

Torino, 1989. Tre agenti della Digos restano intrappolati in ascensore dopo un intervento al Museo Egizio. I giornali parlano di “maledizione del faraone”... e chi può escludere che sia il modo con cui Tutankhamon esprime solidarietà agli autonomi e agli anarchici torinesi, da tempo sotto il mirino della questura?
Su Giap, il blog di Wu Ming, esce il volume 2 (di 2) della mia inchiesta “Oltre il brand reazionario della «Torino magica». Ripensare il mistero, reinventare la città”. Questa seconda parte completa l’alfabeto (dalla M alla Z) e sposta il focus sul terreno delle possibilità.
L’inchiesta attraversa una serie di esempi concreti in cui la magia torinese può diventare una lente per riorientare lo sguardo verso ciò che il racconto dominante tende a rimuovere: dalle leggende che riportano in primo piano la questione coloniale alle veggenti perseguitate, dai duelli tra magnetismo e scienza combattuti sui corpi dei più deboli alle narrazioni che, attraverso l’oscurità, spostano l’attenzione dalla Torino del potere a quella delle periferie, degli esclusi e dei conflitti sociali.
Non si tratta di stabilire cosa sia vero o falso ma di capire come le narrazioni – anche quelle illusorie – possano diventare strumenti condivisi, usati a carte scoperte, capaci di restituire voce a chi la città ha storicamente escluso e di immaginare insieme una magia dal basso: non consolatoria né addomesticante, ma capace di riaprire spazi di immaginazione e di azione.
lunedì 29 dicembre 2025, 9 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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