La Medium
/ Federica Manzitti, Corriere della Sera Roma, 26 ottobre 2026
Credenze, suggestioni e una medium nella storia della Salpêtrière
Nata come fabbrica di polvere da sparo, poi trasformata da Luigi XIV in ospedale con funzioni di centro detentivo per poveri, pazzi e mendicanti, votata quindi ad accogliere le prostitute e le donne fuori di senno e, solo nel Dopoguerra, diventata un sito d’eccellenza medica, la Salpêtrière di Parigi è curiosamente al centro di due proposte del Romaeuropa Festival.
Domani la regia di Giovanni Ortoleva mette in scena Can can prodotto dalla Fondazione Luzzati – Teatro della Tosse, dove la storia personale della performer Irene Mantova s’intreccia con quella di Jane Avril, la ballerina immortalata da Toulouse-Lautrec che parodiava con la danza l’epilessia cui era affetta e per questo internata alla Salpêtrière all’età di 14 anni. Mantova, già allieva di Ortoleva alla Silvio d’Amico, soffre della stessa malattia che le è stata diagnosticata tardivamente. Giocato, non senza ironia, sul confine tra sofferenza e rappresentazione, lo spettacolo in scena al Mattatoio, richiama credenze e suggestioni che si sono create nei secoli intorno al «male sacro» e che ancora oggi sopravvivono, come testimoniano alcuni video pubblicati su Youtube e trasposti sul palco (anche mercoledì, ore 21).
Marta Cuscunà, artista associata al Piccolo di Milano dal 2021, firma invece La Medium, incentrato sulla figura di Hersilie Rouy, in scena al Vascello da mercoledì (via G. Carini, 78). Figlia dell’illusionista ottocentesco che inventò il numero della «donna invisibile», Rouy che era una personalità colta e indipendente, fu internata alla Salpêtrière per 14 anni col pretesto di curarne il sonnambulismo e il «magnetismo animale». Durante la costrizione nell’istituto parigino la donna scrisse con il sangue un diario che ha anticipato molte battaglie contro il sistema manicomiale, tanto da ottenere, dopo la liberazione arrivata nel 1868, una modifica della legge francese. La Medium di Cuscunà si definisce anche «uno spettacolo di mentalismo femminista», perché richiama come, per sopravvivere agli abusi medici, la protagonista abbia trasformato le tecniche d’illusionismo imparate dal padre in identità fittizie, sedute spiritiche e astuzie teatrali. Queste, oltre a svelare il rapporto tra potere patriarcale e corpo femminile, rappresentano una liberazione simbolica di Hersilie Rouy e di tutte le donne torturate e rinchiuse perché fuori norma (anche giovedì, ore 21, info: www.romaeuropa.net).
Fonte Articolo pubblicato nelle pagine di Roma del Corriere della Sera, lunedì 26 ottobre 2026, p. 13, nella sezione «Due debutti a Romaeuropa» (ritaglio dell’articolo).
