Nella piccola libreria indipendente “Desperate Literature” ho scoperto @helleborezine quadrimestrale inglese che si propone come “una raccolta di articoli e saggi dedicati all’horror popolare e ai suoi temi correlati: folklore, mitologia, storia, archeologia, psicogeografia, stregoneria, femminismo psichico e occultismo”.

Tra le collaboratrici del numero che sto sfogliando c’è Melissa Edmunson Makala, studiosa di letteratura dell’Ottocento sui fantasmi a firma femminile.

L’autrice fa notare che – mentre diversi scrittori maschi (tra cui Goethe e Southey) raccontavano spettri che rafforzavano gli stereotipi del dominio maschile sul corpo della donna (per esempio incarnando una malizia sessuale predatoria che si estendeva oltre la tomba) – scrittrici come Anne Bannerman, Charlotte Dacre ed Elizabeth Harcourt Rolls sovvertirono il cliché della passività o dell’influenza corruttrice dell’eroina gotica, creando invece revenants femminili “trasformate dalla morte” in “figure potenti e spesso intimidatorie che cercano di vendicarsi di coloro che hanno fatto loro un torto”. Quel potere, legato in modo profondo alla loro condizione di sottomissione, “nasce dai loro traumi passati di donne messe a tacere o vittimizzate” (M.E.M., Women’s Ghost Literature in Nineteenth-Century Britain, 2013).

“Hellebore” è arrivato al numero 12 e deve il nome all’elleboro, pianta velenosa capace di alterare le percezioni, sospettata essere l’ingrediente fondamentale degli intrugli delle streghe. Associata all’elemento dell’acqua, è una sostanza che agevola l’apertura di portali verso il mondo sotterraneo e il subconscio.

giovedì 23 gennaio 2025, 1 anno fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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