito della sessione “Fiabe e reincanti” al Festival della rivista Heteroclite.

Cosa ci fa, in questo contesto, un illusionista e scrittore? Da anni cerco di unire incanto e impegno, adoperando gli strumenti della magia nell’ambito della lotta politica. Nei miei libri racconto storie così bizzarre che sembrano fiabe (le “fééries” nel titolo di questa sessione) ma sono autentiche. In questi minuti rievocherò due donne francesi a cui sono stati attribuiti poteri magici e che sono state fatte sparire dalle cronache perché ribelli, disobbedienti e indomabili. La loro sparizione è stata una punizione, una magia nera realizzata dall’eteropatriarcato cisgender.

Il mio libro “Incantagioni” (NERO Editions 2022) è il diario di un viaggio che fa tappa anche a Lione. Se consultate i quaderni del massone Willermoz custoditi alla Biblioteca La Part Dieu, sulle sue pagine troverete degli scarabocchi che cancellano il nome di una donna.

La donna era nata a Chidrac, in Alvernia da una famiglia povera, aveva perso il compagno durante la gravidanza e soffriva di gravi crisi nervose. Siamo nel novembre 1784 e una congrega di massoni la accoglie a Lione per curarla con la novità del momento: il magnetismo animale. La ragazza viene messa in stato di trance e inizia a manifestare doti di veggenza: fa dialogare la gente con i defunti, si fa tramite del volere degli angeli e diventa una vera e propria cronista dal mondo ultraterreno. I massoni trascrivono ogni sua parola, usandola come un telescopio psichico, una macchina per vedere l’aldilà e disegnarne una mappa come Dante Alighieri. Quando si accorge che quei massoni credono a ogni sua parola, approfitta senza scrupoli della loro disponibilità, plasmando i racconti delle visioni in modo da ottenere ogni sorta di privilegio. Come l’autrice di una serie televisiva, dosa le rivelazioni una sera dopo l’altra, gestisce la suspence, fidelizza gli ascoltatori per accrescere il potere su di loro. Poi gli spiriti iniziano a chiedere dei favori per lei: una carrozza per muoversi, dei soldi per pagarsi gli studi. Usa anche il proprio corpo per gestire il potere su quegli uomini, flirtando con l’uno e l’altro. L’illusione che possieda poteri magici colma l’enorme divario di classe tra lei e i massoni. Il punto di rottura arriva quando dimostra di poter andare in trance senza bisogno della magnetizzazione di un uomo: il corpo è mio e decido io. La donna si sposa e abbandona la congrega, facendo andare su tutte le furie i massoni. Per vendetta, il suo nome viene cancellato da tutti i quaderni che trascrivono le sue visioni. Vi propongo dunque una piccola formula di rievocazione: “Jeanne Rochette, patrona delle scrittrici di fantascienza, aiutaci a esplorare gli spazi narrativi per indagare i confini del possibile, compiere un confronto critico con il reale e rendere i nostri racconti strumenti per ripensare e ridisegnare l’identità femminile e queer. Amen.”

“La veggente indecorosa di Lourdes” (Eris Edizioni 2022) nel titolo del mio ultimo libro vide la Madonna negli stessi giorni della più famosa Bernadette Soubirous, ma fu demonizzata e condannata all’oblio perché indecorosa, eccessiva e sgraziata. Si chiamava Joséphine Albario e ricostruire la sua vita ci permette di vedere la violenza eteropatriarcale della società liberista e immaginare forme di resistenza collettive. Per candidarsi ai miracoli di Lourdes bisogna essere modesti, beneducati, volenterosi, misurati e dimostrare una remissiva devozione verso le gerarchie. Joséphine vede la Madonna ma non aderisce a nessuno di quei valori.

Lei è disobbediente. Non si ferma davanti alla grotta ma penetra nei suoi recessi umidi e segreti; per farlo, sale con i piedi sull’altare per arrampicarsi su una scala. È un gesto sacrilego, che le fa assumere posizioni che la polizia giudica indecenti, pericolose e immorali. Nel cuore della montagna, Joséphine cade e si agita: ride e si contorce furiosamente. Vede la Madonna ma sembra posseduta dal demonio, piange disperata e non ha nulla del decoro di Bernadette. Ha diciassette anni e mostra i tipici tormenti dell’adolescenza, frutto anche di rapporti familiari tesi. Il parroco prova a chiudere Joséphine in convento. Dal primo viene cacciata, dal secondo fugge ma, non volendo tornare a casa, trova l’indipendenza economica diventando una sex worker. Quando viene a saperlo, la famiglia e la Chiesa la abbandonano al suo destino: vedere la Madonna è del tutto incompatibile con l’offerta di servizi sessuali. Conclusioni: Joséphine ha visto il diavolo travestito da Maria.

Nel mio libro mi pongo una domanda: cosa sarebbe diventata Lourdes se avesse scelto Joséphine al posto di Bernadette? Per rispondere, propongo una controstoria della città basata su documenti d’archivio che svelano il suo volto più luminoso, nascosto e rivoluzionario. Per esempio, nei giorni delle apparizioni, a Lourdes illegalità e resistenza erano la norma. Bambini e donne praticavano il commercio di contrabbando da una parte all’altra del confine con la Spagna. Perfino Bernadette, quando vide la Madonna la prima volta, fu accusata di trovarsi alla grotta per rubare la legna. Era vero il contrario: si era spinta fino a lì proprio per evitare l’accusa di furto, perché il luogo delle apparizioni sorgeva nelle terre comuni, dove le persone bisognose potevano raccogliere materiale da ardere senza rubarlo dai terreni privati. Scegliendo quel luogo, la Madonna aveva consacrato, in un certo senso, il concetto di proprietà collettiva.

Quando i gendarmi avevano sgomberato la cappella installata presso la grotta e vietato di depositarvi gli oggetti, le donne avevano iniziato a raggiungerla in processione con le candele in mano: era una spettacolare dimostrazione di disobbedienza collettiva, che permetteva di raggiungere la grotta aggirando la legge. Quando la grotta fu recintata dai gendarmi, per tre volte le donne di Lourdes reagirono tagliando le reti e riconquistando quello spazio con processioni organizzate come azioni paramilitari.

Intanto, sulle montagne circostanti, i gendarmi denunciavano le frequenti apparizioni di strane fatine che sbucavano dalle grotte per sabotare i macchinari delle ferriere e incendiare i rifugi della polizia. La “guerra delle signorine” coinvolse centinaia di creature vestite di bianco e truccate da donna: sotto gli abiti femminili si nascondevano uomini del luogo, in lotta per difendere la propria terra dalle privatizzazioni e dall’estrattivismo selvaggio. I ricchi proprietari dell’epoca chiamavano quegli attacchi “carnevalate”, come oggi fa la morale borghese davanti alle manifestazioni di orgoglio LGBTQ. Oggi chiamiamo “frivolezza tattica” la modalità di lotta che rivendica il carnascialesco, impiegandolo come strumento critico e di opposizione a chi erige barriere e confini – fisici o mentali.

Disobbediente e impossibile da addomesticare, Joséphine Albario è la veggente che può indicarci forme di resistenza, preziose e necessarie oggi più di ieri. Per questo possiamo invocarla con queste parole: “O patrona delle ucronie, tu che hai abbattuto ogni recinzione – da quella famigliare a quella dei conventi dove ti hanno rinchiusa – aiutaci ad abbattere ogni recinto normativo, cancellare ogni frontiera e opporci allo stigma per il lavoro sessuale. Con la tua sparizione ci hai ricordato che esiste una molteplicità di vie d’uscita e una favolosa schiera di soggettività oppresse con cui cospirare – anche e soprattutto nel senso originario del verbo, cambiare l’aria e tornare a respirare insieme.”

sabato 26 novembre 2022, 3 anni fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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