

Torino, 1978. Il livello dello scontro sociale è altissimo: fabbriche in agitazione permanente, piazze attraversate da mobilitazioni continue, il rapimento Moro alle porte. In quello stesso momento, sulle pagine del quotidiano controllato dalla Fiat prende forma il binomio “Torino magica”. La magia raccontata da Stampa Sera non nasce dalle tradizioni popolari ma è una mitologia urbana calata dall’alto, pensata per intervenire sull’immaginario: un’operazione politica reazionaria che sposta lo scontro dalle piazze al piano mistico e lo rende gestibile, mentre ridisegna in modo implicito la città. Al centro saperi colti e figure autorevoli; ai margini quartieri popolari evocati come luoghi opachi, pericolosi o folcloristici.
Su Giap, il blog di Wu Ming, esce oggi il volume 1 (di 2) della mia inchiesta “Oltre il brand reazionario della «Torino magica». Ripensare il mistero, reinventare la città”, dedicata alle 23 puntate della serie pubblicata da Stampa Sera nel 1978. Il primo volume copre l’alfabeto dalla A alla L e smonta il meccanismo un pezzo alla volta: Nostradamus e il Santo Graal, Gustavo Rol, guarigioni miracolose e dischi volanti non come curiosità eccentriche, ma come strumenti politici. Un repertorio che sostituisce il conflitto con il destino, la storia con il mito, e trasforma una città in lotta in uno spazio ordinato da gerarchie presentate come naturali.
Tra una settimana uscirà il volume 2, dalla M alla Z. A seguire, il lavoro si sposta sul terreno dell’azione: una serie di proposte per congiurare controincantesimi che non passano dal debunking né dall’appello astratto alla Ragione ma fanno uso della magia stessa; una magia dal basso, conviviale, dichiarata nei suoi trucchi, capace di rimettere in circolo immaginazione e conflitto invece di neutralizzarli.
lunedì 22 dicembre 2025, 9 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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