In una bella recensione degli #Spiderman di Sam Raimi Patrick H. Willems segnala un punto di forza non ovvio delle tre pellicole: dedicare ampio spazio alle persone newyorchesi della strada, capaci di ricostruire – meglio di qualsiasi telecamera montata su drone – il contesto della Grande Mela in cui si svolgono le vicende (un dettaglio per tutti: a restituire forza e coraggio a Peter Parker nel secondo episodio non è un multimiliardario spaccone ma una fetta di torta – quella che gli regala la figlia del suo padrone di casa, la timida Ursula).

Quarant’anni dopo la sua uscita, il pressoché sconosciuto “Occhio magico” (1984) di Renzo Rossotti è l’ennesima antologia sconclusionata (e filologicamente discutibile) sulla magia di Torino. Ciò nonostante, le vere protagoniste delle sue pagine sono persone comuni, il cui quotidiano è sconvolto dall’incontro con la magia. Liliana Marchesini fa la veggente a Torino dopo aver studiato vudù nell“Honduras. La quieta Germana Grosso ha saputo dall’alieno Ithacar che Oswald è innocente: JFK è morto per mano di un certo Jacob Fulthon Ills. Nadia N. viaggia con la forza del pensiero senza uscire di casa, risolvendo i cold case con le sue doti psichiche. Marisa Barbero legge le carte e dosa con cautela le rivelazioni – specie quando sono oscure. L’ex funzionario della Cassa di Risparmio Giorgio Pontiglio parla con i fantasmi da quando è andato in pensione. Nella città capace di celebrare soltanto il borghese dei borghesi, quel Gustavo Rol che visse di rendita per quasi tutta la vita, dobbiamo ringraziare Rossotti per lo sguardo che dedica ai margini di Torino, laddove si sussurra con fierezza: ”Magia al Popolo!“

lunedì 8 luglio 2024, 2 anni fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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