



In “Fino all’ultimo respiro” (1960) Jean-Paul Belmondo ostenta l’impunità maschile alzando la gonna di una passante qualsiasi (ma il film-manifesto della Nouvelle Vague è un manuale di misoginia che va ben oltre quella scena). Ed è stato ingenuo aspettarmi che, nel recente “Nouvelle Vague” (2025), Richard Linklater rileggesse l’episodio con uno sguardo critico. Per ricostruire la nascita della prima pellicola di Jean-Luc Godard il film deve glissare sul suo sessismo, concentrandosi sugli elementi di rottura formale che hanno rivoluzionato il cinema francese. Il risultato è un finto documentario molto gradevole ma incapace di graffiare quanto potrebbe.
Ci voleva Maggie Gyllenhaal per riportare quella molestia sul grande schermo, citandola per sanzionarla con una furia che lascia senza parole. “La Sposa!” (2026) è un folle sequel di Frankenstein che ricorda Bonnie & Clyde e intreccia horror, gangster movie e musical à la Fred Astaire. In un delirio di scatole cinesi, Gyllenhaal è una necromante che convoca Mary Shelley dal regno dei morti; la scrittrice entra nel corpo dell’imminente premio Oscar Jessie Buckley e mette in moto una storia di mostri che parla di consenso, alimentata da pura rabbia femminista. In un mondo che funziona, la sbavatura tatuata sulla sua bocca diventerebbe la nuova maschera di Guy Fawkes – in chiave I Would Prefer Not To.
domenica 15 marzo 2026, 6 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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