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L'ovetto, l'hacking e la chiaroveggenza

Martedì 9 febbraio 2010 by Mariano Tomatis

La più diffusa tra le confezioni di ovetti di cioccolata ne contiene tre, due dei quali nascondono una generica "sorpresina"; il terzo contiene la sorpresa "firmata", il personaggio di qualche popolare serie televisiva, che varia di stagione in stagione.


Quattro anni fa, una delle tre sorprese era il pupazzetto blu giapponese Doraemon.


Analizzando la copertura di sottile alluminio che avvolge gli ovetti mi sono accorto che è possibile conoscere in anticipo l'uovo che contiene Doraemon senza aprire le uova!


Sull'uovo "incriminato" sono presenti, infatti, tre vistose lettere K consecutive (KKK):


Le lettere sono molto facili da individuare, perché si trovano immediatamente sotto la data di scadenza del prodotto. Mentre nell'uovo contenente Doraemon spiccano le tre K, le altre due uova riportano esclusivamente un codice numerico non così chiaramente identificabile:


In tutto questo, l'orgoglio sta nel fatto di essere apparso su Hacker Journal senza mai nominare un computer, ma solo per la mia curiosità di scoprire i rapporti tra la chiaroveggenza e l'hacking!

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Just Smile! You're Great!

Sabato 6 febbraio 2010 by Kurt Kuenne

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Gratta e vinci

Venerdì 5 febbraio 2010 by Maurizio Ferraris


Quando Mefistofele vuol dare un consiglio davvero diabolico a Faust, gli suggerisce di metter su una lotteria. In effetti, le possibilità sono tutte, o quasi tutte, a favore del banco. Si è calcolato che la possibilità di vincere il primo premio alla Lotteria di Capodanno è pari a quella di comporre un numero americano a caso e trovare Sharon Stone all'altro capo del telefono.

Si tratta di trovare i polli, ma notoriamente non è un problema. Cosí, la lotteria è una tassa sulla stupidità, e una specie, diciamo cosí, di integratore darwiniano. Gli stupidi perdono un sacco di soldi, le persone intelligenti non ci rimettono un cent, e magari ottengono anche una borsa di studio pagata in parte con i proventi delle lotterie.

Bisogna concluderne che, con il progresso dell'umanità, il gratta e vinci è destinato a scomparire? No. Mi è capitato di volare su una compagnia low cost, a un certo punto le hostess vendevano dei gratta e vinci, e quasi tutti li hanno comprati. Era un volo di linea, non una processione per Santa Rita. Magari i gratta e vinci li ha presi anche il pilota.

E la razionalità dov'è? C'è, ma, come al solito, è dalla parte del banco: lo psicologo Giovanni Jervis mi ha spiegato che si tratta di una strategia molto sofisticata da parte della compagnia aerea: se prendi l'aereo, vuol dire che hai fatto un investimento ottimistico (non cadrò), e che a quel punto sei disposto anche ad altri azzardi; se poi perdi, come per lo piú accade, sei comunque contento di non essere precipitato.(1)

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(1) Maurizio Ferraris, Il tunnel delle multe, Torino: Einaudi, 2008, p.102.

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Quando perdere un treno fa male

Giovedì 4 febbraio 2010 by Nassim Nicholas Taleb


Un giorno mi fu dato un consiglio di quelli che cambiano la vita e che [...] reputo applicabile, saggio ed empiricamente valido. Per impedirmi di correre per prendere una metropolitana in partenza, un mio compagno di classe di Parigi, che poi sarebbe diventato il romanziere Jean-Olivier Tedesco, mi disse: «Io non corro dietro ai treni».

Snobbate il destino. Io ho imparato a non correre per rispettare i tempi. Può sembrare un consiglio da poco, ma funziona. Rifiutandomi di correre per prendere i treni, ho provato il vero valore dell'eleganza e dell'estetica del comportamento, la sensazione di avere il pieno controllo del mio tempo, dei miei programmi, della mia vita. Perdere un treno fa male solo se gli correte dietro! Allo stesso modo, non corrispondere all'idea di successo che gli altri si aspettano da voi fa male solo se è proprio quello che cercate di fare.

Potete stare al di sopra della corsa al successo e dell'ordine gerarchico, e non al di fuori, a patto che lo facciate per scelta.

Se lasciate un posto di lavoro con uno stipendio alto, purché siate voi a prendere la decisione, il guadagno che ne trarrete vi sembrerà migliore dell'utilità del denaro in questione (può sembrare assurdo, ma ci ho provato e funziona). E' il primo passo per avvicinarsi all'atteggiamento stoico che consiste nel mandare a quel paese il destino. Se siete voi a decidere il criterio, avete molto più controllo sulla vostra vita.

Madre Natura ci ha concesso alcuni meccanismi di difesa: come nella favola di Esopo, uno consiste nella capacità di prendere in considerazione il fatto che l'uva che non riusciamo (o che non siamo riusciti) a raggiungere sia acerba. Tuttavia, un rifiuto a priori dell'uva, aggressivamente stoico, dà ancora più soddisfazione. Siate aggressivi, datele voi le dimissioni, se ne avete il fegato.

È più difficile perdere in un gioco in cui siete voi a dettare le regole.(1)

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(1) Nassim Nicholas Taleb, The Black Swan, 2007 (trad.it. Il Cigno nero, Milano: il Saggiatore, 2008, pp.304-305.)

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Hans Axel von Fersen a Torino

Martedì 2 febbraio 2010 by Mariano Tomatis


Le Rose di Versailles è il titolo di una tragedia realizzata negli Anni Settanta dalla scrittrice giapponese Riyoko Ikeda, ambientata in Francia all'epoca della Rivoluzione Francese e diventata un celebre fumetto e una serie televisiva anime.

I tre protagonisti principali sono la regina Maria Antonietta d'Austria (1755-1793), il capo delle guardie reali Oscar François de Jarjayes (1755-1789) e il militare e diplomatico svedese Hans Axel von Fersen (1755-1810).

Secondo l'autrice, Fersen studiò "medicina e musica in Italia". Dove, però?

Per scoprirlo, il primo libro da consultare è quello di Stefan Zweig(1): la sua biografia di Maria Antonietta fu la principale fonte della Ikeda; peccato che il testo non approfondisca questo aspetto:


Il mistero si può risolvere andando direttamente alla fonte, e consultando il diario personale di Fersen: la città dove dimorò per quasi due anni fu Torino!

Turin, le 11 novembre 1771 • Lorsque nous fûmes à l'académie, le gouverneur nous présenta au roi, un vieux bonhomme, petit, ridé, marchant à l'aide d'une canne. Après plusieurs compliments, il me fit une leçon en me disant que je devais profiter diligemment des enseignements de l'académie, afin de déférer aux intentions qu'avaient eues mes parents en m'envoyant à Turin. Le duc de Savoie, son fils, fut aussi fort poli, ainsi que toute la famille.(2)


A sinistra: Stefan Zweig, Maria Antonietta... (1933) &bull A destra: Rudolf Klinckowström (ed.), Le comte de Fersen... (1878)

La pagina del diario venne trascritta in un'antologia curata da Rudolf Klinckowström, che riporta anche una lettera della regina Maria Antonietta al "signor Jarjayes"; costui era la figura cui si ispirò Riyoko Ikeda per creare il personaggio di Oscar François de Jarjayes: il "signor Jarjayes" a cui si rivolge la regina diventa - nella tragedia giapponese - il padre di Oscar.


Scritta poco prima di morire, la lettera finì in mano a Fersen: verrà infatti ritrovata tra il suo materiale personale.(3)

Hans Axel von Fersen restò a Torino fino all'età di 18 anni, e lasciò la città nell'aprile 1773.


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(1) Stefan Zweig, Maria Antonietta - Una vita involontariamente eroica, Mondadori, 1933.

(2) Cit. nell'introduzione a Rudolf Maurits Klinckowström (ed.), Le comte de Fersen et la cour de France, Firmin-Didot, 1878.

(3) Klinckowström (ed.), op.cit., p.408 (nota a piè pagina). La pagina può essere letta qui. Il libro riporta anche una lettera scritta da De Jarjayes a Fersen.

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La risposta

Lunedì 1 febbraio 2010 by Fredric Brown


Solennemente, Dwar Ev procedette a saldare l’ultimo collegamento con oro puro. Gli obiettivi d’una dozzina di camere televisive erano puntati su di lui, e lanciarono attraverso l’universo una dozzina d’immagini di ciò che stava accadendo.

Si raddrizzò e accennò col capo a Dwar Reyn, mentre si avvicinava all’interruttore generale. L’interruttore che avrebbe collegato, in un solo colpo, tutti gli enormi elaboratori elettronici di tutti i pianeti abitati dell’universo – novantasei miliardi di pianeti – in un supercircuito che avrebbe in tal modo costituito un supercalcolatore, una macchina cibernetica che avrebbe racchiuso in sé le conoscenze di tutte le galassie.

Dwar Reyn rivolse una breve allocuzione ai trilioni d’individui che lo stavano guardando ed ascoltando. Quindi, dopo un attimo di silenzio, disse: «Ora, Dwar Ev».

Dwar Ev fece scattare l’interruttore. S’innalzò un possente ronzio, l’immane ondata d’energia di novantasei miliardi di pianeti. Vividi lampeggianti scoccarono lungo il quadro dei comandi lungo miglia e miglia, poi si quietarono.

Dwar Ev arretrò d’un passo ed esalò un profondo sospiro. «L’onore di porre la prima domanda è tuo, Dwar Reyn».

«Grazie» replicò Dwar Reyn. «E sarà una domanda alla quale nessuna singola macchina cibernetica ha saputo rispondere».

Si voltò a fronteggiare la macchina.

«Dio, esiste?»

E la possente voce rispose senza un attimo di esitazione, senza il più piccolo scatto o ticchettio:

«Ora sì.»

Un improvviso terrore contorse il volto di Dwar Ev. Fece un balzo verso l’interruttore.

Un fulmine d’insopportabile luminosità cadde dal cielo senza nubi folgorandolo, e fuse l’interruttore, inchiodandolo per l’eternità.(1)

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(1) Fredric Brown, Angels and Spaceships (1954)

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"Il gioco della creazione" di George Parker in italiano

Lunedì 1 febbraio 2010 by Mariano Tomatis

"Il Gioco della Creazione" non è soltanto un mazzo di carte: è uno strumento per dare forma alla propria vita nel modo che si desidera, manifestando nella realtà le proprie intenzioni.

Un Gioco per risvegliare il Mago che è dentro ognuno di noi; un modo divertente per scoprire il proprio potenziale "magico".

L'essenza più profonda della Magia è quella della Trasformazione della Realtà: dare forma a ciò che prima era solo pensiero, manifestare nella realtà ciò che prima era soltanto immaginato.

Essere consapevoli del proprio potenziale creativo è il primo passo nella direzione della vera Magia: "Il Gioco della Creazione" è un catalizzatore delle energie creative per definire e raggiungere i propri obiettivi.

Per scoprire "Il gioco della creazione" CLICCA QUI.

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