








Tra i ricordi dell’infanzia conservo la “Raccolta autentica di dieci documenti che attestano la nobiltà del cognome Antoniono”: un quaderno realizzato per dimostrare le origini nobiliari della nostra famiglia.
Mio nonno ci parlava di continuo di vergogna per le sue origini contadine e io usavo pennarelli e accendino per curare quella ferita (che credevo sua ma avrei scoperto essere anche mia) inventandogli un passato valoroso.
Ho ripensato spesso a quel tenero gioco di prestigio leggendo “Frammenti di un discorso di classe” @einaudieditore di @giusipal Giusi Palomba.
Il libro mostra quanto profondamente lo sguardo di classe possa contaminare l’immaginazione, agendo senza dichiararsi e colonizzando desideri e aspettative. Persino le fantasie con cui immaginiamo di salvarci possono portarne l’impronta, fino a indurre un bambino a cercare sollievo in antenati di riguardo e genealogie immaginarie.
L’autrice raccoglie i suoi “frammenti” a partire da ciò che resta quando sembra non esserci nulla da ereditare. L’eredità, spiega, non coincide con ciò che viene monumentalizzato ma può sopravvivere nei legami, nei gesti, nelle pratiche quotidiane e nelle forme di resistenza che continuano a operare anche quando nessuno le riconosce.
A differenza dei miei papiri farlocchi, il libro non cerca lignaggi illustri ma ciò che abbiamo imparato a disvedere; mostrando che, dentro le storie considerate marginali, sopravvivono saperi e possibilità d’azione capaci di incidere sul presente.
giovedì 11 giugno 2026, 3 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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