Dove affonda le sue radici la pratica del mentalismo teatrale di leggere il pensiero sulla base delle microespressioni del corpo? Oggi al Dipartimento di Filosofia dell’Università di Torino Cecilia Muratori riporta alla luce un manoscritto inedito sulla “chiriofisionomia” scritto dal “prestigiatore di Dio” Abramo Colorni (1544-1599): letto in parallelo con Aristotele e Gianbattista Della Porta, il testo esplora l’idea che tra corpo e anima esista un legame biunivoco e tale correlazione possa essere non solo indagata per scoprire carattere e inclinazioni personali, ma anche sfruttata filosoficamente per ricavarne effetti politici e sociali. La chiriofisionomia si concentra sulla mano e la sua conformazione, ma l’idea più generale è di indagare la superficie del corpo per penetrarne i segreti di chi lo occupa, modellarne la tendenza al vizio e incoraggiarne l’inclinazione verso la virtù. Dietro alla parvenza di un manuale chiromantico for dummies, Colorni propone un trattato filosofico attraverso cui leggere il Cinquecento e il ruolo della magia in ambito sociale e politico, sfidando la resistenza a occuparsi “seriamente” dell’occultismo, senza relegarlo alla sfera del bizzarro, dell’innocuo e dell’irrilevante.

lunedì 21 ottobre 2024, 1 anno fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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