
Ad Andora (SV) ci sono più di trenta grandi pini, vicino al mare e al fiume Merula, che stanno per essere abbattuti per costruire quattro palazzi.
La risposta delle istituzioni è: si può fare. Le autorizzazioni ci sono, il terreno è privato ed edificabile. Il sindaco ha persino firmato la petizione per salvare la pineta, spiegando subito dopo che la sua firma probabilmente non cambierà nulla. E allora meno male che qualcuno quella petizione l’ha fatta.
Perché ci vuole più coraggio a chiedere di salvare trenta alberi quando tutti ti spiegano che le carte sono in regola che a mettersi dalla parte delle carte. E ci vuole una certa forza morale per continuare a dire che una cosa può essere perfettamente legale e fare schifo lo stesso.
Il punto è tutto qui. Da giorni intorno alla pineta viene somministrato il realismo al ribasso (cit. Christian Raimo) di chi ha già accettato che il mattone abbia sempre l’ultima parola: prendete atto, studiate i documenti, la proprietà è privata, il diritto a costruire esiste. È un linguaggio che chiama realismo la rinuncia a immaginare che l’interesse collettivo possa ancora contare qualcosa. Come se la legge fosse una forza della natura. Come se quattro palazzi dovessero sorgere per la stessa ragione per cui il Merula scende verso il mare.
No. I palazzi li costruiscono gli esseri umani e gli alberi li abbattono gli esseri umani. E una cultura reazionaria serva del mattone vorrebbe convincerci che, una volta messo un timbro sulle carte, discuterne sia quasi infantile.
Nell’estate più calda della storia, abbattere decine di grandi alberi per fare spazio al cemento significa correre incontro all’apocalisse climatica con le carte perfettamente in regola. Davvero vogliamo estinguerci perché la legge ce lo impone? La petizione dice una cosa molto più lucida: quei pini sono ancora lì e li vogliamo ancora lì.
Finché sono in piedi, la partita è aperta.
Firma la petizione:
sabato 8 agosto 2026, 2 mesi fa · Questo post è stato liberato da Meta e trasferito su un blog personale, al riparo da ogni tracciamento.
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