A volte, scegliendo tra Vero e Falso, preferiamo il secondo. Come avvenne con Golia, la balena torinese protagonista di un’incredibile (duplice) storia.

La (vera) balena di Giuseppe Erba

Si chiamava Golia, pesava 68 tonnellate e il 6 giugno 1954 era stata uccisa al largo di Trondheim, sulle coste della Norvegia. Dopo averla condotta sulla riva, i cacciatori l’avevano completamente svuotata: da una balena di 22 metri si ricavano enormi quantità di olio, carne e grasso. Per conservarne la carcassa, l’avevano riempita con 7000 litri di formalina: l’idea era di esporla al pubblico e farne visitare l’interno. L’acquirente non tardò a venire: si chiamava Giuseppe Erba (1916-1995) e arrivava da Torino. Il primo problema si presentò sulla frontiera italiana: importare un animale morto era illegale. Per farla sembrare viva, Erba introdusse nel ventre della balena un motore. (1)  Facendole muovere la coda con questo trucco e approfittando dell’oscurità, l’impresario riuscì ad attraversare il confine a notte fonda. L’enorme cetaceo fu quindi collocato nel Giardino della Cittadella, in pieno centro a Torino.

La posa di Golia a Torino (luglio 1954).

Il 19 luglio 1954 La Stampa annunciò la sua esposizione in prima pagina. Un recinto rosso e azzurro, colorato come la bandiera norvegese, circondava un tendone che sembrava un circo. I torinesi accorsero incuriositi.

La Stampa, 19 luglio 1954 (riquadro in prima pagina).

All’epoca il critico teatrale Alfonso Cipolla era ancora un bambino e ricorda lo strano hangar

montato dal giorno alla notte, a sbarrarmi la strada per andare a scuola: una bocca aperta spalancata su… non sapevo neppure su cosa, ma certo quella porta era seduzione grande. Grande campeggiava la scritta: la balena Golia. [...] Così anch’io entrai nella pancia della balena, un giorno che non c’era ginnastica e c’erano due ore in meno di scuola. Varcare la soglia: l’emozione più grande. Poi una montagna di grigio e un odore strano, tra il disinfettante da ospedale e la pasta d’acciughe. (2) 

Sin dal primo giorno dell’esposizione la Stampa Sera segnalò il problema della puzza: si era in piena estate, e il cetaceo

pare non sopporti l’improvviso sbalzo di temperatura degli ultimi giorni [...] Numerose telefonate ci sono giunte stamane da abitanti del quartiere che segnalano il fastidioso inconveniente del fetore emanato dalla balena. (3) 

Il giorno dopo fu il turno de La Stampa; la balena arrivata a Torino “contro voglia” aveva un problema serio:

Golia puzza. È una constatazione elementarissima e inequivocabile. Sarà il suo naturale odore di cetaceo (un po’ stantio, eh sì), sarà un’incipiente putrefazione, sarà la formalina; ne risulta un miscuglio che nessun profumiere accetterebbe nel suo campionario [...] Svuotato delle viscere (il fegato pesava 650 chili, il cuore 550; mentre, nella bocca, la lingua ne pesava 2200) nell’interno è stato sistemato un frigorifero. Ma dalla pelle nera il caldo fa fondere in olio gli spessi strati di grasso. [...] Lungo la piattaforma sono disposti alcuni vasi di gerani: non si sa se a scopo decorativo o per richiamare alla mente sensazioni più delicate. (4) 

Facendo buon viso a cattivo gioco, l’impresario Erba vendeva ai pescatori i vermi che si moltiplicavano copiosi nel cetaceo. (5)  L’esposizione durò solo sei giorni e si chiuse in tutta fretta domenica 25 luglio 1954.

Cinque anni più tardi la balena ricomparve in Svizzera: portata in tour da Pierre Siffert e Jean Rezzonico e ribattezzata Goliath, l’animale iniziò un tour che le avrebbe fatto toccare tutta l’Europa.

Sul confine bulgaro, il cetaceo fu verificato con minuzia dalla polizia: i servizi segreti sospettavano che potesse essere usato come cavallo di Troia. Alla fine degli anni Sessanta Goliath si spinse fino a Israele. (6) 

La (falsa) balena di Gustavo Cottino

Nel 1969 Goliath tornò in Italia ma fu vittima di un irreparabile incidente. Ad acquistarla ad Haifa era stato il pinerolese Gustavo Cottino (1923-2010), noto impresario di luna park e prankster geniale. Durante il viaggio per mare una tempesta aveva danneggiato l’animale e i resti furono scaricati in segreto nei capannoni della fiera di Bari. (7)  Di nascosto da occhi indiscreti, Cottino fece ricostruire l’animale con della cartapesta e iniziò un tour che partì da Bari (8)  e toccò nell’ordine Roma, Firenze, Bologna e Torino. (9) 

Il camion di Gustavo Cottino.

Dell’animale originale non c’era quasi più nulla (solo i fanoni) ma realizzando una replica Gustavo Cottino aveva anche risolto il problema dell’odore. Nella sua seconda vita la balena si fermò a Torino per un mese dal 28 aprile 1970. L’esposizione torinese fu un tale successo da essere replicata due anni dopo presso il parco del Valentino. (10) 

La Stampa, 23 giugno 1972.

Nel 1954 i torinesi avevano mal sopportato la puzza della balena autentica, e l’onestà di Giuseppe Erba aveva dovuto fare i conti con il feroce sarcasmo de La Stampa. Nulla di tutto questo di fronte all’animale fasullo: ignaro dell’inganno, nel 1970 il quotidiano torinese aveva definito “magnifico esemplare” (11)  il falso in cartapesta realizzato da Gustavo Cottino.

Quando nel 1972 la balena era stata esposta al parco del Valentino, la casa di Gustavo Rol si trovava a pochi isolati. Osservando la fiumana di visitatori, avvolto nell’Acqua di Colonia, l’uomo dagli occhi magnetici dovette pensare di essere nato nella città giusta.

Grazie a Ileana Gugliermina e Davide Gastaldo per avermi segnalato l’impresa di Giuseppe Erba da cui prende spunto questo post.

Approfondimenti

• A Giuseppe Erba è ancora oggi intitolato l’omonimo teatro in corso Moncalieri a Torino. Da lui eretto nel 1947, in origine era chiamato Cine Flora. Fu convertito in teatro nel 1969.

• Ascolta Goliath, il brano che nel 2011 Vinicio Capossela ha dedicato al cetaceo, tratto dall’album “Marinai, profeti e balene”. Nel video linkato, il cantante si esibisce nel ventre di una balena realizzato in legno.

• Oltre a Goliath, negli anni Cinquanta furono portate in tour altre due balene: Jonah e Hercules.

Scarica il poster dell’esposizione di Goliath a Vercelli dal 21 al 23 aprile 1972.

Locandina pubblicitaria del 1972.


Note

1. Osvaldo Guerrieri, “Erba, l’impresario dell’impossibile”, La Stampa, 23.5.1995.

2. Alfonso Cipolla, s.d.

3. “Proteste di cittadini: «La balena puzza!»”, Stampa Sera, 20-21.7.1954.

4. “La balena che puzza”, La Stampa, 22.7.1954.

5. Guerrieri 1995.

6. Augustin Murith, “Sur les traces de «Goliath»”, La Gruyère, 25.10.2003. Bruno Soldini le dedicherà il documentario “L’affare della balena svizzera”.

7. Elisa Fontana, “Gustavo Cottino, il più grande venditore di illusioni”, In cammino. Circhi & Luna Park, gennaio 2010.

8. La Stampa, 11.7.1969.

9. La Stampa, 29.4.1970.

10. Una fotografia del 1972 ritrae il lungo container parcheggiato dietro la statua del duca d’Aosta Amedeo di Savoia (La Stampa, 30 giugno 1972). L’esposizione torinese durerà dal 24 giugno al 2 luglio 1972. Dal 17 al 22 maggio 1972 la balena era stata esposta a Novara (La Stampa, 16.5.1972), dal 21 al 23 aprile 1972 a Vercelli.

11. La Stampa, 29.4.1970