Mark Fisher scriveva che il capitalismo restringe il campo del possibile impoverendo l’immaginario: ciò che non riusciamo più a immaginare smette anche di essere desiderabile.

Il mio ricordo del primo Salone del Libro di Torino, nel 1988, riguarda qualcosa che oggi sembra quasi impossibile da concepire: il biglietto d’ingresso poteva essere convertito in libri; il costo dell’entrata diventava credito per gli acquisti fatti dentro il Salone. Oggi, questo foglietto di carta (ingresso singolo) varrebbe come una banconota da 23 euro.

Abbiamo interiorizzato l’idea che sia normale pagare per accedere a un luogo dove poi compreremo altre cose – ma ricordare che un altro meccanismo è esistito incrina l’idea che il presente sia inevitabile. E ogni possibilità che ritorna desiderabile torna anche contendibile.

#SalTo26

venerdì 15 maggio 2026, 4 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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