Gianni V. Settimo
Il Conte di Saint-Germain
Sull’acciottolato del vasto cortile di Versailles, oltre la monumentale cancellata, è rimasto il passo dei cavalli, quel risuonare ferreo e cupo prodotto dalle carrozze di allora, fors'anche l'ombra dei gendarmi di guardia. Così nel parco, sul verde, verso il Trianon, fra gli zampilli delle fontane e le aiuole tanto curate, squadrate come gli alberi, quinte appena mosse dal vento. Il fondale, tutto fatto di storia, non è stato graffiato dal tempo.
Politica e «dolce vita», diremmo oggi, riflessi di ceri sfavillanti lassù, nella imponente «galleria degli specchi», intrighi, amori, ordini urlati o frasi appena sussurrate. Versailles è un mondo e neppure la rivoluzione, così prorompente, sanguigna e aspra, poté modificarne la struttura. La «Marsigliese» qui si è frammischiata volentieri al minuetto, come se il suo ardore trascinante si fosse assopito per colpa dell'ambiente.
Qui, in una sera d'estate del 1770, mentre in direzione di Parigi il cielo sembrava combinare un temporale, da una carrozza scese il maresciallo di Francia Carlo Luigi Augusto Fouquet di Belle-Isle. Gli anni tendevano a rendere un po’ massiccio il portamento; solenne, fasciato nella sua uniforme, il diplomatico era influente a corte.
Gli storici lo liquideranno poi in poche righe, assegnandogli i meriti di aver preso parte alla guerra di successione in Austria e di aver retto il ministero della guerra durante la «guerra dei sette anni». Ma non ci dicono una parola sull'amicizia che lo legava al re e sull'ascendente che sapeva esercitare sul sovrano.
Belle-Isle quella sera portava con sé un ospite celebre, ma solo in una ristretta élite, noto a pochi iniziati: il conte di Saint-Germain. Dire che «veniva dal tempo» è forse l'espressione più esatta, giacché, storicamente, ci è parso più che arduo, impossibile, frugare nella pur scrupolosa speranza di individuare un attendibile documento che ne comprovi la data di nascita. È certo che uscì dalla carrozza di Belle-Isle, che visse gli avvenimenti turbinosi che vedremo, che sfidò la morte, lasciando credere, più enigmatico che mai, di essere un mago, un alchimista, di saper produrre diamanti, forse di aver trovato la pietra filosofale ma, soprattutto, di aver sconfitto la nemica di ogni uomo: la morte. La partita a scacchi che Saint-Germain giocò con la morte potrebbe, infatti, per quanto se ne sa, essere ancora in corso.
Un fatto è certo. Per apparire in scena non poteva scegliere un ambiente più adatto della Francia di re Luigi XV, di quel sovrano a cui si attribuisce la frase: Après nous le déluge!, e che, più che dai suoi ministri, si lasciava prendere per mano dalle grazie della Pompadour prima e dalla Du Barry poi, senza contare le altre che la storia lascia in discreta penombra.
Saint-Germain trovò a Versailles quello che cercava: il proscenio su cui esibirsi, dispensando tesori che traeva dal nulla, se non dal suo ingegno fuor del comune e da poteri sui quali nessuno ha mai fatto luce. Amico (o nemico) di Dio e del diavolo, nessuno dei due lo voleva con sé, e ciò può spiegarne l’interminabile esistenza e il suo errare fra i continenti, lasciando qua e là testimonianze del suo passaggio.
Si chiamava Giuseppe Aymar; nacque, secondo alcuni studiosi, a Lentmeritz, in Boemia, alla fine del 17° secolo. Era, secondo alcuni, figlio di un ermetista che si faceva chiamare Comes Cabalisticus e che fu messo in ridicolo sotto il nome di «Conte di Gabalis» dallo sventurato abate Montfaucon de Villars. Le enciclopedie lo descrivono come un avventuriero del 18° secolo, conosciuto in tutta Europa quale Der Wundermann. Voltaire, che non era facilmente impressionabile, esaltò questo «Uomo Meraviglia» a Federico di Prussia come: «Un uomo che non muore mai e che conosce tutto».
La sua origine è, da tutti gli studiosi, creduta di altissimo rango, poiché era accettato nei circoli più chiusi delle corti d'Europa e ricevuto con deferenza sia dai nobili francesi sia dal loro re Luigi XV. Egli non fece mai alcuna dichiarazione sulla sua origine e sulla sua data di nascita. I suoi contemporanei, in lettere, in diari e memorie, annotano, tutti, lo straordinario talento nel raccontare storie e la stupefacente conoscenza di particolari storici, tanto che i suoi affascinanti aneddoti su Ponzio Pilato o sui primi cristiani convincevano gli ammaliati uditori, incluso re Luigi, che egli stava effettivamente descrivendo esperienze personali. Persino Voltaire scrisse che Saint-Germain aveva cenato in passato nella città di Trento con i Padri del Concilio. Grimm, il filosofo tedesco, affermò che il conte era stato «l’uomo più dotato di talento» che egli avesse «mai conosciuto».
Nelle sue Memorie, la marchesa Pompadour si meravigliava che Saint-Germain avesse una perfetta padronanza di tutte le lingue, antiche e moderne, e che possedesse un’erudizione fantastica su ogni cosa. Egli sapeva raccontare dettagliate storie e deliziava Luigi XV con ie sue avventure in Africa, Russia e Turchia, affermando di aver conversato molto amichevolmente con Cleopatra e persino di aver gareggiato con Salomone nel corteggiare la regina di Saba.
Parlava il tedesco con accento purissimo, l'inglese in modo perfetto e così pure l'italiano, lo spagnolo e il portoghese; il suo francese tradiva un accento piemontese.
Nel 1745 il conte venne arrestato a Londra, quale spia giacobina al servizio del principe Carlo. Lo scrittore Orazio Walpole, in una lettera del 9 dicembre 1745, scritta a Mann che si trovava a Firenze, afferma che gli agenti governativi avevano arrestato Saint-Germain; egli era stato a Londra per due anni e non voleva far sapere chi era. Walpole commentò che il conte cantava, suonava il violino e componeva musiche, il tutto in modo meraviglioso. Il principe di Galles si mostrò assai interessato a lui e lo prese sotto la sua personale protezione, tanto che il governo non gli fece alcun processo.
Madame de Hausset, dama di Corte della Pompadour, conferma che il conte sapeva raccontare storie e ripete brevi romanzi di notevole attrattiva che egli aveva scritto per il diletto della sua padrona; descrive il Saint-Germain (è il 1760) sull'apparente età di cinquant'anni, né magro, né grasso, dai modi eleganti, vestito con semplicità e buon gusto. Sulle dita, come sulla tabacchiera e sull’orologio, aveva alcuni brillanti; i diamanti sul ginocchio e sui fermagli delle scarpe erano valutati 200.000 franchi. Tra le pieghe dei suoi abiti brillavano rubini di straordinaria bellezza.
La contessa d'Adhemar, in Memorie, ricorda che egli aveva una figura assai piacente: capelli neri, sguardo dolce e penetrante, con occhi indescrivibili. Un'altra contessa, la Gergy, ricorda di averlo incontrato a Venezia cinquant'anni prima, nel 1710, quando si faceva chiamare marchese Balletti e, d'accordo con il musicista Rameau, ella giura che ora pareva più giovane. A madame Pompadour, che gli faceva notare che se realmente la contessa di Gergy l’avesse conosciuto nel 1710 egli ora avrebbe dovuto avere almeno cento anni, rispose, ridendo: «Non è impossibile, madame».
Von Gieichen affermò che nel 1775 Saint-Germain sembrava un uomo di sessant'anni. Il compositore Rameau pare abbia incontrato il nostro «immortale» verso il 1764, osservando che sembrava realmente più giovane che all'epoca del loro primo incontro veneziano.
La sua inesauribile ricchezza sollevò particolari pettegolezzi: taluni pensarono che egli dovesse avere una fabbrica privata di diamanti, impresa forse non troppo fantastica se si considera la sua conoscenza della chimica. Si credeva che egli avesse il mezzo di lavare i diamanti in modo tale da aumentarne il valore, di fonderli o, di molti insieme, formarne uno. Luigi XV gli permise di fare esperimenti nel castello di Chambord, ove un giorno gli mostrò una pietra con un difetto, valutata 6.000 franchi; un mese dopo il conte restituì al re il diamante, senza più il difetto e con il valore aumentato a oltre 9.000 franchi.
Arrestato una volta in Piemonte a causa di una banconota ritenuta falsa, il conte esibì alcune credenziali e ineccepibili garanzie, sì che venne prontamente rilasciato con molte scuse da parte del governo stesso. Nel 1710 scomparve da Venezia, forse viaggiando per l'Oriente.
Nel 1745, come abbiamo detto, era a Londra; dal 1746 al 1755 fu a Vienna, amico del principe Ferdinando Lobkowitz, dove si fece chiamare principe Racoczi. Tra il 1755 e il 1756 si dice che sia stato in India, dove pare avrebbe incontrato Lord Plassey Clive. Saint-Germain apparve nuovamente a Versailles nel 1757: il suo facile accesso, in ogni momento, presso Luigi XV scandalizzò gli ufficiali e i cortigiani, abituati alle strette formalità della corte; egli trascorse molte sere da solo col monarca, trattò i grandi della corte come se fosse per lo meno un loro pari.
Tutti gli studiosi concordano nel dire che non si sposò mai, che non ebbe figli e che i suoi rapporti con le donne dell'epoca pare siano sempre stati platonici.
Saint-Germain profetizzò a Maria Antonietta la rivoluzione, l'ora e il giorno della sua morte; la regina stessa affermò che egli era apparso nella cella della sua prigione, forse nel suo corpo astrale, poco tempo prima che ella fosse condotta a morte.
Durante la «guerra dei sette anni» con l'Inghilterra, re Luigi, all’insaputa dei suoi ministri, impiegò Saint-Germain quale agente segreto e nel marzo 1760 lo inviò a L'Aia, per trattare la pace con la Prussia a danno dell'Austria. Nel giugno dello stesso anno egli è di nuovo in Inghilterra; dopo un anno di permanenza a Londra è accertato che, con il nome di conte Soltikoff, si recò in Prussia. Qui ebbe parte importante nella cospirazione contro lo zar Pietro Ili del luglio 1762, congiura che portò al trono la grande Caterina.
Sette anni più tardi, nel 1769, il conte Lambert lo ritrova a Venezia, dove aveva costruito una fabbrica in cui si convertiva il lino in un tessile simile alla seta.
L'anno seguente si presenta in uniforme di generale russo al conte Alexis Orloff Gregorievic, uno dei congiurati, che a quell'epoca si trovava a Livorno. Egli lo riceve con insolita distinzione, non abituale per quell’altero aristocratico. Orloff lo incontrò nuovamente a Norimberga nel 1772, commentando: «Questo è l'uomo che ebbe un grande ruolo nella nostra rivoluzione».
I cordiali rapporti che Saint-Germain aveva con la corte russa furono confermati nel 1777 da Filippo Carlo von Aivensleben, ambasciatore prussiano, che a Dresda lesse alcune lettere scritte dal conte Orloff, il quale, riferendosi a Saint-Germain, lo apostrofava come «il mio più intimo amico».
Per parecchi anni Saint-Germain visse in Germania alla corte del margravio di Ansprach, quindi con il langravio Carlo di Hesse-Cassel, effettuando esperimenti scientifici. Offrì a Federico il grande una lista di varie formule chimiche, che, se fossero state prese sul serio, avrebbero potuto guidare la Germania alla rivoluzione industriale.
E qui, in Germania, si perdono le sue tracce. Si disse che morì il 27 febbraio del 1784 nel castello di Eckenfoorde, nello Holstein, dimora del suo ultimo protettore, il Langravio di Hesse-Cassel.
Morì veramente? Più volte si disse di no, più volte si affermò di averlo incontrato ora qui ora là ma, come una «primula rossa», sfugge continuamente a ogni ricerca e forse in questo momento sta meditando un nuovo viaggio, giocando a scacchi con la morte.
Tratto dalla rubrica "I personaggi di ESP" in ESP. Parapsicologia e fenomeni dell'insolito, n. 11, gennaio 1976, pp. 42-3.
