Nel libro L’arte di stupire (2014) io e Ferdinando Buscema mettevamo a confronto la figura del Guerriero e quella del Mago.
Il guerriero Achille cerca lo scontro frontale e si misura nella forza esibita. Ulisse il mago applica il pensiero laterale, usa lo spiazzamento e l’astuzia invece della potenza: la sua è una postura antimachista, che rifiuta la tracotanza come linguaggio.
Raccontando il corteo torinese in difesa degli spazi sociali del 31 gennaio, i media hanno parlato solo di scontri e violenze. Nelle strade, però, io ho incontrato soprattutto Ulisse.

Tra la folla, l’assurdo fungo dell’Iperstizione invitava (in nome di Mark Fisher) ad allargare la coscienza e a immaginare alternative radicali al sistema in cui viviamo.

I garofani partigiani parlavano di una resistenza che non appartiene al passato, ma è tornata urgente e necessaria.

Gli zaini con acqua, snack e medicinali raccontavano una cura reciproca concreta, praticata senza clamore in mezzo alla strada.

Due suore spaesate mi ricordavano che era il giorno di San Giovanni Bosco, patrono dellx illusionistx.

L’orchestra che suonava e le coreografie sull’asfalto mostravano corpi che a Legge e Ordine opponevano la gioia dionisiaca, condivisa e contagiosa.


Quando al Rondo Rivella la tensione tra polizia e manifestanti stava salendo, l’inaspettata irruzione della Clown Army ha introdotto, senza togliere nulla alla nettezza dell’opposizione, un elemento talmente surreale da congelare ogni impulso bellicoso.

I media hanno scelto di oscurare una marea di persone capaci di opporsi con fermezza senza replicare la grammatica tracotante del Sistema, scegliendo spiazzamento, relazione, immaginazione e cura.
Un’occasione persa di dare la notizia più scomoda: Achille ha fatto il suo tempo; contro un governo machista è tempo di rispondere con la magia (gentile, astuta e seducente) di Ulisse.
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