

Ha sei dita l’arbitro ritratto sul mio “TotoJackpot 1X2”: una scelta estetica precisa, pensata per intrecciare consapevolmente l’immaginario 80s del Commodore 64 e i glitch tipici delle immagini generate da IA nel biennio 2021–2022. Citando Ryan Broderick, @valentinatanni parlerebbe di “nostalgia a cipolla”: la stessa che ci porta a rievocare con malinconia la prima stagione di #StrangerThings, uscita nel 2016, a sua volta impegnata a mitizzare un passato irrimediabilmente perduto. Perché l’illusionismo non dovrebbe lavorare sulle stesse sfumature emotive?
Cercando attivamente qualcosa che in Boris avrebbero bocciato come “troppo italiano”, il pensiero è andato al Totocalcio: un’icona dello strapaese, una lotteria popolare che intreccia il caso e il controllo, in bilico tra combinatoria e riti scaramantici.
Il gioco riproduce fedelmente la logica della popolare scommessa: una partita, tre esiti possibili (1, X o 2) e due pronostici. Chi gioca scommette su due pulsanti su tre, escludendo l’esito che ritiene meno probabile. Se il risultato è giusto, l’arbitro fischia e si vince due volte la puntata.
Anche se sembra equo, “TotoJackpot 1X2” è un gioco di mentalismo: all’interno, un chip Cerebron legge nel pensiero il pronostico e riconfigura il circuito all’istante; risultato: il fischio viene sempre collegato all’unico pulsante non premuto, confermando l’indole tipica dell’illusionismo di manipolare il caso in direzione sempre sfavorevole a chi partecipa al gioco. Rivestirne i meccanismi con un’apparenza volutamente ridicola e “mostrare la sutura” resta il modo più efficace per smontarli con un sorriso. Perché no, non esiste alcun chip Cerebron: per costruire il “TotoJackpot 1X2” ho usato un kit destinato alle scuole elementari.
Credits: Ho trovato il disegno del circuito nell’ebook di Chris Wasshuber “The Magic Switchboard”.
venerdì 9 gennaio 2026, 9 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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