La donna invisibile (1800-1834)

Parigi, gennaio 1800: un medico annuncia di aver scoperto l’invisibilità del corpo umano. In una stanza di rue des Prêtres-Saint-Germain-l’Auxerrois, per un franco e cinquanta, si interroga una ragazza chiusa in una cassa di vetro: nessuno la vede, ma tutti ne sentono la voce, il fiato e il calore. In pochi mesi la femme invisible diventa la meraviglia della capitale: i giornali la smascherano e la difendono, i teatri la parodiano, i concorrenti la imitano – da Robertson ai Capucins a R. Charles (Charles Rouy) al passage Longueville – finché lo spettacolo varca la Manica come Invisible Girl e raggiunge Milano, la Germania e le pagine di Brewster.

Qui sono raccolti, in ordine cronologico e trascritti integralmente, gli articoli, le lettere, gli annunci e i capitoli che raccontano la vicenda. La storia di Hersilie Rouy, figlia di Charles e ultima “donna invisibile”, è nel reportage:

Il 1° gennaio 1800 la prima notizia: un medico sostiene di saper rendere invisibile il corpo umano e ne fa sentire la voce da una cassa di vetro appesa a nastri. Non si parla ancora di una donna.

Due fisici, J. B. Denis e Benoit, visitano la Découverte de l’invisibilité du corps humain: dalla cassa di vetro esce una voce freschissima e il fiato della persona invisibile colpisce il viso di chi la interroga. Il segreto, concludono, è ignoto.

Il giorno dopo l’Ami des lois riprende quasi alla lettera il resoconto dei due fisici sull’“homme invisible”.

“Smascherare un furfante è opera meritoria”: tre abbonati salgono al terzo piano di rue Saint-Germain-l’Auxerrois, trovano una stanza spoglia, una voce “roca e guascone” e un portavoce rivolto al muro. È il primo smascheramento.

L’espositore – verosimilmente il dottor Laurent – risponde: la cassa è isolata, lontana dai muri, e la persona invisibile respira e risponde a voce bassissima.

Nuova replica dell’espositore, con il certificato di sei visitatori e una frecciata a un fisico della Fantasmagorie che presenta un “prodigio di voce umana”: è Robertson.

Il Journal des débats sale al quarto piano del n. 40 di rue des Prêtres: per trenta soldi si scopre un luogo “dove ogni scienza fisica naufraga”.

“Encore la Femme invisible”: il comunicato pubblicitario descrive la cassa trasparente, il cornetto di latta, gli orari e il prezzo di 1 franco e 50.

L’annuncio a pagamento del “Coffre de verre blanc, très-transparent”, in cui si sente parlare una persona invisibile che soffia sulle mani e indovina il colore degli abiti.

Il cittadino Thurot intervista l’invisibile: ha 14 anni, è nata a Marsiglia, si chiama Françoise, sta coricata nella scatola. Come veda e senta tutto? “È il segreto di coloro ai quali appartengo”.

Il sergente Villemeureux e Auvray svelano il trucco: un portavoce a tre imboccature, una ragazza nascosta in un armadio dietro l’intonaco fresco. All’uscita la ritrovano: è la ragazzina in zoccoli che li ha accompagnati di sopra.

Il Journal des hommes libres rifà il dialogo di Thurot in chiave politica: la donna invisibile è “del partito della Francia” e ha due volte l’età della Rivoluzione.

Il Journal des défenseurs de la patrie riferisce che l’abate Sicard aveva pensato a un ventriloquo, smentito dai fatti, e trascrive un nuovo dialogo con Françoise.

La Clef du cabinet des souverains pubblica a sua volta lo smascheramento di Villemeureux e Auvray: la “piccola zoccolaia” dietro il muro.

Il Journal des défenseurs de la patrie ristampa la testimonianza di Villemeureux e Auvray.

Il dottor Laurent esce allo scoperto e sfida i due smascheratori a presentarsi il 9 ventoso davanti a un commissario di polizia.

Il fratello del proprietario rilancia la sfida ai due firmatari, mentre l’annuncio pubblicitario del cofano di vetro continua a uscire.

Il Journal des débats ristampa la lettera di sfida del dottor Laurent.

L’Ami des lois commenta ironico: con la sua sfida Laurent non lascia agli avversari “altra risorsa che il miracolo”.

In un dialogo satirico una dama di provincia elenca le meraviglie di Parigi: la fantasmagoria, il ventriloquo, l’asino che parla e “la Femme invisible che mi ha soffiato nella mano”.

Una cronaca sui ciarlatani parigini: la folla corre dalla donna invisibile, “che si ubriaca di acquavite a spese dei curiosi”, dalla nana del boulevard e dall’automa scacchista.

Un corrispondente, F. M., interroga a sua volta l’invisibile, che filosofeggia: “vi ho promesso di essere invisibile, non il mio segreto”.

Il cittadino Martan propone una teoria diversa: nella cassa di vetro c’è davvero una persona piccolissima, nascosta dai vetri come nella “lunette magique”.

La teoria di Martan arriva anche sul Journal des débats, con una nota scettica del redattore.

Il fabbro Dupand figlio sostiene che la “petite Provençale” stia in soffitta e parli attraverso un tubo nascosto tra i nastri e le catene; il gestore gli propone una scommessa di sei luigi.

L’Ami des lois rimprovera al fabbro di aver svelato il trucco a danno del “gagne-pain” del cittadino Laurent.

Anche il Moniteur, nella rassegna stampa, dà notizia della lettera del fabbro Dupand.

Il Moniteur registra la polemica contro chi si affretta a pubblicare congetture sulla “fille invisible”.

In attesa che il segreto venga svelato, l’Ami des lois propone ai lettori un altro enigma: l’automa che gioca a scacchi in rue des Poulies.

“Examinator” corregge il fabbro: nessuna comunicazione dall’alto, la voce arriva da un foro nel muro opposto, vicino al pavimento.

L’Ami des lois riprende la lettera di Examinator.

Si è cercato in soffitta, con una scommessa di 25 luigi, e in cantina, senza trovare nulla: ogni tentativo di spiegazione aumenta il pubblico. Intanto Robertson annuncia la sua “Expérience de la Femme invisible”.

Il Journal des défenseurs de la patrie annuncia che l’indomani svelerà il segreto della donna invisibile.

La promessa è mantenuta, riferisce il Moniteur, con una lettera e un passo dell’Encyclopédie.

Il Journal des débats ripete che nessuno ha trovato nulla nelle soffitte, nei nastri, nelle catene e nei muri.

Smentita: la “dame invisible” non è partita, lo spettacolo continua al n. 40 di rue des Prêtres in attesa di una sede migliore.

L’invisibilità diventa metafora sociale: un articolo satirico “sur les invisibles” parla del debitore che si rende invisibile e dell’amico diventato potente che fa lo stesso.

Due donne invisibili nella stessa pagina: quella della Fantasmagoria di Robertson e quella di rue des Prêtres, che smentisce di aver lasciato Parigi.

A Londra, per essere alla moda, si deve parlare solo dei balli dell’Opéra, del Panorama e della “femme invisible”.

Un visitatore di Robertson descrive la sua versione della donna invisibile, in un cassone di vetro isolato: Robertson “ne ha penetrato il mistero”.

Una coincidenza: il romanzo Le Château de Duncan, ou l’Homme invisible è in vendita al n. 42 di rue des Prêtres, due porte più in là della donna invisibile.

La donna invisibile sale sul palcoscenico: il Théâtre Montansier annuncia la prima del vaudeville La Dame invisible.

La recensione: la pièce è fredda e slegata, e la cosa migliore è l’abate Sicard che viene in scena a esaminare la scoperta.

“La Femme invisible non resterà a lungo visibile al Théâtre Montansier”: il pubblico la fischia, ma chiede il bis di una strofa.

Anche il Journal des débats pubblica la recensione e la strofa rivolta al “directeur de l’Invisibilité”.

Mentre Robertson continua la sua “Femme invisible”, una “Fille invisible” compare nei saloni di Paphos.

Esce un opuscolo da 30 centesimi firmato E. J. Ingannato, cioè “ingannato”, con una tavola incisa che svela il segreto: due stanze sovrapposte e un tubo nascosto nell’intonaco.

Il dottor Laurent, trasferitosi in place Dauphine, sfida l’autore del libretto e promette di svelare le imitazioni dei Capucins, dei quais e di Paphos.

La sfida di Laurent compare anche, abbreviata, sul Journal de Paris.

“La Femme Invisible, pas encore découverte”: le imitazioni sono grossolane e il libretto non ha svelato nulla.

L’annuncio dell’opuscolo di Ingannato, in vendita da Gueffier jeune.

Un ammiratore di Robertson racconta che il fisico arrossisce di dovere parte del suo pubblico a una “puerilità” come la donna invisibile.

Al Théâtre Montansier la Femme invisible torna come personaggio di un vaudeville sulla riapertura del giardino del Palais-Égalité: il pubblico, assicura, pagherà felice per non vedere nulla.

Un precedente illustre: sotto Luigi XIV un organista di Troyes guadagnò una fortuna con un organetto che suonava a comando, finché il re lo fece aprire e dentro c’era suo figlio.

Lo stesso aneddoto dell’organista di Troyes, ripreso dal Journal de Paris.

Al Théâtre des Troubadours debutta un altro vaudeville, La Femme invisible: un innamorato si spaccia per figlio dell’inventore del segreto.

Il Journal de Paris recensisce la pièce dei Troubadours: chi sperava di trovarvi la spiegazione del mistero resta deluso.

Il Moniteur descrive la parodia in scena: un servo mascherato da sempliciotto fa da “cofanetto”, con le braccia tese a fare da tubi della voce.

Arriva un nuovo concorrente: R. Charles, nel passage de Longueville, sfida il denigratore Denis a una seduta pubblica davanti ai dotti.

Il programma del salone di Charles: un globo di vetro con quattro trombe, una giovane invisibile che canta, suona il piano e parla tedesco, e il busto parlante di Trofonio.

Auvray torna all’attacco: quella di Charles è “la quinta donna invisibile in sei mesi”, e la balaustra suona vuota.

Gli orari del salone di R. Charles, dove si sente la giovane invisibile suonare il piano.

La Décade philosophique liquida la pièce dei Troubadours come una “bagatelle infiniment mince”.

R. Charles risponde punto per punto ad Auvray, chiamando a testimoni Monge, Lalande, Bernardin de Saint-Pierre e altri dotti.

L’ultima parola di Auvray: non è “invisibilità del corpo umano”, ma un modo di nascondere un corpo, e il trucco risale ai sacerdoti pagani.

Da Gonesse, il “professore d’acustica” Farinson racconta di sei donne invisibili mostrate al buio: perfettamente invisibili, a porte e finestre chiuse.

Il cittadino Mathieu ipotizza che la voce corra negli angoli della sala e che l’invisibile si nasconda in una delle grosse travi che reggono il globo.

Una moglie, Thérèse M***, protesta: il marito si è invaghito della “bella Invisibile del passage Longueville” e ora vorrebbe che anche lei parlasse solo attraverso un globo di vetro.

Il compare di un ciarlatano, nascosto in una botte interrata per far parlare una statua, viene trovato asfissiato; R. Charles progetta una conversazione a voce tra Parigi e Versailles.

La Clef du cabinet des souverains riferisce l’incidente della botte e il progetto acustico di Charles.

Anche il Journal des débats racconta dell’“invisibile” asfissiato nella botte.

Il secondo console Cambacérès visita il salone di Charles: l’uomo e la donna invisibili cantano, la Pizia di Delfi risponde in versi, e l’invisibile riceve la promessa di una visita di Bonaparte.

La stessa lettera sulla visita del secondo console, nella versione del Courrier des spectacles.

Charles annuncia la chiusura delle sue esperienze: ai due invisibili si sono aggiunti i busti parlanti di Trofonio e della Pizia, “nec plus ultra dell’acustica ricreativa”.

L’invisibilità si sdoppia: Robertson a place Vendôme, Charles all’Orangerie di Saint-Cloud.

Gli stessi annunci a fine settembre, alla vigilia della chiusura.

Charles riapre al Palais du Tribunat con quattro busti oracolari e tre invisibili: un uomo, una donna e un bambino di dieci anni.

I busti di Charles parlano ormai nove lingue, “ragionano di storia e di mitologia”.

Nel suo Encore un tableau de Paris Charles Henrion dedica un capitolo alla “moderne Sybille” nella cassa di vetro e conclude che a Parigi l’invisibilità riesce davvero solo ai borsaioli.

Nel 1801 Charles presenta la “Catoptrique-physico-magique”: spettri, geni, amorini, ventriloquo e, naturalmente, l’uomo e la donna invisibili.

Un anziano lettore visita Robertson e vi trova “invisibili che parlano otto lingue diverse”.

Al Théâtre des Oracles, ex Lazary, Charles – ora “professore di fisica occulta” – svela i Mystères de l’idolâtrie, con busti parlanti e “les Invisibles”.

Nelle sue Promenades philosophiques Cousin d’Avallon ricorda la fantasmagoria e la donna invisibile, e i parigini divisi tra chi gridava al prodigio e chi alla ciarlataneria.

A Londra “Mons. Charles” presenta la Invisible Girl a Leicester Square: il Journal di Nicholson ipotizza che la voce viaggi lungo le corde di sospensione.

Gli ottici Schirmer e Scholl svelano il segreto delle Invisible Girls londinesi e ne attribuiscono l’invenzione a “Ch-rl-s R”, partito da una soffitta in rue Saint-Honoré.

Da Bristol, “G. C.” conferma la spiegazione e aggiunge un dettaglio: delle otto gambe della ringhiera l’operatore ne spostava sette, mai l’ottava.

Un corrispondente firmato “X.” spiega il trucco: una gamba cava del telaio e un tubo sotto il pavimento fino al cassone dove siedono la complice e il pianoforte.

In Germania Jähndl di Monaco costruisce una macchina parlante che chiama “das unsichtbare Mädchen”.

Charles Rouy arriva a Milano, e un opuscolo traduce la spiegazione inglese aggiungendo note pungenti sul pavimento rifatto in fretta: “Il sig. Rouy ha sì bietoloni stimati i milanesi...”.

Il Bulletin di Hermbstädt mette a confronto la Femme invisible parigina e la invisible Girl londinese, “sorelle gemelle”, con le spiegazioni di Pfaff e Schmidt.

“Invisibles” diventa anche il nome dei cappellini profondi alla moda: una caricatura del Suprême Bon Ton ne ride.

A Minden il professor Hoyer smaschera lo spettacolo di Stephany: tubi sotto il palco, la figlia dietro il sipario, segnali in codice e dadi truccati.

Il Magasin pittoresque divulga il segreto della “fille invisible” con tre incisioni.

Infine David Brewster, nelle Letters on Natural Magic, consegna la donna invisibile alla storia della magia naturale.

Tutte le fonti sulla donna invisibile conservate nella Biblioteca magica del Popolo – comprese quelle londinesi, milanesi e tedesche e le memorie di Hersilie Rouy – sono raccolte in ordine cronologico in una pagina di approfondimento:

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