Memorie della donna invisibile
Mesmer, Torino 2026
All’inizio dell’Ottocento Charles Rouy girava l’Europa con uno spettacolo chiamato La Donna invisibile. Il trucco era semplice: una donna veniva nascosta in un armadio, sottratta agli sguardi del pubblico e trasformata in una voce senza corpo. Gli spettatori applaudivano il prodigio senza interrogarsi sul prezzo dell’illusione. Perché il numero funzionasse, una donna doveva scomparire.
Quarant’anni dopo, la figlia di Charles Rouy divenne protagonista di una sparizione assai più tragica. Dichiarata folle dal fratellastro e da un medico compiacente, Hersilie Rouy venne rinchiusa in manicomio senza possibilità di uscita. I suoi documenti furono sequestrati e le sue lettere intercettate. Alla famiglia venne comunicata la sua morte. Ogni tentativo di difendersi venne trasformato in una prova della sua malattia. Questo fu il più terribile trucco di sparizione dell’Ottocento: non far scomparire una donna per una sera, ma per una vita intera.
Le Memorie di un’alienata raccontano quella sparizione dall’interno. Mentre medici, magistrati e parenti collaboravano alla sua cancellazione, Hersilie raccolse prove, salvò lettere e ricostruì documenti sottratti. Se la storia della magia è piena di donne invisibili di cui non conosciamo la voce, Hersilie Rouy ci ha lasciato una testimonianza eccezionale: il memoriale scritto (letteralmente) con il sangue di una prigioniera che riuscì a raccontare dall’interno la macchina costruita per farla sparire.
Se suo padre aveva contribuito a perfezionare l’arte di far sparire una donna, Hersilie fu costretta a imparare l’arte di tornare visibile.
Hersilie Rouy, Memorie della donna invisibile, Mesmer, Torino 2026, 528 pp., B&N (14×21,5 cm).
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La collana Hersilie Rouy
Il volume fa parte della Collana Hersilie Rouy, composta da due libri per complessive 886 pagine. Al centro della collana si trova una vicenda che nasce all’ombra di un celebre gioco di prestigio e si sviluppa tra sparizioni, internamenti, documenti nascosti e società segrete, fino a toccare temi che oggi riaffiorano nelle narrazioni complottiste di QAnon.
Hersilie Rouy, Memorie della donna invisibile. I miei ricordi, i miei trasferimenti, i miei manicomi, Mesmer, Torino 2026, traduzione di Mémoires d’une aliénée, Paul Ollendorff, Parigi 1883 edito da Édouard Le Normant des Varannes.
Il secondo volume
Sono finalmente disponibili in italiano le Memorie della donna invisibile (Mémoires d’une aliénée (1) , leggi in digitale), l’opera autobiografica di Hersilie Rouy (1814-1881), pubblicata postuma a Parigi nel 1883 da Édouard Le Normant des Varannes presso l’editore Paul Ollendorff.
Il volume offre accesso diretto a una delle più straordinarie testimonianze femminili del XIX secolo: il racconto in prima persona di una donna che nel 1854 venne internata con la forza e trascorse quattordici anni tra diversi manicomi.
Pianista e insegnante, Hersilie Rouy vide progressivamente dissolversi la propria identità civile. Durante la detenzione le furono sottratti il nome e il cognome, venne registrata con altre generalità, dichiarata morta e resa di fatto irrintracciabile. Per raccontarne la vicenda Mariano Tomatis ha usato l’espressione «donna invisibile» (2) , mettendo in relazione questa storia con un celebre numero illusionistico dell’Ottocento, nel quale una donna veniva nascosta alla vista del pubblico. La prima moglie di Charles Rouy, padre di Hersilie, aveva lavorato proprio come interprete di quell’attrazione. La figlia sperimentò una forma di sparizione assai più profonda: una cancellazione sociale e amministrativa che la sottrasse per anni allo sguardo del mondo.
Il valore delle Memorie risiede soprattutto nella loro voce. La storia di Hersilie ci è giunta attraverso le parole della protagonista stessa. Pagina dopo pagina, una donna che per anni era stata privata della possibilità di parlare in pubblico, di essere creduta e perfino di essere riconosciuta con il proprio nome ricostruisce la propria esperienza dall’interno. Il libro conserva lettere, documenti, ricordi e proteste, trasformando la scrittura in uno strumento di sopravvivenza e di rivendicazione.
Durante gli anni di internamento Hersilie raccolse prove, cercò alleati e sostenne con ostinazione la propria causa, fino a ottenere la liberazione nel 1868. Le Mémoires d’une aliénée rappresentano il risultato di quella lotta: il momento in cui una donna resa invisibile torna a occupare lo spazio pubblico attraverso la propria testimonianza. La loro pubblicazione restituisce oggi al pubblico italiano una voce che per lungo tempo rimase sepolta negli archivi manicomiali e che continua a offrire una riflessione preziosa sul rapporto tra identità, potere e diritto alla parola.
La scelta del titolo italiano
Il libro uscì due anni dopo la morte di Hersilie Rouy, dunque a scegliere il titolo Mémoires d’une aliénée (letteralmente Memorie d’una alienata) fu il curatore Le Normant des Varannes. Non sappiamo se la donna avrebbe approvato la scelta di essere identificata come «alienata», dopo avere trascorso gran parte della propria vita a contestare la diagnosi di follia che la privò della libertà per quattordici anni.
La traduzione spagnola, pubblicata nel 2015 dall’editrice Siglo XXI, ha optato per “Non sono la signorina Chevalier: Memorie d’una pazza” (Yo no soy la Señorita Chevalier: Memorias de una Loca), portando il titolo originale nel sottotitolo e facendolo precedere da un’espressione che l’autrice ripeté innumerevoli volte durante gli anni trascorsi nei diversi istituti in cui venne rinchiusa.
Dopo un fecondo confronto con Marta Cuscunà, per l’edizione italiana ho optato per Memorie della donna invisibile; il sottotitolo I miei ricordi, i miei trasferimenti e i miei manicomi riprende il progetto editoriale che Le Normant des Varannes attribuì a Hersilie Rouy nelle Memorie d’un foglio di carta:
[Hersilie Rouy] desiderava che tutti i documenti ufficiali che la riguardavano fossero depositati in un luogo sicuro, in un archivio o in una biblioteca pubblica, affinché chiunque potesse consultarli e verificare personalmente i fatti. Voleva che un editore raccogliesse e pubblicasse i suoi ricordi, i suoi trasferimenti e i suoi manicomi. Voleva che dai suoi scritti si ricavassero romanzi, racconti e opere teatrali. (3)
L’indice
Prefazione
Avvertenza preliminare
I Breve riassunto della mia vita
II Ciò che precedette il mio rapimento
III Il mio rapimento e mio internamento a Charenton
IV Chi spinse il dottor Pelletan ad agire?
V Charenton: internameno, registrazione, trasferimento
VI Da Charenton a la Salpêtrière. La prefettura di polizia
VII La Salpêtrière. Prima liberazione. Il mio arresto
VIII Il mio ritorno alla Salpêtrière. Primo trasferimento in provincia: manicomio di Fains
IX Secondo trasferimento in provincia. Il manicomio di Maréville
X Il manicomio di Auxerre
XI L’Hôtel Saint-Michel. La Prefettura di polizia
XII Il manicomio di Orléans. Prima parte
XIII Il manicomio di Orléans. Seconda parte. Sezione pensionanti
XIV Il manicomio di Orléans. Terza parte. L’arrivo dei miei documenti
XV Parigi. L’inchiesta Rabut-Constans. Il rifiuto del patrocinio gratuito
XVI Petizione alle Camera. Dichiarazione di guerra. Ritorno a Orléans
XVII La petizione all’Assemblea nazionale
XVIII La mia petizione. Monsieur Tailhand, relatore della causa
XIX La mia petizione. Il visconte d’Aboville, secondo relatore della causa
XX Riesame dei fatti
XXI Conciliazione
XXII Gli effetti di una giustizia tardiva
Nota dell’editore
Dossier documentario
Post scriptum
Note
1. Hersilie Rouy, Mémoires d’une aliénée, Paul Ollendorff, Parigi 1883 edito da Édouard Le Normant des Varannes.
2. Mariano Tomatis, Incantagioni. Storie di veggenti, sibille, sonnambule e altre fantasmagoriche liberazioni, Nero, Roma, 2022, pp. 175-235 («La donna invisibile»).
3. Cfr. Édouard Burton, Memorie d’un foglio di carta scritte da lui medesimo, Mesmer, Torino 2026, p. 347.

