Il tesoro di Belmonte è esistito davvero (no, non questo). Si tratta, ora, di scoprire dove sia finito.

Qualche giorno fa mi è capitato tra le mani il libretto anonimo Brevi cenni storici sul Santuario di Nostra Signora di Belmonte nel Canavese compilati da un sacerdote della regolare osservanza di S. Francesco. Stampato a Ivrea nel 1877, l’opuscolo veniva venduto dai frati per finanziare i lavori di restauro della facciata del santuario.

L’autore, tale don E. Gutris, raccontava che:

il 18 agosto 1873 sotto la valida protezione di Maria SS. vennero incominciati gli scavi, e col mezzo di robusti picconi, di forti cunei, scarpelli e piccoli petardi furono nell’aprile del 1874 felicemente ultimati alla profondità di un metro e sessanta centimetri, quasi tutta pietra dura. Scavando una parte della navata a destra di chi entra, unica parte che non fosse tutta roccia, si rinvenne un sepolcreto pieno di casse mortuarie. [...] Entro una cassa particolare poi coi resti di un uomo trovaronsi un beretto di seta broccato ed un baculo di legno nerissimo, il quale appena tocco divenne polvere [...] Ed accanto di esso sepolcreto stava pure isolato un avello di ben forte muratura, dove coi resti di un altro uomo si rinvennero uno sperone d’oro e due grandi anelli d’ottone, che da un manoscritto del fu conte Franceschino ponno di certo dirsi come appartenenti al fu Conte Guidetto di Valperga, famoso guerriero de’ suoi tempi, il quale mancato ai vivi il dì 25 maggio 1377, per ispeciale devozione a Maria SS. di Belmonte, volle essere sepolto nella sua Chiesa. (1) 

Secondo il sacerdote, lo sperone d’oro sarebbe stato venduto al conte Seyssel “per conto della Galleria Reale delle Armi di Torino, dove venne collocato”.

Oggi l’armeria reale torinese espone una serie di preziosi speroni. Parte del tesoro di Belmonte è quindi ancora visibile nel museo di Torino? Il catalogo dell’armeria presenta diversi candidati, ma nessuno corrisponde alla descrizione data dall’anonimo frate, che parla di un singolo sperone d’oro.

C’è una traccia dello sperone in un libro del conte Vittorio Seyssel d’Aix, pubblicato a Torino nel 1840, intitolato Armeria antica e moderna di S. M. Carlo Alberto. Catalogato sotto il numero 131, il conte descriveva così lo sperone:

131. Sperone unico dorato, colla speronella molto grande, ed appartenente ai tempi cavallereschi. (2) 

Il reperto si trovava nella parte inferiore di un armadio catalogato con la lettera K. Trascorsi quasi due secoli, oggi non si sa che fine abbia fatto.

Dov’è finito il tesoro di Belmonte?

Le due cappelle scomparse

Non si tratta, comunque, dell’unico mistero della collina canavesana. La sommità dell’altura è stata intensamente popolata sin dalla Tarda Età del Bronzo (XII sec. a.C.), e diversi scavi archeologici – ancora in corso – hanno portato alla luce resti di vasellame, macine in pietra e preziose fibule in bronzo. Nella stessa zona, diversi secoli più tardi, si insediarono i Romani, lasciando traccia di sé in varie iscrizioni e alcune monete. Appena successiva all’anno Mille è la costruzione del santuario dedicato a Sancta Maria de Pulchromonte, affidato alle cure dei Benedettini.

Il 19 giugno 1712 venne posata la prima pietra di un lavoro grandioso, che si sarebbe concluso solo un secolo più tardi: la costruzione di una via crucis composta da quattordici grandi cappelle votive disposte lungo un itinerario chiuso sulla sommità del monte. Secondo il cronista, in tale occasione,

si oscurò l’aria, vennero lampi e tuoni orribilissimi che pareva volesse sprofondare il monte. (3) 

Con grande sorpresa dei presenti, la grandine che cadde recava impressa l’immagine della Madonna:

In poco tempo si rasserenò l’aria e si ritrovarono in diverse terre cinconvicine [...] forme di tempesta della lunghezza di più di uno scudo d’argento con l’impronta della Beatissima Vergine di Belmonte. (4) 

Delle quattordici cappelle della via crucis costruite tra il Settecento e l’inizio dell’Ottocento, oggi soltanto tredici sono visibili. Non c’è più traccia alcuna della quattordicesima, la cappella della deposizione di Gesù nel sepolcro. Secondo padre Maccono, studioso della storia di Belmonte, tale cappella sarebbe sorta in passato

ove ora è l’ingresso del convento dal rustico. Comprendeva l’atrio attuale e parte del corridoio attiguo nell’interno del convento, ove ora si apre la scala che conduce al piano superiore. Chi esamina la volta e le linee che ancora rimangono di questo locale vede che conservano ancora qualcosa indicante più una cappella che una camera ad usi profani. (5) 

Secondo Luigi e Giovanni Bertotti, comunque

già alla fine del 1700 se ne erano perse completamente le tracce. (6) 

Troviamo una conferma che nell’Ottocento la quattordicesima stazione era già sparita nel libro di don Gutris, secondo cui le cappelle della via crucis erano soltanto tredici; il percorso, dunque, si chiuderebbe all’altare:

la Santa Via della Croce [...] deve terminarsi in Chiesa. (7) 

Una vecchia cartolina datata 1908 ci restituisce, invece, l’immagine lontana di una quindicesima cappella, anch’essa andata irrimediabilmente perduta.

Indicata dalla freccia nella fotografia, si trovava ai piedi della attuale scalinata della chiesa. Il libro del 1877 la descrive così:

Sita a’ piè della gradinata del Santuario [...] rappresenta Gesù nell’Orto, e la fecero fabbricare i molto rev.di Sacerdoti sig. Teologo Ottini, D. Giovanni Mattia Arciprete, ed il sig. Prof. Varello D. Vincenzo, entrambi di Valperga. (8) 

Venne abbattuta per collegare al Santuario il sentiero che sale da Valperga. A oggi, ogni ricerca di una fotografia della quindicesima cappella è stata vana.

Su Flickr, una mia piccola collezione di fotografie d’epoca dell’area.


Note

1. Anonimo [E. Gutris], Brevi cenni storici sul Santuario di Nostra Signora di Belmonte nel Canavese compilati da un sacerdote della regolare osservanza di S. Francesco, Ivrea, Tipografia del Seminario, 1877.

2. Vittorio Seyssel d’Aix, Armeria antica e moderna di S. M. Carlo Alberto, Torino, Stabilimento Tipografico Fontana, 1840, p.91. Il libro è integralmente disponibile in PDF su Google.

3. F. Maccono, Il Santuario di Nostra Signora di Belmonte presso Valperga – Storia, arte, leggenda, Casale Monferrato, 1936.

4. Ibidem.

5. Ibidem.

6. Giovanni e Luigi Bertotti, Belmonte e il suo Santuario, Cuorgnè, L’Eco di Belmonte, 1988.

7. Anonimo [E. Gutris], op.cit., p.84.

8. Ibidem

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