Nel thriller psicologico “Sound of my voice” (2011) Brit Marling interpreta il ruolo di una veggente che arriva dal futuro – e dunque può “prevederlo” nel passato avendolo già vissuto. Quando ci chiediamo come emanciparci dalle classiche modalità machiste del mentalismo (e più in generale dell’illusionismo) possiamo trovare prospettive liberatorie nell’opera di narratrici come Brit: in #Incantagioni cito la critica al “Viaggio dell’Eroe” che ha affidato a un editoriale del New York Times nel 2020 (“A volte riesco a immaginare in modo vago come potrebbe essere. Una donna davvero libera. Ma quando cerco di inquadrarla nello schema del viaggio dell’eroe, la vedo sparire come un miraggio. E una voce mi dice: Brit, il viaggio dell’eroe è il risultato di secoli di storie che gli uomini hanno scritto per mitizzare altri uomini.”)

Link alla mia traduzione del suo editoriale al primo commento.

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