Villemeureux, Sergent-major de la garde consulaire, et Auvray.

Al redattore del Courrier des spectacles

Abbiamo visto, cittadino, la persona invisibile del famoso Fisico del Chiostro di St-Germain-l’Auxerrois! È la verità! Abbiamo visto la cassa di vetro bianco, le sue quattro catenelle, il suo vasto imbuto! È ammirevole, incredibile! L’abbiamo vista e toccata con un dito, questa cassa stupefacente che racchiude una persona viva, e che ha non soltanto la virtù di renderla invisibile, ma anche quella di annullare il peso della sua massa e di procurarle, o ottava meraviglia del mondo, la facoltà di vivere per giornate intere senza bere e senza mangiare! Il bel segreto! L’eccellente trovata! E quanto rallegrerà i redditieri, gli impiegati e gli autori!... Da parte nostra, crediamo di non poter pagare meglio il nostro tributo di riconoscenza al suo immortale inventore che rendendo omaggio alla verità presso i nostri amici, i nostri conoscenti e il pubblico, come egli stesso ci ha cortesemente esortati a fare. Ecco i fatti:

Ci siamo presentati all’indirizzo indicato (Giornale del 3 ventoso); fin dalla porta d’ingresso, una ragazzina in zoccoli si è offerta di condurci; la seguiamo. Invece di fermarsi al secondo piano, ci porta alla porta polverosa del solaio; questa si apre d’improvviso, e Qui si paga è il primo complimento di benvenuto che ci rivolge un mago dal volto smunto e dal farsetto a brandelli. Paghiamo e veniamo presto introdotti in una misera soffitta, lunga due metri e larga tre. Lo stregone, con tono agrodolce, attacca a snocciolare la sua lezione, ma le nostre orecchie si chiudono per lasciare aperti soltanto gli occhi; poiché eravamo saliti per vedere tutto e non ascoltare nulla.

Una specie di bara, metà cartone e metà vetro comune, dondola sospesa orizzontalmente al soffitto davanti a un abbaino buio; una grata di filo d’ottone trattiene lo spettatore troppo curioso che volesse girare intorno alla macchina isolata, ma non gli impedisce di vedere che una delle estremità della cassa tocca quasi un muro spesso, imbiancato di fresco, e non senza ragione. Questa estremità è attraversata da un portavoce a triplice imboccatura; la prima sporge verso gli spettatori; la seconda si ricurva assai visibilmente dentro la cassa; e la terza, ben nascosta, si appoggia quasi invisibilmente al muro maestro e lo tocca. È attraverso la prima imboccatura che si interroga la persona invisibile; il portavoce affida la domanda al muro, che la porta alle orecchie dell’invisibile, nascosta in un armadio abilmente dissimulato sotto un intonaco nuovo di zecca. È da questa nicchia, il cui ingresso è contiguo a quello del salotto, che la cittadina veramente invisibile vede gli spettatori da un piccolo foro, ne esamina l’abbigliamento e risponde alle domande accostando le labbra al muro maestro, il quale, fedele conduttore, riporta le sue parole all’imboccatura segreta del portavoce.

Ecco tutto il sortilegio. All’uscita da quella topaia, abbiamo ritrovato la nostra piccola zoccolante, che si era spogliata della sua invisibilità e che ci ha riaccompagnati fino in fondo alla scala, per attendere nuovi clienti, mostrarsi gratis ai passanti e offrirsi di nascondersi per un franco e 50 centesimi.

Abbiamo omesso di dire che ella parla soltanto a voce bassa, e se ne intuisce il motivo di questa modestia: se parlasse forte, l’aria percossa trasmetterebbe direttamente gli scoppi della sua voce e tradirebbe il mistero, mentre il muro conduttore, ben più discreto, porta senza rumore l’oscuro bisbiglio fino all’imboccatura nascosta del portavoce.

  Fonte Le Courrier des spectacles, ou Journal des théâtres, 25 febbraio 1800 [6 ventoso anno VIII], pp. 3-4. Traduzione italiana dal francese. (testo originale, scheda in Biblioteca, download)

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