MARIANO TOMATIS

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Un pensiero sul complottismo

Pubblicato lunedì 11 gennaio 2010 • Scritto da Mariano Tomatis • Permalink

Mi sono imbattuto in questi giorni in una sorprendente dissertazione di Daniele Mela dedicata al fenomeno del complottismo, intitolata "La cospirazione della complessità: Il pendolo di Foucault di Umberto Eco e Underworld di Don Delillo".

È molto interessante una riflessione a proposito della funzione del pensiero cospirativo, che secondo Mela fornirebbe a chi lo elabora una sorta di "giustificazione della difficoltà dell’esistenza". In un capitolo dedicato a Umberto Eco, l'autore scrive:

La tensione alla ricerca di un complotto ha dunque secondo Eco la funzione di scaricarci dalla responsabilità per i nostri sbagli, per gli errori commessi: se il mondo è intrinsecamente corrotto, non dobbiamo chiedere scusa a nessuno perché abbiamo mancato, non dobbiamo giustificarci nei confronti di nessuno. Una tale spiegazione ha tratto molto dalla popperiana teoria sociale della cospirazione, in quanto al tentativo di scapegoatism, di attribuire fatalisticamente ad altri (come puntualizza Popper, prima agli dei dell’olimpo, poi ad oscuri ed onnipotenti gruppi di potere) la propria incapacità di incidere nella società. (1)

Nel suo romanzo, lo scrittore alessandrino risolve l'idea con una battuta:

Soccombere di fronte a un complotto cosmico non è vergogna. Non sei vile, sei martire. (2)

La scelta dell'ultimo termine mi rimanda a Michele Serra e a una sua Amaca di due anni fa:

Il cantante Povia ha dichiarato di essere stato escluso dal Festival di Sanremo perché c’è un governo di centrosinistra, e "Sanremo è sempre stato lo specchio del governo". Siamo alle amenità da caffè, niente di grave, al massimo si può rilevare il sadismo assoluto della stampa, che attorno a questi inciampi psichici e verbali costruisce articoli e spesso addirittura titoli. Però un poco dispiace scoprire anche nei dettagli, anche nelle quisquilie la reiterazione costante, e noiosissima, della paranoia politica italiana, che trova la sua eterna forza soprattutto nella convinzione di essere perseguitati dagli oscuri maneggi del nemico. Nel novantanove per cento dei casi il nemico se ne infischia di noi, e a volte ignora addirittura la nostra esistenza. Ma è un comfort straordinario poter pensare, di ogni accidente che ci capita, che esista un mandante, che si tratti di discriminazione. Sentirsi martiri è sempre meglio che sentirsi pirla. (3)

_________________

(1) Daniele Mela, "La cospirazione della complessità: Il pendolo di Foucault di Umberto Eco e Underworld di Don Delillo", Tesi di laurea in letterature moderne e comparate, 2005, p.48

(2) Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, Milano: Bompiani, 1988, p.655.

(3) Michele Serra, "L'amaca" in Repubblica, 8.1.2008.

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