§1 C’è un segreto in questo quadro? Il piccolo Giovanni Battista ritratto da Lavinia Fontana porta il dito alle labbra: se lo scopri, sembra dire, mantieni il riserbo!

§2 In questi giorni Cuneo ospita la mostra “Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione”. Con lo sguardo di Dan Brown la si può attraversare come una caccia al tesoro, cercando stupore negli indizi e nei simboli che sembrano nascondere qualcosa.

Visitandola mi è accaduto qualcosa di inatteso: ho provato meraviglia adottando la prospettiva opposta. Rendermi conto di quanto, per l’arte, sia difficile non nascondere nulla mi ha aperto a uno stupore diverso, nato da ciò che si lascia attraversare dallo sguardo.

Sono state le trasparenze a incantarmi davanti alle opere della Galleria Borghese.

§3 Ha l’aspetto della pasta di vetro (ma è marmo) l’acqua che sorseggia il Giove Bambino scolpito da Gian Lorenzo Bernini con la capra Amaltea e un faunetto (1615).

§4 Sembrano uscire dalla tela le lacrime della Maddalena attribuita all’atelier di Agostino Carracci (1610), ferme su quelle guance da quattro secoli.

§5 La sottilissima garza che Giorgio Vasari mette in mano a Maria nel suo “Presepe” (1546) lascia passare la luce della grotta con naturalezza: il tessuto diventa visibile proprio mentre lascia filtrare.

§6 Ancora più impalpabile è il velo che Fontana mette in mano alla Madonna nel “Il sonno di Gesù” (1591) e (Dio mi perdoni!) se non fosse datato 1591 verrebbe da pensare a Laura Palmer “wrapped in plastic”.

§7 Per avere conferma che la pittrice bolognese aveva a cuore la trasparenza più dell’enigma, basta allargare lo sguardo. Il piacere che proviamo quando, nei romanzi esoterici, l’enigma si chiarisce è lo stesso che ci aspettiamo nelle relazioni: se capisco perché l’altra persona mi ha ferito in quel modo, finalmente starò meglio. Qui il dito di Giovanni Battista non invita a custodire un segreto conquistato con fatica: invita a tacere per non svegliare Gesù Bambino che dorme. Il sollievo, sembra dirci Lavinia Fontana, non sta nella soluzione: sta nel disertare la postura enigmistica e accettare la pace semplice di una scena trasparente, che non chiede di essere interpretata.

sabato 7 febbraio 2026, 8 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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