





Viviamo in un’epoca in cui sistemi sempre più sofisticati generano testi con straordinaria naturalezza: modelli linguistici capaci di rispondere ai nostri prompt come se comprendessero davvero. Ma l’illusionismo ha spesso anticipato i sogni più audaci dell’umanità, e già negli anni della Rivoluzione francese quei sogni prendevano forma concreta in algoritmi costruiti per “restituire risposte”.
Nel 1788 il 4° volume della serie “La magia bianca svelata” – il “Codicillo di Jérôme Sharp” che sto traducendo con @redellaluna – presenta uno di questi dispositivi: il vaticinio universale. Il metodo deriva da un libretto del 1759 del matematico Migneret e trasforma un prompt di 9 parole in un verso latino ben costruito. Come oggi, non c’è vera comprensione della domanda ma una macchina combinatoria che genera un testo predisposto all’interpretazione.
L’aspetto più interessante è il lavoro di hacking di Henri Decremps, che nel “Codicillo” non si limita a recuperare il meccanismo: lo analizza, lo aggiorna, lo traduce in francese e rende trasparente ogni passaggio interno, mostrando come l’effetto “oracolare” nasca dalla struttura stessa dell’algoritmo.
Nel 2021 ho dedicato una monografia all’algoritmo di Migneret, ricostruendone la storia e le sofisticate evoluzioni illusionistiche.
Rileggere oggi il “Codicillo” significa vedere con nitidezza qualcosa che riguarda anche le intelligenze artificiali contemporanee, strumenti capaci di orchestrare segnali, produrre testi plausibili e costruire superfici credibili. Tali superfici bastano per attivare in chi legge un meccanismo potentissimo: la tendenza a proiettare significato, a credere che dietro la risposta ci sia un’intenzione.
In questo senso, la natura più profonda delle AI è illusionistica. Non perché ingannino in modo malizioso, ma perché funzionano come i dispositivi settecenteschi, offrendo una parvenza di comprensione che siamo noi a completare, con il nostro desiderio di senso. La forza della magia – ieri come oggi – non si riduce al trucco ma si esprime nello spazio tra un algoritmo che genera parole e l’immaginazione che le accoglie.
sabato 15 novembre 2025, 10 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
Tutti i post sono distribuiti con Licenza Creative Commons BY-NC-SA 4.0