



Venerdì scorso, intervenendo al gruppo di lettura di @babelica_inst su “Il segno del comando” – lo sceneggiato recentemente trasposto in romanzo da @loredanalipperini – ho citato “Sad Girl” di @ilperiodoipotetico , un saggio che aiuta a capire meglio l’incompiutezza delle protagoniste femminili della serie. Concepite da una squadra di quattro autori maschi, sono figure prive di tridimensionalità, pur prestandosi a una celebrazione della loro avvenenza (hanno tutte corpi nella norma secondo gli standard estetici dell’epoca) e del fascino legato all’aura di mistero che le circonda. Lo sceneggiato le usa per far progredire la storia senza mai svelarne i misteri, mostrarne i desideri, indagarne i moti interiori. Proiezioni di un immaginario maschile che romanticizza l’inconoscibilità del temperamento femminile, quelle donne sono meri arredi perturbanti della città di Roma, al pari delle civette di pietra e dei vicoli poco illuminati. Nel suo libro, Sara Marzullo analizza le conseguenze di un discorso sul femminile il cui unico orizzonte è la contemplazione di un mistero insondabile. Rendere assoluta e imperscrutabile la psiche delle donne serve a renderle soggetti passivi; invece di emanciparsi dalle passioni tristi e da chi le opprime, esse sono invitate ad accogliere e celebrare il malessere che le scuote: “la loro condizione viene essenzializzata, diventa una sorta di tratto caratteristico, una condizione strutturale, quasi biologica: la malinconia, l’apatia, l’inerzia diventano correlativi oggettivi dell’esperienza femminile”.
Sara Marzullo si rivolge indirettamente a noi uomini, indicando la nostra nudità: raccontarci la fondamentale incomprensibilità delle donne è solo un modo di abdicare alla responsabilità di entrarci in relazione. Ci chiediamo di continuo “Cosa vogliono le donne?” senza davvero cercare una risposta perché “la domanda serve esattamente a sostituire il lavoro di comprensione” (M. Tupitsyn).
Smettere di crogiolarci in quel mistero implica mettere in gioco la nostra identità, concederci la vulnerabilità e aprirci alla scoperta vertiginosa che il femminile che ci inquieta potremmo ritrovarlo nel nostro riflesso allo specchio.
lunedì 17 febbraio 2025, 1 anno fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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