In occasione della morte di Wislawa Szymborska (1923-2012) riprendo un brano tratto dal discorso tenuto a Stoccolma in occasione del conferimento del premio Nobel per la letteratura il 7 dicembre 1996. La poetessa polacca affronta il tema della meraviglia sfidando il cinico lamento biblico del “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”.

Mi capita di sognare situazioni irrealizzabili. Nella mia temerarietà, immagino di avere l’occasione di conversare con l’Ecclesiaste, autore di un lamento quanto mai profondo sulla vanità di ogni agire umano. Mi inchinerei profondamente di fronte a lui, perché si tratta – almeno per me – di uno dei poeti più importanti. E poi gli prenderei la mano.

“Nulla di nuovo sotto il sole” hai scritto, Ecclesiaste. Però Tu stesso sei nato nuovo sotto il sole. E il poema di cui sei autore è anch’esso nuovo sotto il sole, perché prima di Te non lo ha scritto nessuno. E nuovi sotto il sole sono tutti i Tuoi lettori, perché quelli che sono vissuti prima di Te, dopotutto, non hanno potuto leggerlo. Anche il cipresso, alla cui ombra stavi seduto, non cresce qui dall’inizio del mondo. Gli ha dato inizio un qualche altro cipresso, simile al Tuo, ma non proprio lo stesso.

E inoltre vorrei chiederti, o Ecclesiaste, che cosa intendi scrivere, adesso, di nuovo sotto il sole. Qualcosa con cui contemplerai ancora i Tuoi pensieri, o non sei forse tentato di smentirne qualcuno? Nel Tuo poema precedente hai intravisto la gioia – che importa se passeggera? Forse è di essa che parlerà il Tuo nuovo poema sotto il sole? Hai già degli appunti, degli schizzi iniziali?

Non credo che risponderai di aver scritto tutto e di non aver nulla da aggiungere. Nessun poeta al mondo può dirlo, figuriamoci un grande come Te.

Il mondo, qualunque cosa noi ne pensiamo, spaventati dalla sua immensità e dalla nostra impotenza di fronte a esso, amareggiati dalla sua indifferenza alle sofferenze individuali [...], qualunque cosa noi pensiamo dei suoi spazi trapassati dalle radiazioni delle stelle [...], qualunque cosa pensiamo di questo smisurato teatro, per cui abbiamo sì il biglietto d’ingresso, ma con una validità ridicolmente breve, limitata dalle due date categoriche, qualunque cosa ancora noi pensassimo di questo mondo – esso è stupefacente. [...]

Ci stupisce ciò che si discosta da una qualche norma nota e generalmente accettata, da una qualche ovvietà a cui siamo abituati. Ebbene, un simile mondo ovvio non esiste affatto. Il nostro stupore esiste per se stesso e non deriva da nessun paragone con alcunché. (1) 


Note

1. Wislawa Szymborska, Vista con granello di sabbia, poesie 1957-1993, a cura di Pietro Marchesani, Adelphi Edizioni, Milano 1998.

Tutti i post sono distribuiti con Licenza Creative Commons BY-NC-SA 4.0