



Ho provato ad accontentarmi dell’ebook ma invano: con i libri di @nadiaterranova mi capita sempre. In “Quello che so di te” (Guanda 2025) la scrittura mi accompagna in spazi intimi e famigliari che mi appartengono, attraverso passaggi che sottolineo con la matita, resto a fissare, torno a rileggere e devo poi trascrivere altrove. Difficile spiegarmi il meccanismo dell’incanto in cui resto avvinto: forse ha a che fare con la capacità dell’autrice di scrivere romanzi che risalgono la corrente, opponendo all’“esercizio quotidiano dell’omissione” uno sguardo senza sconti negli abissi della propria ascendenza (e figliolanza), a restituire l’intero spettro degli stati d’animo che si attraversano alla nostra età – dalla commozione all’angoscia, dalla tenerezza allo smarrimento (laddove il colorato tendone di un circo può essere insieme rifugio e luogo di morte). E poi, i corridoi del Mandalari fanno rima con quelli del manicomio di Orléans in cui tante ore ho indugiato, ricostruendo la detenzione della “donna invisibile” Hersilie Rouy.
Trovo abbaglianti le inaspettate incursioni politiche – ma posso davvero non aspettarmele, da parte di chi paragona l’atto di scrivere ad “appiccare incendi, bombardare città, stanare i prigionieri” (chiedendosi poi come tutto questo possa evolvere dopo l’esperienza della maternità)?
E poi la sensazione vertiginosa di attraversare – senza filtri! – una teoria di pensieri indicibili appartenuti a compagne, madri, sorelle, nonne e prozie, donne silenziose e silenziate che sono state (e sono tuttora) parte della mia vita.
Per la prima volta interrogo senza severità la macchia che, in questo inizio d’anno, mi è apparsa sullo zigomo. E mi chiedo (rabbrividendo) se il mio scegliere di vivere al pianterreno non sia stato un inconscio gesto di cura verso me stesso.
Un libro in equilibrio tra l’autobiografia e l’inchiesta storica, tra carte d’archivio, risonanze transgenerazionali, diagnosi da rimettere in discussione a ogni nuovo indizio e una verità storica che si costruisce senza calpestare mai la verità mitologica, ad agevolare quella danza tra incanto e disincanto che alimenta da sempre il mio immaginario.
martedì 14 gennaio 2025, 1 anno fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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