Da un anno vivo nel Settecento. Divoro libri di magia dell’epoca, consulto quotidiani pre-rivoluzionari, mi oriento tra i pettegolezzi, a caccia di polemiche, attacchi spietati e recensioni al vetriolo. Mi muove la curiosità: come ci si meravigliava in quel secolo? Quali corde emotive toccavano gli illusionisti di allora? Quale ruolo aveva la magia dei prestigiatori nell’Età dei Lumi?

Frequentare quell’epoca ha un curioso effetto collaterale: il Settecento sta modificando il mio sguardo su ciò che mi circonda. Prendiamo la Google Car.

Durante una prova su strada, un “veicolo a guida autonoma” di Google ha tamponato un autobus. Su Repubblica.it è Sara Ficocelli a raccontare l’allarme sollevato dalla nuova tecnologia: secondo uno studio statunitense, solo un americano su quattro si sentirebbe tranquillo su un’auto di questo tipo. Ma non fu così anche con la mongolfiera?

Con l’irritante tono del “noi-ve-l’avevamo-detto”, nel maggio 1784 il periodico Notizie del mondo spiega quanto sia pericolosa la novità del momento – il pallone aerostatico:

Un pescatore trovandosi sul Ro[da]no in una piccola barchetta udì dietro di sé delle grida spaventose; si volta e vede in lontananza un pallone piombar nel fiume: un uomo, che […] gridava aiuto, volle allora uscirne per salvarsi a nuoto; ma i suoi piedi essendosi imbarazzati nelle corde […] restò annegato prima che il Pescatore potesse raggiungerlo. Noi già dicemmo, che questa scoperta avrebbe i suoi martiri: ecco pertanto il primo. (1) 

Insomma, che ogni novità tecnologica porti con sé paure e sospetti... non è una novità! L’allarme per il vertiginoso progresso che caratterizza la Francia di quegli anni prosegue nel paragrafo successivo, dove si parla di Nicolas Ledru “Comus”, un illusionista che ha lasciato il palcoscenico per diventare medico. L’artista usa l’elettricità per curare i malati; peccato che

elettrizzando in questi ultimi giorni una femmina nel suo ospizio l’uccise sul fatto stesso essendo stata soverchio violenta la commozione. Ella non è questa la prima volta, che l’elettricità abbia ucciso come un colpo di fulmine. Un’altra fiata questo Sig. Comus sarà più circospetto e più prudente. (2) 

Il giornale è esplicito: Comus va fermato perché – come Prometeo – sta rubando agli dei la potenza del tuono e la temibile elettricità. Leggendo la nota, sospetto che ci sia altro. Comus è una figura inquietante per motivi più profondi e sottili. La Biographie Universelle gli riconosce doti psicologiche che oggi attribuiremmo a Patrick Jane, protagonista della serie The Mentalist:

egli aveva acquisito una tale conoscenza del corpo umano e della fisiologia da essere in grado di penetrare nei recessi dell’anima – di cui sembrava aver la chiave – a partire dai movimenti dei muscoli del viso. (3) 

Il mentalist del XX secolo Patrick Jane vs. il mentalist del XVIII secolo Nicolas Ledru “Comus”

Sigmund Freud non ha ancora scoperto l’Inconscio, ma l’illusionista mostra di aver trovato la chiave per i recessi dell’anima. Con quali trucchi aveva convinto i parigini di poterlo fare? Quali tecniche aveva a disposizione un mentalista nato nel XVIII secolo?

Per rispondere a domande del genere bisogna fare tabula rasa, dimenticare tutto ciò che si conosce e ri-creare dalle fondamenta l’edificio del mentalismo. Una “ri-creazione” (nei due sensi!) che segue regole ben precise. Gli unici mattoni da usare sono quelli che precedono l’Ottocento, e per trovarli è necessario passare in rassegna manoscritti e libri di illusionismo pubblicati entro il 1799. Tra i princìpi che vengono alla luce emergono rapporti di parentela: un elemento sembra aver generato (o solo ispirato?) l’altro; due di loro si potenziano vicendevolmente quando vengono usati insieme; alcune idee si allineano cronologicamente in modo naturale, mostrando di essere l’una evoluzione dell’altra. Compulsare i libri di magia non basta: bollettini e quotidiani dell’epoca offrono indizi altrettanto utili per individuare temi ricorrenti e mode; perfino tra le righe di una polemica emergono dettagli che arricchiscono di sfumature atmosfere e retroscena delle performance mentalistiche.

Oltre a documentare il modo in cui l’umanità scoprì il mentalismo, il lavoro che ne emerge offre – chi è alle prime armi – un modo originale per avvicinarsi al tema: per la prima volta i neofiti possono compiere lo stesso percorso in un tempo infinitamente più breve, senza dover attendere il passare dei secoli e apprendendo – uno dopo l’altro – gli elementi che ancora oggi fondano la magia della mente.

Il risultato è Mesmer: un libro uno e trino.

Sezione 1.
Apprendere il mentalismo dalle sue basi

La prima sezione raccoglie quindici lezioni, dedicate ad altrettante tecniche mentalistiche fondamentali. Tali metodi sono tutti accomunati dal fatto di essere disponibili a chi – nel Settecento – avesse voluto presentare uno spettacolo di mentalismo. Dopo averne segnalata la prima apparizione in letteratura, illustro ciascun metodo nel suo impiego originale e nella sua evoluzione, spesso proseguita fino ai giorni nostri. La sezione presenta anche numerosi giochi interattivi, cui il lettore può prendere parte in prima persona, come se fosse il libro a vestire i panni del mentalista.

All’edizione deluxe del libro è allegata una serie di gimmick filologicamente accurati, che consentono di applicare le tecniche descritte usando materiali in linea con le suggestioni grafiche dell’epoca.

Uno degli effetti è un “esercizio retroinnovativo” basato su un interrogativo affascinante: è possibile, nel 2016, inventare un gioco “settecentesco” – ovvero realizzare qualcosa che si limiti a sfruttare le conoscenze di quell’epoca ma che in quegli anni sarebbe stato accolto come novità? Il risultato è un effetto di lettura del pensiero (“Il giuoco delle coppie”) i cui potenziali sviluppi teorici ne trascendono di gran lunga la relativa semplicità.

Sezione 2.
Il Settecento? Fa schifo

La seconda sezione ricostruisce, come in un romanzo, la nascita del mentalismo nella seconda metà del Settecento. Un percorso ricco di sorprese e colpi di scena, che getta luce sugli interrogativi da cui ero partito: come erano vissuti i prodigi dei maghi? quale dibattito evocavano i “professori di fisica”, che sfruttavano principi magici fingendo di fare divulgazione scientifica? quali metafore si usavano per raccontarne le gesta? di quali scontri tra mentalisti si resero teatro le capitali europee, quando l’uno copiava il repertorio dell’altro? quali stunt venivano messi in scena e quali trame teatrali erano più apprezzate dai recensori?

La speranza di ritrovarvi un’epoca d’oro, dove tutto funziona e l’arte magica sfiora le vette dell’assoluto, frana rovinosamente: il Settecento fa schifo come la nostra epoca. Valga per tutte la lamentela del padre di Mozart, che – frustrato dai gusti rozzi del pubblico e dalla grossolanità di ciò che offrono i teatri dell’epoca – scrive:

ai viennesi non interessano le performance serie e sofisticate […] ma amano vedere solo robe stupide: i balli, gli spettacoli con diavoli e spettri, i numeri di magia, le performance di Hanswurst, Lipperl e Bernardon, le messe in scena con streghe e apparizioni. (4) 

Parla forse di Ciao Darwin?

Sezione 3.
Cambiare il passato modifica il futuro

La terza sezione è un omaggio alla sregolatezza: vivere oggi il Settecento fa emergere innumerevoli risonanze con il mondo contemporaneo. I paralleli con cui ci si deve confrontare sono spesso surreali e difficilmente troverebbero ospitalità in un lavoro di saggistica, dove l’approfondimento storico impone il più misurato rigore metodologico. Per documentarli ho tracciato un percorso parallelo a quello storico: al rigore delle pagine dispari fa da contrappunto la maggiore libertà delle pagine a sinistra. Dove compare Dynamo che, camminando sul Tamigi, ripete lo stunt del 1783 del misterioso Monsieur D***.

Dynamo sul Tamigi (2014) vs. Monsieur D*** sulla Senna (1783).

E Michael Jackson, che chiudeva gli spettacoli del The Dangerous Tour (1992) lasciando lo stadio su un jet pack: per evitare ogni rischio, si faceva segretamente sostituire da una controfigura, rubando l’idea a Giuseppe Pinetti – che organizzò lo stesso scambio per volare su una mongolfiera senza mettere in gioco la propria vita. E il mio Magic Robot, il gioco magnetico che a metà Settecento rende famoso Comus in tutta Europa, facendolo entrare nella guida Lonely Planet dell’epoca – l’Almanach Forain de Paris.

Il Magic Robot del XX secolo vs. l’oracolo magnetico del XIX secolo.

Mesmer è il primo volume di una serie. Non è prevista la sua uscita in libreria, mirando a una fetta di mercato troppo esigua: il lavoro avrà un seguito solo se il primo volume troverà sostenitori e acquirenti consapevoli della sua natura.

Dall’età della pietra all’età dell’anima non è un libro per tutti e soprattutto non è “for dummies”: il mentalismo contemporaneo conta già una folta schiera di pessimi praticanti e non c’è alcun bisogno di allargarne il bacino a un’ulteriore platea di “negati”. Per farsi un’idea della sua complessità è già scaricabile un’anteprima delle sue prime pagine: Mesmer è un libro impegnativo, che premia lo sforzo di lettrici e lettori conducendoli a scoprire decine di effetti di mentalismo, ognuno descritto nei dettagli e collocato nella cornice in cui nacque e si sviluppò – fino a entrare nel repertorio professionale di molti artisti contemporanei.


Note

1. Notizie del mondo, n. 39, 15.5.1784.

2. Ibidem.

3. Biographie Universelle, Voce “Ledru, Nicolas Philippe”, vol. 23, L.G. Michaud, Parigi 1819, p. 538.

4. Leopold Mozart, lettera del 30.1.1768.