“Mother Mary” è una ghost story gotica che guarda più al Mayhem Tour di Lady Gaga che ad Ann Radcliffe. Lo spettro evocato è la “lady in red” di Abracadabra, e sebbene il look di Anne Hathaway richiami Taylor Swift, la sua popstar riflette soprattutto la dualità della Mother of Monsters – smisurata e vulnerabile insieme. Nel pezzo di apertura (“Burial”) Mother Mary annuncia: “I’m mesmerizing, it’s terrifying”. Il film riesce a essere entrambe le cose con una colonna sonora elettronica strepitosa e un respiro più teatrale che cinematografico, oscillando continuamente fra psicodramma, thriller metafisico e falso biopic musicale.

Nel film non c’è neanche un uomo – o forse sì, ma sono corpi muti, presenze coreografiche sul palco della protagonista. Il duello psicologico instaurato con (la bravissima) Michaela Coel è fatto di confessioni, accuse, ricordi e continui slittamenti fra il concreto e il simbolico. La seduta spiritica non richiama presenze dall’oltretomba: i fantasmi si rivelano condensazioni di dolore sedimentato nel tempo. Così l’esorcismo finale non coincide con la liberazione o con l’oblio, ma con la possibilità di attraversare il passato senza esserne più divorati: una cura che non arriva dalla rimozione ma dal fare pace con ciò che è stato.

domenica 24 maggio 2026, 4 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.

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