MARIANO TOMATIS

WONDER INJECTOR

Scrittore e illusionista
Mariano illumina le
meraviglie sul confine
tra Scienza e Mistero.

In libreria e in ebook

E-MAIL

mariano.tomatis@gmail.com

TWITTER

@marianotomatis

RSS

blog_of_wonders

ARCHIVIO

2015 (89)

2014 (168)

2013 (89)

2012 (54)

2011 (59)

2010 (55)

VEDI TUTTI I 514 POST

CALENDARIO

Agosto 2015
LuMaMeGiVeSaDo
12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31

Licenza Creative Commons
Tutti i post sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.

Il mentalismo? Un labirinto da cui non si può uscire

Pubblicato venerdì 28 agosto 2015 • Scritto da Mariano Tomatis

Da sempre il labirinto è una buona metafora per la mente umana. Lo studio della struttura fisica del cervello ha ulteriormente consolidato la relazione tra i due. I neuroni sono collegati tra loro in reticoli talmente complessi che non ne esistono due identici: ogni persona concepisce idee, pensieri ed emozioni all’interno del proprio personalissimo labirinto.

“Labirinti mentali” è anche il titolo di uno spettacolo di Antonio Argus: l’artista torinese è un “mentalista”, e giocare sui percorsi della mente è la caratteristica principale del suo lavoro illusionistico. Ma se suonare un violino e scrivere un tweet sono attività che seguono strade differenti nello stesso cervello, quali sono le caratteristiche specifiche dei percorsi creativi di un mentalista?

Non è il cucchiaio a piegarsi: sei tu!

La carriera di ogni mentalista prende l’avvio da un momento di frustrazione: è l’istante in cui ci si accorge che i poteri della mente sono diversi da quello che si era immaginato. Quell’attimo è fotografato in modo brillante nel film Matrix, quando il protagonista incontra un bambino dotato di poteri psicocinetici.

Il piccolo ha appena piegato un cucchiaio con la forza del pensiero e Neo lo sta guardando incredulo: vorrebbe imparare anche lui a farlo, ma ogni suo tentativo è vano.

Bambino: Non cercare di piegare il cucchiaio. È impossibile. Cerca invece di fare l’unica cosa saggia: giungere alla verità.
Neo: Quale verità?
Bambino: Che il cucchiaio non esiste.
Neo: Il cucchiaio non esiste?
Bambino: Allora ti accorgerai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso!

Scoprire che la Natura non si può modificare utilizzando raggi psichici è uno shock da cui si può guarire: basta rendersi conto che – pur senza “energie radianti” di alcun tipo – una mente può influire sull’altra, creando una perfetta illusione del fatto che la Natura si sia trasformata. Il mentalismo è l’arte di riprogrammare i percorsi cerebrali ed emotivi di un altro individuo per sorprenderlo, colpirlo e lasciarlo a bocca aperta. Non necessariamente ciò avviene al chiuso di un teatro: seguendo la stessa evoluzione dell’Arte Moderna, il mentalismo mette oggi in scena performance immersive i cui tempi e spazi sono lontani da quelli che regolavano gli spettacoli di ipnosi e magnetismo animale nell’Ottocento.

Alterare un labirinto col potere della mente

Mercoledì 26 agosto 2015 io, Francesco Busani e Miriam Iezzi abbiamo percorso il Labirinto di Franco Maria Ricci a Fontanellato (PR) osservandolo con l’occhio del mentalista. Vivendo la stessa frustrazione di Neo, abbiamo constatato che non potevamo alternarne in alcun modo la struttura in bambù e cemento. Abbiamo quindi spostato l’attenzione sulla mappa fornita all’ingresso: senza la sua guida ci saremmo sicuramente persi tra i 5 chilometri di sentieri che ne compongono il percorso.

Il foglio che avevamo tra le mani ci è stato utile in quanto riproduzione fedele del luogo in cui ci trovavamo: dall’interno era impossibile sapere dove fossimo, e guardare la mappa era come proiettare il nostro occhio nell’alto dei cieli, osservandoci dal punto in cui una divinità ci avrebbe visti come Pacman.

A sinistra: Jack Torrance nel film Shining (1980) di Stanley Kubrick.
A destra: Il labirinto di Pac Man (1980).

Essendo l’unico appiglio per non perderci, la piantina era anche il nostro punto debole – e dunque la migliore porta d’accesso per un’azione di hacking. Ci è venuta l’idea di non modificare il labirinto fisico ma la sua mappa. Tornati a casa abbiamo scannerizzato il foglio, progettato una serie di alterazioni e modificato in digitale la sua struttura.

Poi abbiamo stampato cento mappe “truccate” in apparenza identiche all’originale.

Con le copie sotto il braccio, siamo tornati al labirinto e le abbiamo lasciate su un tavolo, pronte per essere prese e utilizzate da cento ignari visitatori.

Lo studio delle alterazioni è stato meticoloso: abbiamo lasciato invariata la parte iniziale del percorso per trasmettere una rassicurante sensazione di controllo. La prima difficoltà emerge a un quarto del percorso, quando il visitatore raggiunge la piazzola che presenta il numero 4 (vedi mappa a sinistra), ma che sulla mappa alterata è contrassegnata con il numero 8 (vedi mappa a destra):

Per tornare a orientarsi bisogna tornare alla piazzola 11 e muoversi verso l’alto; di qui in avanti, però, le due mappe divergono completamente, e diventa impossibile capire dove ci si trova: mappa e territorio sono ora a una distanza siderale.

L’arte di creare insolubili situazioni di incertezza

Un’azione del genere è probabilmente illegale. Per ovviare a questo problema, io e Francesco abbiamo semplicemente mentito. Non siamo mai tornati al labirinto né abbiamo distribuito alcuna copia modificata: ci siamo limitati a concepire lo scherzo e documentarlo nei dettagli in questo articolo; anche in questo caso non è il cucchiaio a doversi piegare ma la mente di chi lo osserva: il nostro obiettivo non era quello di “iniettare” una serie di finte mappe all’interno del labirinto di Franco Maria Ricci, ma convincere te di averlo fatto, accompagnarti a valutare le conseguenze del gesto e fartene apprezzare la costruzione dietro le quinte. Questo post non racconta una performance di mentalismo: questo post È una performance di mentalismo.

Ma ora che ti abbiamo svelato il trucco, credi forse di aver più chiaro quello che è successo? Se lo pensi, ti stai sbagliando. Esiste, infatti, un ulteriore risvolto: se noi avessimo davvero lasciato cento finte mappe al labirinto di Fontanellato, avremmo potuto scrivere questo articolo per negarlo e così sollevarci da ogni responsabilità. Questo ti lascia di fronte a un bivio, senza la possibilità di risolvere lo scacco e scoprire cos’è successo davvero. Quanti sono i bluff in questo articolo? Dove finisce la verità e inizia la menzogna?

Tzvetan Todorov definiva “fantastica” la letteratura che offre a chi legge un momento di incertezza tra una spiegazione razionale e una soprannaturale: il filosofo bulgaro riteneva che il “Fantastico” durasse soltanto il tempo di tale esitazione. Il mentalismo è l’arte in grado di collocare chi osserva (o nel caso di questo articolo, chi legge) nello stesso spiazzante stato di insolubile esitazione.

Approfondimenti

- Ascolta l’intervista che ho fatto a Francesco Busani sul mentalismo “a tu per tu”.

- Rivedi la mia presentazione sul lavoro di restauro del Laberinto, il libro del Seicento che legge la mente attraverso un percorso labirintico

- Leggi il mio La mappa del Laberinto di Andrea Ghisi (2011) nella Biblioteca Magica del Popolo.

- Leggi in anteprima la mia presentazione del libro di Francesco Busani Magia a tu per tu (2015).

- Visita il sito del Labirinto di Franco Maria Ricci.

A sinistra: Francesco mi indica il punto in cui ha sentito i passi di un uomo che cammina con un’ascia in mano.
A destra: Jack Torrance nel labirinto di Shining (1980), il film di Stanley Kubrick.

Potrebbero interessarti anche:

Entra nella “Biblioteca magica del popolo”

Magic for Palestine

Gustavo Rol: concreta leggenda e mito tecnicizzato

Tra la Sindone e John Cage. Storie sindoniche 3

← La mia intervista a Francesco Busani…